La cucina bulgara
Par di capire che l’eccellente cucina bulgara si basa su quattro caposaldi.
In primo luogo le zuppe, molto numerose. Per l’estate vi è la deliziosa Tarator: fredda a base di yogurt e cetrioli. Sempre presenti quella di fagioli e quella di trippa. Poi le altre. Sono tutte piuttosto liquide, ma con degli elementi solidi abbastanza grossi dentro: pezzi di cetriolo, polette di carne, fagioli interi, brandelli di pesce o di trippa. Sono quindi dei “mangia e bevi” . Quasi tutte deliziose, che fanno bene al corpo e all’anima. Evidenti gli influssi delle ciorbe turche.
In secondo luogo le insalate. La più comune è simile a quella greca, ma con il formaggio
grattugiato invece che a pezzi. Altre sono comunque tipo “del contadino”, molto basiche. Vi entrano anche ortaggi grigliati, soprattutto i peperoni dolci. Ogni ristorante ne ha una bella sfilza nel menu.
In terzo luogo, gli spezzatini in umido, … Continua a leggere...
Kovachevitsa, un gioiello
Colpisce di Kovachevitsa, in Bulgaria, la straordinaria architettura delle case del paese. Si tratta di un villaggio di poche centinaia di abitanti sui margini dei bei Monti Rodopi, in Bulgaria.
Sono case costruite fra la fine del ‘700 e la metà dell’800. Alcune sono in abbandono, altre sono state ben restaurate, altre ancora sono diventate seconde residenze ristrutturate in modi a volte un pò leziosi e fastidiosi, snaturando l’originaria rusticità della costruzione. I fondi europei, allocati spesso senza una vera consapevolezza dell’opera che si va ad realizzare, sono parzialmente responsabili di questa deriva.
Il paese, nel suo complesso da una immagine di grande potenza, di elevata omogenieità. L’effetto generale è portentoso; si rimane veramente sbalorditi ed affascinati da questo borgo, certamente uno dei più meritevoli di visita in tutta Europa.
Il modello è quello tipico dei paesi bulgari: grandi case grossomodo quadrate,
separate le une dalle altre da strade … Continua a leggere...
Viva i Bulgari.
Nel lodevole tentativo di risollevare la nomea dei maltrattati Bulgari vediamone i numerosi lati positivi.
E’ vero che a prima vista sembano simpatici quanto un calcio nelle palle; ma, riflettendo, par di capire che sono semplicemente molto riservati. E ciò è comprensibile dopo tutto quel che hanno passato nella storia. Soprattutto i contadini ed i poveracci; i giovani e le persone colte sembrano molto più aperte. Comunque sia, in caso di bisogno, ti aiutano volentieri. Basta chiederglielo con decisione; infrangere la scorza che li protegge.
Anche l’ultimo dei choschi ti da lo scontrino fiscale. Quindi non sono degli evasori compulsivi come gli italiani.
Si fidano. Quando ti danno da bere al bar o lo spuntino al tavolo non vogliono immediatamente i soldi, come i meschini bottegai italiani. Aspettano che tu abbia finito e poi li paghi con comodo; dei veri signori. Un ulteriore esempio dell’ospitalità di origine ottomana.
Il nostro debito con la Bulgaria
Ci son paesi che hanno sfortuna. Uno di questi è la Bulgaria. Eppure sarebbe anche in una buona posizione climatica, ben affacciata sul Mar Nero e dotata di belle pianure e ricche montagne.
Cominciò subito male, all’inizio della Storia. Ci abitavano i Traci, che non ne azzeccavano mai una giusta: si allearono con i Troiani contro i Greci e persero. Per rifarsi si allearono con i Persiani sempre contro i Greci e ripersero. Poi furono sottomessi dai Macedoni e successivamente dai Romani. Dopo tante sconfitte la loro fama divenne pessima; nessuno voleva avere a che fare con loro, portavano anche sfiga. Il Trace più famoso della storia romana fu lo schiavo Spartaco: si rivoltò, mise in serie difficoltà l’esercito romano. A scuola ci era molto simpatico, ma sappiamo come finì. I Giochi Olimpici del mondo sovietico erano a lui dedicati: le Spartachiadi. Ma anche quella manifestazione non durò a lungo.… Continua a leggere...
La fiera di Siviglia
A prmavera, regolarmente, appaiono sulle riviste cartacee od on-line delle bellissime foto di dame con veletta appollaiate su superbe carrozze ed accompagnate da aitanti cavalieri. Si riferiscono alla Fiera di Siviglia. Attratto da tanto colore e sfoggio folclorico, tipico della Spagna (corride, Pellegrinaggio del Rocio, ecc, ecc) ho colto un’occasione che avevo e sono andato a vedere di che si tratta.
Se il ridicolo uccidesse, ci sarebbe una strage. Rare volte ho visto cosa più puerile, inutile, inconsistente.
La fiera si svolge lontano dal centro, in un vasto spazio suddiviso da tre strade parallele ed alberate e da alcune loro perpendicolari che dividono l’area in una decina abbondante di isolati. I quali sono integralmente occupati da capannoni rettangolari, l’uno a finaco dell’altro, stretti e lunghi, con un lato corto che fa da facciata (adornata da una specie di terrazza rialzata) prospiciente la strada. Tali capannoni, dette casetas,… Continua a leggere...
La cultura del bidone, Capo Verde
Il viaggiatore a Capo Verde che decidesse di avventurarsi fuori dai tristi villaggi turistici di Sal o di Boavista e gettasse un occhio curioso nei cortili dei capoverdiani potrebbe rimanere impressionato dalla quantità di bidoni che vedrebbe. Bidoni grandi, da 200 litri, di ferro, tipo petrolio o di plastica blu con il coperchio a pressione nero. Potrebbe pensare che quei bidoni contengono scorte di acqua, bene scarsissimo in tutte le isole. Ma si sbaglierebbe, il perchè è ben più curioso.
Bisogna sapere che ben due terzi dei capoverdiani vivono all’estero. Ogni isola ha il suo luogo preferito di emigrazione: quelli di Fogo vanno a Brockton, sobborgo di Boston, quelli di Brava nei porti della costa orientale degli Stati Uniti, le donne di sant’Antao in Italia, altri in Olanda, Canada, Portogallo, Francia, Germania, ecc. Come ogni buon emigrante anche i capoverdiani hanno una forte propensione a mandare soldi od altri … Continua a leggere...
Lo strano pellegrinaggio del Rocio, in Andalusia.
E’ una delle feste più sentite in Spagna, paese pur ricchissimo di vivace folclore: basti nominare le corride , la Feria di Sevilla, la discussa Festa di Hondarrabia, giusto per citarne tre fra le mille e mille. Ecco, il pellegrinaggio del Rocio è proprio fra le feste più famose.
Delle confraternite di fedeli andaluse, spagnole e da qualche tempo addirittura internazionali convergono in uno strano paese, agglomerato rurale, congiunto di strane mansioni di nome, appunto, El Rocio. Vi arrivano in molti modi diversi: i meno a piedi, i più in macchina, alcuni a cavallo, altri su carrozzoni in legno, tirati da trattori. Comunque sia, l’ultimo tratto se lo fanno tutti a piedi o a cavallo, ipocriti.
I pellegrini sono organizzati in Confraternite che si spostano compatte, ognuna ben distinta dalle altre. Ogni Confraternita viene da un paese o cittadina diversa. Il gruppo dei Confratelli, a volte anche centinaia … Continua a leggere...
Achada Grande, il vino di sudore di donna.
Sull’isola di Fogo, a Capo Verde, non c’e’ solo questa storia sul vino con la sua triste fine. Ve n’e’ anche un’altra, altrettanto triste: eccovela.
L’isola è una montagna vulcanica, con dei fianchi scoscesi e rotti dalle successive colate laviche che raggiungono spesso il mare. Sono posti molto suggestivi, infernali, brulli, scoscesi, battuti dal sole, dal vento, dalla salsedine, dalla nebbia dell’Oceano. Sono posti inospitali, neri, di lava, fortissimi. Un viaggio vi è molto emozionante.
Dal lato più scosceso dell’isola, a mezza altezza, si trova il paese di Achada Grande. I suoi abitanti, producono tradizionalmente un pò di vino per il loro consumo. Hanno dei vigneti lontano dal paese, molto più in alto, verso il bordo del cratere, dove le temperature sono più basse e ci sono maggiori precipitazioni. I vigneti degli abitanti di Achada Grande non sono molto distanti da quelli della comunità di Cha da Caldeiras… Continua a leggere...
La Maremma è un bluff.
La Maremma è una faccenda complicata.
La Maremma è un brutto posto per viverci. E’ un clamoroso bluff. Chi afferma il contrario fa finta di non capire.
Quella regione, pur ricca, andò in crisi verso il terzo secolo dopo Cristo, con la crisi dell’economia schiavistica, e non si è mai più ripresa. Per secoli è stata sinonimo di febbri malariche, morte, spopolamento, solitudine, abbandono, ignoranza, confino, banditi. Luogo infame, vi si andava giusto per cacciare; alcuni gruppi di pistoiesi a fare il carbone, d’inverno, nella macchia, come viene chiamato il bosco, fitto.
Il semplice epiteto di Maremmano divenne spregio ed insulto. Bello il brano di Romano Bilenchi da Siccità del 1941. La frase di Dante sulla Maremma è fin troppo conosciuta.
E’ sempre stata terra piena di difficoltà: non ci son mai stati i Liberi Comuni, ma eran tutti feudi di nomi altisonanti: gli Aldobrandeschi, i Pannoneschi, gli … Continua a leggere...
Il bel castello di Kuressaare.
Un bellissimo castello medievale, proprio come deve essere. E’ quello che ho visto a Kurassaare che è il capoluogo dell’isola di Saaremaa ed è anche la cosa che più mi è piaciuta dell’Estonia. Si iniziò a costruirlo negli anni in cui Dante moriva. E’ bello quadrato, tozzo, alto, massiccio. Fa paura a vederlo, figuriamoci a doverlo espugnare. All’esterno era protetto da due circuiti concentrici di mura, ora spariti. Poi nel 1600, con l’avvento delle armi da fuoco venne costruita una spessa muraglia tutto intorno accompagnata da un fossato con il suo bravo ponte levatoio. Ora nel fossato ci si pesca. Il castello è sul mare. Quel Baltico che vede a poca distanza Svezia, Finlandia e Repubbliche Baltiche in una sorta di Mediterraneo freddo.
E’ opera degli immancabili cavalieri tedeschi che, con la scusa di evangelizzarla, occuparono l’Estonia. Queste erano le abitudini, dure a morire, di quel popolo teutonico. … Continua a leggere...