Tre spiagge

Tre spiagge che emozionano e che commuovono. Tre luoghi che meritano un viaggio e la cui bellezza stordisce. Le migliori tre spiagge del mio viaggio ai Caraibi.

1) Bahia de las Aguilas, a una trentina di km da Pedernales, alla frontiera sud di Santo Domingo con Haiti. E’ certamente la più bella spiaggia che ho visto in vita mia. Le foto non le rendono giustizia, io sono un pessimo fotografo. Tripadvisor la da come la spiaggia con l’acqua più cristallina al mondo.  Poche persone ci arrivano. Nessuna struttura ricettiva. E’ all’interno di un parco nazionale. Vi arriva una strada sterrata in discreto stato; ma subito prima della spiaggia c’e’ una discesa tremenda in uno stato orribile. Difficile anche per una 4×4, bisogna saper guidare. La discesa non viene riparata perchè in questo modo i turisti sono obbligati ad affittare una barca (cara) nella vicina spiaggia della Cueva de los Pescadores. In alternativa ci si può andare a piedi (3-4 km). Alla Cueva de los Pescadores ci si arriva solo in taxi, moto taxi o con macchina propria. Anche questa spiaggia è molto bella: si può dormire in due ristoranti che affittano tende con materassi gonfiabili. Abbastanza comodo, prezzi ragionevoli per mangiare e dormire. MA ATTENZIONE: l’orribile governo Dominicano vuole farvi migliaia di camere d’albergo e un aeroporto, nonostante sia all’interno di un Parco Naturale.

2) Anse Feuillard a Marie Galante, piccola isola dipendente dalla Guadalupa. Vi si arriva in macchina che si lascia ad una ventina di minuti a piedi dalla spiaggia. Vi si può arrivare a piedi da Capesterre, ma ci vuole un paio d’ore. A pochissimi metri da riva vi sono delle roccie che ospitano pesci molto simpatici. E’ abbastanza conosciuta e piccola, quindi vi si troveranno sempre alcune persone. Vi sono nudisti. Nessuna struttura ricettiva. Purtroppo vi arrivano, alcune volte all’anno, delle grandi quantità di alghe, i sargassi, che si spiaggiano e si decompongono intorbidando l’acqua, scacciando i pesci ed emanando un gran puzzo di zolfo.

3) La spiaggia di Two Foot Bay a Barbuda. E’ proprio alla fine della strada sterrata, ma abbastanza buona, pomposamente chiamata RTE 1 (è anche l’unica dell’isola). Alle spalle ha grotte dove si può anche dormire. Ci sono alberi sulla spiaggia. Quasi sempre deserta. Nessuna struttura ricettiva. La vista, arrivandoci, è sensazionale.  La più selvaggia delle tre. Vi sono stato colto dalla Sindrome di Standhal.

Bulgaria si, ma perchè?

Frequentissime le strade alberate.
Frequentissime le strade alberate.

Paese poco turistico, è da consigliare di tutto cuore, per i luoghi, la cucina,la sua gente.

Non c’e’ niente di assolutamente eccezionale, ma vi è un’aria di vecchi tempi, di uno stile di vita che altrove non esiste più, di speranza di un futuro migliore.  Quindi un viaggio quasi più sentimentale che turistico.

E in un’atmosfera da Balcani profondi che già di per se si presenta come ben differente rispetto a quella dei paesi dell’Eurpa Ocidentale. Le influenze ottomane sono enormi: l’architettura strana che sa di Austro-Ungheria ma che non lo è affatto; l’impianto urbanistico contorto e delizioso, rotto com’e’ da moschee, chiese, mercati, giardini. E pur essendo ricco di brutti edifici monumentali ottocenteschi, questi sono contornati e resi più leggeri da stradine alberate che fanno della città quasi un luogo di campagna.

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Il teatro di Plovdiv.

Insomma, siamo pienamente in Europa, ma il vento orientale vi ha soffiato a lungo e vi ha lasciato una languidezza difficile da descrivere, ma immediata da sentire. Si avverte una saggezza del vivere quotidiano che mai si trova nelle città occidentali.

E per quanto quella ottomana fosse dominazione, par di capire che non schiacciò più di tanto ed, anzi, portò elementi di tolleranza e di coabitazione fra popoli. Cristiani, mussulmani, ebrei, slavi, turchi, gitani, impero russo, impero ottomano, impero sovietico, socialismo, capitalismo, mafia. Mille elementi diversi e contrastanti che si intrecciano nelle terre balcaniche. In Bulgaria sembrerebbe che questi elementi hanno ormai trovato la pace. Mentre nella vicina Macedonia dei contrasti persistono.

Chiesa di Nesebor.
Chiesa di Nesebor.

Ed in campagna, i paesi, fatti di case quadrate, solide e grandi, mai appoggiate le une alle altre, ma invece separate dagli orti ricchi di alberi da frutta e di noci. In questi orti si ritrova l’incanto del giardino chiuso, privato, in cui il guerriero o il commerciante turco si riposava con la sua famiglia dopo le fatiche delle guerre e dei viaggi in contrade sterili e polverose. E dove invitava volentieri amici e sconosciuti secondo la regola orientale del dovere di ospitalità, così poco presente da noi.

Sono le atmosfere da ricercare in Bulgaria, non i grandi monumenti. Certo, è tutto un pò povero, sporco, sciagattato; ma non è forse proprio così la vita stessa?

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Vigorose le foreste di conifere sui monti Rodopi.

Ma anche atmosfere più moderne. I centri di Sofia e di Plovdiv hanno delle zone con una quantità impressionante di deliziosi locali moderni. Barretti, ristorantini, posticini estremamenti rilassanti, gradevoli, accoglienti, intimi, caldi, ben arredati, con gusto moderno. Niente di pretenzioso, di pacchiano, di sborrone. Il genere di locale che si vorrebbe avere sotto casa per andarci tutti i giorni. Ed il fatto che un popolo così marginale e bistrattato come i bulgari riesca a creare dei luoghi così carini è una bellissima scoperta. Attenzione: non mi sto riferendo ai bar classici delle passaggiate centrali delle due città (Sofia e Plovdiv), pur piacevoli, ma alle stradette intorno.

Sofia non offre molto, apparte un Museo Archeologico con pezzi Traci meravigliosi, molte chiese ed un bel mercato (quello “delle donne”, non quello centrale). Plovdiv merita molto di più: l’ippodromo e il teatro romani, la città vecchia sono da non perdere.

Tristissime ed ovunque le bancarelle a Sunny Beach.
Tristissime ed ovunque le bancarelle a Sunny Beach.

I monti Rodopi mi sono piaciuti molto. Senza cime dolomitiche, sono ricchi di fiumi e di pascoli. E delle foreste di conifere fra le più belle che abbia mai visto. Il clima è favorevole e lo sviluppo degli alberi impressionante. Purtroppo i paesi sono un pò bruttini, bisogna cercar bene. Alcuni centri termali. Assolutamene eccezionale, invece, il paesino di Kovachevitsa, che merita un post a parte. Carino anche Shiroka Laka, con il suo liceo musicale dedicato alla fisarmonica e alla cornamusa.

Resta il problema del Mar Nero. Andarci o non andarci? In alcuni punti (Sunny Beach, Sozopol) è una specie di Riviera Romagnola e quindi no. Ma altrove ha anche un suo fascino decadente, a Burgas con grandi parchi sul mare e passeggiate da pensionati. Oppure il delizioso paesino di Nesebar, purtroppo contaminato dal turismo d’assalto. O Varna, la città più importante e vivace. Molti turisti russi o comunque slavi. Vi è molto da osservare.

Si gira bene in bus; frequenti, diffusi e in orario. Ma il meglio è avere una macchina.

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Il paesotto di Shiroka Laka.

Ripeto, paese poco turistico. Può succedere di avere cartelli, insegne, menu in solo cirillico. Una studiatina previa a quell’alfabeto può essere consigliabile. Ed utile, perchè la lunga presenza romana ha lasciato un sacco di parole per noi comprensibili, una vota decifrate in cirillico

Prezzi molto, molto contenuti. rapporto qualità/prezzo eccellente. Cucina eccellente. Sicurezza sembra molto buona, da temere solo i borseggi.

Brasile, vale la pena?

IMG_20160108_124413Alla fine del terzo, lungo viaggio, un’idea sul Brasile comincio a farmela. Partito con l’idea che i Brasiliani fossero antipatici ed arroganti ed il Brasile un bel paese; ritorno con la convinzione che i Brasiliani sono deliziosi e il Brasile un gigante inutile.

Sono rimasto incantato dai Brasiliani: calmi, gentili, carini, rispettosi, tranquilli, riservati e disponibili. Un amore di gente. Come dicevo per le donne, sembrano sempre a loro agio e moderatamente soddisfatti di se. Non sono arroganti, pretenziosi, non se la tirano, non sono aggressivi. Se ti urtano, si scusano, se li urti ti sorridono. E’ un piacere averci a che fare. Anche coloro che mi hanno rapinato, lo hanno fatto con una certa affabilità. Mai un ubriaco, un mendicante aggressivo, una rissa in strada.

Ed è forse questa grande tolleranza ed accettazione di sè e degli altri che ha provocato l’emersione di numeri sconosciuti altrove di omossessuali patenti. Un pò più freddini e rigidi a San Paolo.

Certo, resta il fatto che il buon gusto è praticamente sconosciuto, in tutti i campi. Ed ancor peggio, manca completamente il saper vivere. Rari i luoghi accoglienti, impossibile trovare un pò di stile, un pò di professionalità nel ricevere le persone. Gentili ed affabili, sì, come in famiglia; ma mai con quel minimo di ricercatezza che è poi il sale dell’accoglienza. Insomma, è come andare sempre in giro in ciabatte: comodo, ma a volte si ha voglia di un mocassino elegante. Informali al massimo, anche quando un minimo di forma diventa l’antidoto alla sbracatezza.

E’ tutto un pò dozzinale, a partire dal cibo. Sembra che in tutti i campi si cerchi la quantità, la massa, l’omologazione. Sembra che i brasiliani trovino la loro sicurezza e tranquillità nella massa, nella folla; rifuggono l’individualità, la differenziazione. Esattamente come fanno sulle loro spiagge. Certo, le condizioni di nascita di questo paese sono straordinariamente difficili: diversissime origine degli immigrati; il razzismo nei confronti dei neri africani e degli indigeni; livelli di violenza difficilmente immaginabili; le difficoltà di prendere in mano un territorio enorme e dalla natura ostile; tutto ciò deve aver creato questo amalgama culturale ancora informe e che non avuto il tempo ed il modo di distillare abitudini condivise di buona qualità della vita. Ma questo è un problema di tutta l’America.

E, purtroppo, non son riuscito a trovare, con la generalità dei Brasiliani con cui ho parlato, dei grandi argomenti di conversazione. Gradevoli, ma un pò piatti, ecco. Del resto, son dei grandi lettori della Bibbia e nelle librerie c’e’ da mettersi a piangere sulla scarsa consistenza numerica di opere di sociologia o storia brasiliane.

Il paese è invece un pò una delusione. Rio de Janeiro credo sia la città più bella del mondo, Salvador è interessante anche se molto incasinata a tutti i livelli. Per il resto non c’e’ molto. Probabilmente molta natura nei parchi naturali tipo il Pantanal, ma di difficile accesso e molto cari. Resta la meraviglia dell’Amazzonia e della sua porta Belem; ma è un mondo difficile da percorrere. Poi ci sono le grandi spiaggione, ma senza un intorno accogliente.

Ecco, è proprio questo il punto che cercavo e non ho trovato. Un luogo accogliente, non pericoloso, bello per natura ed interessante per umanità, dove poter posare le stanche ossa per un momento. Soprattutto accogliente. Ci devono essere, sicuramente, ma io non l’ho trovato. Mi ci sono avvicinato a Joao Pessoa; ma abbassando di molto le mie aspettative.

Perchè in effetti il problema della sicurezza è una gran croce. Ci sono luoghi, piccoli, sicurissimi come il Vecchio Goias, ma ci sono anche luoghi dove ti dicono di non attraversare una piazza, ma di farne il giro perchè nel mezzo ti rapinano. Alla lunga non ne puoi più. Forse il problema dela sicurezza nella realtà non è così grave come viene dipinto. Le destre politiche hanno sempre speculato su questo tema. Ma comunque, il turista, tranquillo non vive.

Può essere molto interessante la vita notturna, nelle grandi città. Locali assai intensi; ma resta il problema della sicurezza all’uscita o per andare da un locale all’altro.

I prezzi sono inferiori all’Italia, impresa non molto difficile; ma non di tantissimo. I trasporti sono facili e comodi. Tutto funziona abbastanza bene, con un po’ di approssimazione e scarsa professionalita’, ma questa e’ compensata dal buon carattere delle persone con cui hai a fare. Dall’Italia non poco turismo sessuale, a Rio, Salvador, Fortaleza.

Conclusione? Non so, davvero, bisogna che ci ritorni….

Brasile, foto.

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Brasilia, grandi spazi, architettura datata, ma suggestiva.
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Praia do Coqueirinho, Joao Pessoa, una fra le spiagge più belle del viaggio. Facilmente accessibile, non troppo frequentata, non deserta e pericolosa. Come la seguente, bellissima, ma veramente troppo isolata ed assolata. Ci ho rischiato un’insolazione.

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Brasilia
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Brasilia, la Cattedrale
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Navigazione notturna sul Rio delle Amazzoni. Fascino inesauribile.
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Belem. Antico Club del remo ora è un enorme locale per pranzi diurni, birre pomeridiane, osservazioni del tramonto dalla terrazza che da sul fiume, scatenamento totale notturno.
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Da Belem verso l’Amazzonia. Città modernissima a cui succede la più grnade foresta del mondo, in pochi chilometri.
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Infinite le sette e fantasiosi i nomi. Le sette evangeliche hanno avuto un ruolo importante nell’ascesa al potere dei fascisti di Bolsonaro.
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Alcantara, e’ dolce morire cn i colori pastello. Sono le pompe funebri.
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Alcantara, resti portoghesi al tropico: antichi fasti, decadenza, calore.
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Alcantara
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Sao Luis, il porto a marea bassa: un mare di fango.
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Palma de Tocantins, architettura di Niemeyer, deliziosa.
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Sao Paulo, il Beco de Batman, stradina affrescata, famosissima.

Spiagge brasiliane

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Barra de Gramame, Joao Pessoa.

La massima aspirazione del turista balneare brasiliano è la seguente: arrivare con le macchine (meglio un bussino) sulla spiaggia in compagnia di almeno altre quindici persone, fra parenti, amici, conoscenti, vicini, amici di amici. Scendere di macchina ed occupare immediatamente il primo tavolino con ombrellone disponibile; quanto più vicino al parcheggio e lontano dal bagnasciuga, meglio. I tavolini sono ad un centimetro l’uno dall’altro; i brasiliani sono molto spesso abbondanti: i camerieri sono maghi di contorsionismo per arrivare a servire. Il secondo passo è ordinare un enorme pranzo, di dimensioni natalizie abbondantemente innaffiato da birra e caipirigne. Mangiare nella calca. Andarsene, senza aver nemmeno guardato il mare.

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Nei pressi di Natal. Perchè dovranno stare così fitti, se c’e’ tanto spazio?

Quindi le spiagge brasiliane sono inverosimilmente zeppe di gente vicino al parcheggio ed assolutamente deserte 10 metri oltre l’ultimo tavolino.

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Praia da Pipa, Natal.

Il nostro standard di ombrellone, con due sdraie e il telo a terra, non esiste. Qua usano ombrelloni abbastanza piccoli sotto ai quali si mettono tavoli e sedie di plastica coloratissima con la pubblicità della Coca Cola o simili. Nessuno si siede a terra, tutti con le gambe sotto il tavolino.  Non esiste ristorante al mondo in cui i clienti siano così fitti. All’interno della massa sudata dei bagnanti è come stare su un autobus all’ora di punta; ma con un frastuono di voci e musica da stordire. Ogni “bagno – ristorante” ha la sua musica, quindi queste si mescolano. I più smaliziati dei clienti portano la propria fonte di musica e mettono il volume a palla; nessuno sente più nulla, solo un grigio assordante rumore.  Naturalmente su tutto aleggia il sempiterno puzzo di fritto.

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Tambaba, Joao Pessoa

Nessuno prende il sole, pochissimi passeggiano sul bagnasciuga, il bagno lo fanno solo i bambini e gli adolescenti. Qualcuno gioca a racchettoni, ma solo se hanno un fisico da modello. Qualche ragazza esibizionista e vanitosa sculetta un pò a giro, a mostrar le rotondità, a quelli dei racchettoni.

Le grandi spiagge urbane sono un pò meglio: a Copacabana o a Ipanema, le dimensioni enormi delle spiagge permettono una maggior dispersione del bagnante locale; inoltre l’atmosfera carioca rende un pò glamour il rito della spiaggia.

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Praia do Coqueirinho, Joao Pessoa.

I brasiliani vanno moltissimo al mare e quindi rappresentano la stragrande maggioranza delle presenze. Le altre nazionalità si diluiscono. Quindi lo stile generale dei comportamenti balneari sono loro a determinarlo. Gli europei, con i loro modi un pò meno caciaroni, sono una impotente goccia in un mare di casinisti. Gli argentini sono un pò piu’ numerosi; vengono in Brasile per sfuggire al loro tristissimo Mar del Plata, ma si adeguano, un pò frastornati, ai modi locali, che per loro, sempre così rigidi, sono straordinariamente disinibiti. Qualche isola di italiani a Jericoara o alla spiaggia di Pipa.

Quindi fuori dalla combinazione parcheggio-area ombrelloni-ristorante ci sono spiagge enormi e deserte, di sabbia chiara. A volte le palme, a volte la falesia. L’Atlantico, ovviamente, è un pò agitatello e l’acqua è sempre torbida. Quasi ovunque calda come un brodo. Maree enormi, bisogna fare bene i conti per non rimanere bloccati fra la falesia e l’Oceano, quando la marea si alza, rapida e prorompente. Alcune spiagge non sono sicure, per via della delinquenza.

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I costumi da bagno femminili brasiliani sono minimissimi. Ma non vengono mai tolti, nemmeno slacciato il reggiseno per prendere il sole sul dorso. E’ curioso. Vi sono rarissime spiagge nudiste, come questa, a Joao Pessoa, ma chiuse e vigilatissime. Un’altra a Florianopolis.

Non son ben riuscito a capire se siano spiagge belle oppure no. Bene per camminarvi in solitudine per chilometri, ma difficili da vivere: sole fortissimo, caldo, acqua troppo calda per raffrescare, troppo mossa per starvi ammollo, troppo torbida per vedere dove si mettono i piedi. Difficile trovare un bar che non sia affollato e puzzolente di fritto.

Ma vi è un altro problema assai fastidioso. Gli alberghi sono concentrati nelle città / cittadine costiere; non se ne trovano sparsi, lungo le strade litoranee. Quindi il turista sarà obbligato a restare nelle spiagge urbane, che sono spesso belle, ma affollate e civilizzate. Oppure acquista la gita giornaliera che permette di fare un giro lungo la costa, con dei bussini, fermandosi in questa o in quella spiaggia. Ma si tratta di fare molte decine di chilometri, di dover rispettare tempi contingentati, di esser dipendenti dal gruppo. Il turista europeo può anche affittare una macchina, ma allora nascono tutti i problemi di informarsi sulle spiagge più belle, trovarne l’accesso, quasi mai indicato. Se le spiagge sono isolate, come quasi sempre le più belle, nascono problemi di sicurezza, per la macchina e per le persone. Insomma, non ci si rilassa molto.

E, purtroppo, quando dietro la spiaggia non vi è una città, ma un paese; questo è spesso o terribilmente turistico o terribilmente malmesso. Quindi è tutto fasullo o è tutto un cantiere, con strade polverose, cantieri in attività o abbandonati, parcelle abbandonate alle erbacce, mucchi di calcinacci / rottami / immondizie. Un grande squallore.

Manca, insomma, crudelmente, l’albergo isolato, sulla spiaggia, in mezzo alla natura, con un bosco alle spalle, in cui passare qualche giorno di assoluta tranquillità. Questo, i brasiliani non lo concepiscono. Hanno bisogna di stare sempre ammucchiati, di difendersi mutuamente da chissà quale pericolo.

Le spiagge più belle le ho viste a Rio, a Florianopolis, a Joao Pessoa. Ma bisogna macinar chilometri per trovare il meglio. Non so, veramente se consigliare il Brasile.