Per la prossima volta

Avete passato, ancora una volta, delle vacanze esecrabili? Vi hanno spennato in cambio di servizi da centro di accoglienza immigrati? Non avete visto nulla perchè sempre immersi in una folla sudata ed appiccicosa? E’ perchè non seguite il Viaggiatore Critico.

Ecco delle idee per la prossima volta che volete partire.

Case tradizionali in Bulgaria.

Costi bassi, Europa, auto propria. I Balcani. Sono la nuova frontiera del turismo europeo. Ci si sta benissimo, si mangia bene, si spende poco, la gente è molto gentile ed accogliente, sono poco frequentati dal turismo sborrone, livello di sicurezza personale molto alta (contrariamente a quello che pensano gli italiani). Gli inconvenienti sono la mancanza di lingue in comune e le non molte cose da vedere. E’ soprattutto un tursmo di sensazioni, di atmosfere. Un ritorno ad una vita modesta, ma piena di speranze e di voglia di viverla. Una specie di Italia degli anni ’70. Il modello di turismo migliore consiste nell’andare con la propria auto (passando da Trieste o attraversando l’Adriatico, verso l’Albania o la Grecia) e girare senza meta, annusando l’aria e dando un’occhiata alla guida. Solo un’occhiata, senza impegno. Le spiagge dell’Albania meritano molto, soprattutto  a nord di Saranda. E in Albania si sta tranquillissimi, perchè tutti i loro delinquenti sono in Italia. In Macedonia piaceranno molti i laghi di Ochrid e di Prespa; la regione fra i due è montuosa e gradevole. Una puntatina nel nord della Grecia ci sta sempre bene. La Bulgaria offre molto ed è particolarmente accogliente. La vita notturna di Sofia merita qualche giorno; poi si può andare sul Mar Nero, anche se non è un granchè. Poco lontano c’e’ la grande Romania. Da non dimenticare un giro nelle campagne ungherese, frequentando le loro piccole terme. Insomma un viaggio che può essere lungo, vario, divertente, interessante. Soprattutto nuovo.

Dalla finestra di camera, a Pellestrina.

In Italia, stanziali. Pellestrina è il luogo giusto. Soggiornate in un paesino dimenticato da Dio, sulla laguna di Venezia. Da lì potete andare con i vaporetti a Venezia, a Chioggia, al mare del Lido. Ma vedrete che starete così bene, in paese, che non avrete voglia di allontanervene e ci passerete delle belle giornate fra la spiaggia (bruttina), il bar ed il ristorante a mangiar spaghetti alle arselle. Poi potete trasferirvi, in pochi chilometri,  nel Delta del Po, a vedere quel mondo strano, fatto più d’acqua che di terra.  Magari è meglio non andarci d’agosto, per il caldo, l’umidità e le zanzare, addestrate dall’ISIS. Prezzi contenuti nel Delta, abbastanza alti a Pellestrina; esosi i vaporetti veneziani.

Caraibi. State lontani dalla Cuba insignificante, da Santo Domingo trasformato in bordello a cielo aperto, da Saint Martin affollato, dalle isole anglofone iperturistiche,  dai resort lussuosi e carissimi o dalle tremende crociere. Andate in un’isola-gioiello dove regna la calma e la serenità. Spiagge molto belle, ricettività familiare, interni agricoli e bucolici, bassissima affluenza. E’ l’isola di Marie Galante; è francese e quindi è come stare in Europa. Ma attenti al problema delle alghe. A volte ne arrivano tonnellate, a riva; marciscono e puzzano rendendo impossibile la vita. Informatevi bene prima di partire. Oppure, la molto basica isola di Barbuda dove la vita del turista è difficile ma le spiaggie sono di commovente bellezza. Prezzi altini, in tutti i casi: più a Barbuda che a Marie Galante.

 

Immensità patagoniche

Patagonia, per sempre. Questo è un viaggione: difficile, lungo, caro, scomodo. Ma vedrete i luoghi più belli del mondo. Paesaggi incredibili, distanze immense, orizzonti infiniti. Deserti, ghiacciai, foreste nebbiose, torrenti impetuosi, mari gelidi. Viaggerete per giorni e giorni su brutte strade, mangerete gli agnelli cotti al riverbero dei falò, conoscerete le incredibili storie della fine del mondo. Chi non ci è stato non può immaginare; chi ci è stato torna con un’altra luce negli occhi. E’ un luogo che non si dimentica; si può finire per odiarlo, ma non ti lascerà più. Non è certo come una vacanza a Gatteo a mare. Ci vogliono dei bei soldi ed almeno tre settimane. Si può discendere la Carrettera Austral cilena o la mitica Ruta 40 argentina. Bisogna comunque arrivare ad Ushuaia. Le grandi attrazioni sono il ghiacciaio del Perito Moreno, la penisola di Valdez con le balene, il Parco delle Torri del Paine. Ma tutto il resto è ancora più interessante. Da programmare per bene, evitando i tour organizzati, cari ed insoddisfacenti. Evitare anche le crociere patagoniche; sono un pò delle truffette. Il meglio è andare in 5 o 6 ed affittare un pulmino robusto, dove, all’occorrenza, ci si possa arrangiare per dormire. E’ il viaggio della vita, obbligatoriamente durante il nostro inverno.

La Plaza de toros di melilla è facilmente visitabile.

Originale, dove non va nessuno. Melilla, enclave spagnola in Marocco. Vi è una bella spiaggia, la città è molto carina e vivibile, si mangia dell’eccellente pesce e, se si vuole, anche la cucina araba. Se ne può uscire per fare un giro in Marocco, magari a Fez, la cui Medina ritengo essere l’unico luogo interessante di quel paese. Zero turisti, si vive una città multiculturale, multietnica e piena di storie curiose. E’ stata anche sede del Tercio, la Legione Straniera della Spagna: fascistissimi, ma un pezzo di storia. Interessante osservare gli intensi traffici che si svolgono alla frontiera fra la città e il Marocco. Essenziale parlare lo spagnolo, per scambiare con la gente. Una vacanza balneo-antropologica. Ve ne potrete vantare con gli amici, che non sapranno nemmeno dove si trova questa città. Ci si arriva molto comodamente con Ryanair fino a Nador; da quest’aereoporto in 10 minuti di taxi si arriva a Melilla.

A praia da piscina; la spiaggia della piscina a Sao Tomè.

L’Africa possibile. E’ molto complicato andare in Africa; eppure qualche volta nella vita va fatto. E’ pur sempre il continente dove l’umanità è nata. Naturalmente non parlo di Malindi, colonia di italiani o della Namibia dei banali tours organizzati. Propongo una meta pochissimo conosciuta dagli italiani. Un luogo piccolo, raccolto, facile da girare, del tutto sicuro. Le belle isole di Sao Tomè e Principe, dove si trovano delle spiaggie, delle foreste densissime, dei bei panorami, una bella architettura coloniale, una storia intensa. E dove la vita pulsa, come quasi ovunque in Africa. Ci sono buoni alberghi, con delle belle piscine. Una decina di giorni in giro per Sao Tomè sarà una vacanza molto piacevole ed interessante. Ed anche innovativa. Il costo non è bassissimo, soprattutto a causa dell’aereo; obbligatorio passare da Lisbona.

Buon viaggio, questa volta.

Oltre Buenos Aires

Il paradiso del viaggiatore terrestre, il terminal dei bus di grande distanza del Retiro a Buenos Aires (di Elsapucai – Wikicommons)

Per gli Argentini il loro paese è Buenos Aires e poco più. Un terzo di loro vi abitano, molti altri vorrebbero andarci. Un funzionario che viene mandato nelle province avrà uno stipendio molto più alto di quello percepito nella capitale, anche se qui la vita è più cara. Il campionato di calcio argentino si gioca sostanzialmente fra squadre della capitale. La mia prozia Lucia si rifiutò di lasciare la capitale quando suo marito ebbe una promozione, ma in Patagonia.

Un turista, invece è spesso più attratto dal paese che dalla Capitale. Tralasciando la ovvia e banale cascata di Iguazu al nord, il turista si spingerà a sud, senza curarsi della brutta e fangosa spiaggia di Mar del Plata. E per viaggiare, se ha del tempo, utilizzerà il  bus, una delle esperienze centrali di un viaggio in Sudamerica in generale ed in  Argentina in particolare.

A Buenos Aires c’è una sterminata stazione dei bus dove decine di compagnie diverse offrono trasporti per ogni angolo del paese. E’ la mecca del viaggiatore: si può aggirare fra le file delle biglietterie e sognare mille viaggi diversi, fino a sceglierne uno e comprare il biglietto (si può fare per Internet, ovviamente, ma farlo di persona è bellissimo). I viaggi possono durare due o tre giorni, per l’estremo sud della Patagonia e della Terra del Fuoco. Soste ogni due ore in moderne e spesso sperdutissime stazioni dei bus. I sedili sono abbastanza comodi e si dorme a bordo. Il personale è composto da un paio di autisti ed un paio di persone per la cabina. Sono stati certamente reclutati fra le SS e trattano i passaggeri come se li portassero al campo di concentramento. Gli autisti, per resistere alla stanchezza di viaggi simili, fanno palesemente uso di sostanze ed hanno reazioni di conseguenza. Ho visto l’autista in riposo dormire nel vano portabagagli, sotto la cabina dei passeggeri; quando si arriva ad una stazione gli aprono il portellone e lui esce come fosse una valigia. Gli autisti fanno i machos ed hanno la tendenza a raggiungere velocità staordinarie. Le strade sono spesso pericolose e gli incidenti frequenti. Solo recentemente si è riusciti ad imporre i limiti di velocità, grazie alla tecnologia. Ma è stata tutta una lotta. I viaggiatori cronometravano e denunciavano le medie troppo alte. Poi hanno messo una sirena che urlava nella cabina quando veniva superata la velocità consentita. Infine, con il satellite la velocità è seguita in tempo reale dalla sede della compagnia.

La pampa, qui sulla Ruta 40. (di Giacomo Miceli – Wikicommons)

Il viaggio comincia, si va verso sud. Prima si attraversa la cosiddettta “Pampa umida” che può essere molto simile ad una pianura italiana, dedita soprattutto all’allevamento. Erano le verdi praterie degli indigeni che gli infami colonizzatori spinsero a morir di fame nella successiva “Pampa secca”.

La monotonia e la desolazione di questa pianura priva di ogni cosa che non siano pali che reggono il filo spinato, a cui sono rimasti attaccati ciuffi di pelo di pecora. Non c’e’ nient’altro. Solo erba triste, grigiastra e rachitica. Qualche avvallamento, le Ande lontanissime. Ore, giorni, notti con lo stesso panorama. Paesi desolati e spampanati, bottegucce con sapore agli anni ’60 nostrani. Gente che se è lì è perchè le cose non sono andate per niente bene.

Il meraviglioso Lago Traful (di Asnodeoro – Wikicommons)

Se il viaggio vuole essere estraneamento da sè, confronto con il mai immaginato questo viaggio va fatto. Un europeo non può immaginare una simile monotonia ambientale. Raggiungere il sud in aereo è come mangiare il cono buttando via il gelato. Il sud o le Ande non si capiscono se non si raggiungono attraverso la pampa.

Poi si arriva e si trovano meraviglie: non certo Bariloche, che deve la sua fama più ai nazisti rifugiati che al lago turbolento. Le meraviglie sono altre: la Ruta 40, i laghi andini, prima su tutti Traful, il ghiacciaio del Perito Moreno, Ushuaia. Alte ore e giorni di bus e di pampa infinita, almeno fino ai boschi della Terra del Fuoco.

Crociere patagoniche.

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Fra le isole a sud di Chiloè per far sbarcare i passeggeri diretti ai villaggi di pescatori devono mettere in mare questa lancia.

La navigazione sulla costa cilena della Patagonia è una cosa assai complessa. Da una parte è stata, per secoli, l’unico sistema per congiungere il Cile vero e proprio con i pochissimi insediamenti del sud. Le navi partivano da Puerto Montt, costeggiavano l’isola di Chiloè ed andavano verso Puerto Aysen, Puerto Natales, Punta Arenas, Ushuaia (che è Argentina), fin ad arrivare all’estremità di Puerto Williams. In alternativa la via era (ed è ancora) per terra, attraversando l’amica/nemica Argentina.

Vi sono quindi dei servizi regolari per i camion e per i passeggeri. La compagnia Navimag va da Puerto Montt a Puerto Chacabuco e da Puerto Montt a Puerto Natales. Per quest’ultimo viaggio un’auto paga 400 dollari, un passaggero fra i 300 e i 1200 dollari. Una follia su delle navi che non sono da crociera, anche se sono tre giorni di viaggio. La Naviera Austral va invece da Puerto Quellon, al sud dell’isola di Chiloè a Puerto Chacabuco da dove si raggiunge facilmente, con il bus, Cohyaique. Un giorno ed un pò di viaggio, solo poltrone, confort al minimo, prezzi popolarissimi. Paesaggi stupendi.

Ma sono traghetti di linea che speculano sui non molti viaggiatori che capitano nella zona; non si tratta di crociere. Non vi sono quindi concessioni al turismo.

 

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Cascate in mare, un mondo umido.

Vi sono invece delle vere e proprie crociere. La compagnia Australis le fa di lusso, anche ad anello, fra Punta Arenas e Ushuaia di durata variabile fra i 3 e i 7 giorni. Son previste visite ai ghiacciai con i gommoni; si scende a terra, come in tutte le crociere. Ci si aggira fra i fiordi, si passa vicino ai ghiaccai, si arriva a Capo Horn. Un sogno. I prezzi sono proibitivi e vanno dai 500 ai 1000 dollari al giorno a persona. La compagnia è estremamente aggressiva da un punto di vista commerciale e dispone di uffici in tutto il mondo, di brochures in tutte le lingue, di un eccellente sito web. A chi piace questo tipo di turismo qua trova un vero paradiso. Per me la Patagonia è un’altra cosa.

Un’altra compagnia, la Skorpios, fa dei viaggi più a nord. Da Puerto Montt alla laguna di San Rafael o da Puerto Natales ai ghiacciai un poco al nord. Bellissimi giri, peccato che ci si focalizzi troppo sui ghiacciai e poco sulla miriade di isole con la loro flora e i loro insediamenti di pescatori. I prezzi sono un pò inferiori alla compagnia precedente e si sta sotto i 500 dollari al giorno. La compagnia e le due navi sono più modeste, i prezzi son comunque eccessivi.

Vi è poi Catamarenes del Sur legato all’Hotel Loberias del sur che vanno da Puerto Chacabuco alla Laguna di San Rafael con il suo ghiacciaio, in giornata, per circa 250 dollari, ma con il bar aperto, e cioè con bevute libere. Questo da l’idea di cosa queste compagnie intendano per turismo.

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Nella nebbia, isole deserte, foreste mai toccate.

Vi è una miscela di sedicente lusso, di prezzi senza senso, del facile richiamo del ghiacciaio ripetuto fino alla noia, di sostanziale ignoranza sulla ricchezza ambientale del territorio visitato. Insomma, il peggiore dei turismi.

E tutto ciò in uno dei santuari della natura a livello mondiale. Lo spazio per fare attività turistiche di basso impatto e di attenzione al territorio sarebbe enorme. E’ vero che quei luoghi sono così lontani dal resto del mondo che per andarvi ci vuole tempo e soldi;  ciò riduce drasticamente il numero dei visitatori, selezionando, probabilmente, quelli più danarosi e meno attenti. Ma bisognerebbe veramente cominciare ad offrire qualcosa di più ragionevole, in contenuti, ma anche in prezzi. Purtroppo non pare esistere una piccola imprenditoria turistica cilena in grado di farlo….

 

 

Dove andare in Patagonia.

Non è pensabile fare un viaggio esaustivo in Patagonia. E’ una regione troppo grande, troppo complessa da girare e troppo difficile per essere colta in un sola volta. Bisogna tornarci e tornarci, bisogna passarci molto tempo. E ci vogliono molti soldi.

Provo qui a fare alcune ipotesi di viaggio, di varia durata e complessità.

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Cascate presso il lago Carrera, in Chile.

Carretera Austral cilena e Ruta 40 argentina. La partenza è da Puerto Montt e ci vuole un buon 4×4 affidabile, con una vettura normale non è proprio possibile. Si fa tutta la carrettera austral fino a Caleta Tortel e a Villa O’ Higgins. Lungo il percorso ci sono numerose deviazioni per vedere laghi o ghiacciai. Si trovano anche delle crociere per navigare sui laghi e sui bracci di mare con i ghiacciai che vi si gettano, ma sono molto cari. Altre agenzie portano a fare dei trekking per vedere i ghiacciai dall’alto. ma niente che non si possa autorganizzarsi, con la prudenza necessaria in un ambiente ostile. Informazioni si possono ottenere in Coyhaique, Puerto Guadal, Caleta Tortel. Da stare attenti al fatto che i giri organizzati sono spesso deludenti in quanto portano a far vedere cose di nessun interesse come cascate o rocce strane e non si soffermano affatto sulle cose ben più interessanti come flora, fauna, geologia, storia della colonizzazione, economia

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della zona. Arrivati in fondo si risale fino a Cochrane e si passa in Argentna dove si trova rapidamente la Ruta 40 o, comunque, una delle sue varianti. A questo punto si può risalire fino a Bariloche, traversare in Cile, vedere un pò di laghi e, passando per Osorno ritornare a Puerto Montt. Oppure  si scende fino a Calafate per vedere l’inevitabile Perito Moreno e, volendo fino a Ushuaia. Poi il ritorno per l’Argentina fino a Bariloche – Osorno – Puerto Montt. La versione corta sta stretta in 15 giorni, quella lunga può starci in un mese.  E’ un massacro. Da dormire si trova, ma per evitare di cadere nei carissimi ricatti patagonici essere un minimo autonomi e avere la possibilità di dormire in macchina può salvare da dispiaceri. Ci sono delle imprese che affittano dei camper o dei simil camper: una ha mezzi più rustici; l’altra ha prezzi stratosferici.

I laghi fra Cile ed Argentna. Un giro più comodo e con spettacolosi paesaggi si può fare attraversando più volte il confine, percorrendo le valli laterali delle Ande. I valichi di frontiera sono molto numerosi e facilmente percorribili, almeno in estate. In inverno è troppo aleatorio, a causa delle neve; normalmente le strade non sono mantenute libere. Vi sono anche numerosi valichi “clandestini”, non controllati dalle due polizie e può esser divertente trovarli e percorrerli; in questo caso bisogna avre un eccellente 4×4 e saperlo guidare, le strade sono spesso orribili La parte più bella comincia a Temuco e può continuare fino al lago Buenos Aires (per gli argentini) / General Carrera (per i cileni). In linea d’aria sono quasi 1000 chilometri

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Un alberghetto a Puerto Ingeniero Ibanez, Cile. E’, ovviamente, di legno, ed il vento lo scuote fortemente tuta la notte.
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Il lago di Villa Traful, Argentina. (Di Carlos A.Barrio via Wikimedia Commons).

che contengono boschi, laghi, popolazioni indigene e mille storie. Alcuni laghi sono navigabili, anche con l’auto ed in un paio di casi questa navigazione permette di passare da una nazione all’altra (Lago Pirehueico e Lago de Todos los Santos). Alcuni laghi sono morenici, di inizio di pianura, come i nostri Garda o Maggiore; altri sono di altitudine, molto più suggestivi. Il bello è fare il vai e vieni fra i due paesi, scegliendo di volta in volta quale valico percorrere. Almeno nella parte più a nord non è difficile trovare da dormire. Un pò più complicato dalla parte argentina, più a sud. Per la parte più a nord può bastare una macchina normale, anche se una 4×4 permette di andare in posti più remoti e suggestivi; per il sud non c’e’ scelta, ci vuole la 4×4. Bisogna vedere se conviene noleggiarla in Cile o in Argentina e fornirsi dei documenti adeguati al cambio di paese (assicurazione internazionale e autorizzazione del noleggiatore). Qualcosa si può fare anche con i trasporti pubblici, con certe limitazioni, ma con costi molto minori. Sono luoghi affascinanti, indimentcabili. Uno su tutti: il lago Traful (Argentina), il più bello che ho visto in vita mia. Per chi viaggia in trasporto pubblico posson far comodo i viaggetti organizzati di una giornata che si trovano nelle località turistiche più frequentate.

Intendiamoci: si tratta di un viaggio molto più tranquillo del precedente. Che si potrebbe fare anche in moto, accampandosi sotto le auracarie e comprando il cibo dagli indios Mapuche.

Il classico. La maggioranza dei turisti vanno in Patagonia in aereo e fanno quattro tappe: El Calafate per vedere il ghiacciaio del Perito Moreno, Puerto Natales per il parco dele Torri del Paine, la costa per vedere le balene ed Ushuaia con i suoi dintorni. Niente da dire, posti meravigliosi. Ma veramente troppo poco e troppo turistico. Non si capisce niente di ciò che è la Patagonia. Il tour è anche parecchio caro. Per fare solo queste quattro cose direi quasi quasi che è meglio nemmeno andarci. Ma forse esagero ed Ushuaia è veramente un posto che merita.

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La nave che fa il tragitto fra Quellon e Puerto Aysen fa scendere una propria lancia per portare a terra i passaggeri che vanno nei piccoli insediamenti di pesca.

Le crociere per i ghiacciai e le isole. Da poco tempo si organizzano, da Punta Arenas o da Puerto Natales delle crociere di 3 o 4 giorni per vedere i ghiacciai dei Campos de hielo sur che arrivano fino al mare. I programmi di questi viaggi sono veramente deludenti: questa è la tipica povertà intellettuale degli organizzatori e dei loro turisti nazionali.   Invece di vedere 4 ghiacciai potrebbero andare a vederne due ed avere ancora il tempo per fare un giro per le isole più esterne, deserte e meravigliosamente boscose; oppure andare a visitare delle comunità di pescatori. Invece niente. Queste crocerine sono care arrabbiate e temo siano delle faccende acchiappa-citrulli.

Vi sono delle navi che fanno il percorso commerciale da Puerto Montt a Punta Arenas e che permettono di passare fra i canali del sud. Purtroppo anche in questo caso tali viaggi sono assai cari. La compagnia è Navimag. Vi è infine un viaggio delizioso che parte da Quellon, in fondo all’isola di Chiloè per arrivare a Puerto Aysen, vicino a Coyhaique. Nave assai disastrata, due giorni di viaggio scomodo, ma paesaggi da lasciarci il cuore: passa in stretti canali fra ripide rocce da cui cadono mille cascate. Questo viaggio non è per niente caro.

Lo sfizio di Puerto Williams. Ad Ushuaia dicono di essere il luogo abitato più a sud del mondo. Sono argentini e quindi esagerano. Perchè di fronte vi sono le isole cilene di capo Horn che hanno un loro villaggio, Puerto Williams, che è davvero il posto perennemente abitato più a sud. E’ anche il luogo dove morì l’ultima rappresentate del popolo che abitava la Terra del Fuoco. A causa delle meschine dispute fra i militari cileni ed argentini è difficile e spesso impossibile percorrere le poche decine di chilometri dello stretto di Beagle che dividono le due città. A Puerto Williams ci si arriva in aereo, ma difficilmente perchè le condizioni del tempo fanno annullare la maggior parte dei voli o per nave da Punta Arenas. Ecco. il Viaggiatore Critico vorrebbe levarsi questo sfizio.

 

Patagonia, Patagonia.

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In Navigazione fra Quellon (isola di Chiloè) e Puerto Aysen, il porto di Coyhaique.

Credo che la Patagonia sia l’ultimo luogo del mondo non-tropicale in grado di dare fortissime emozioni al viaggiatore che vi si avventuri.

E’ un postone, un mondo a sè, un’altra cosa. Avvicinarsi alla Patagonia fa tremare le vene, mette paura; ci vuol tempo, soldi, pazienza; si patisce e si gioisce. Ci si riempie di meraviglia. E’ una droga, quando la si e’ gustata, se ne vuole ancora ed ancora.

La Patagonia e’ fatta di enormi distanze, solitudini, freddo e vento, poca gente e cattiva. Ma anche di paesaggi meravigliosi.

E soprattutto di quel senso di lontananza, di estraneamento, di ambiente ostile, di fine del mondo che affascina, emozione, commuove, annichila. Como andare su Marte. Uguale.

Come andarci? In aereo si perde il senso del viaggi. Per strada, quindi. La via maestra e’ la ruta 40, in Argentina. Mitica. Desolata, deserta, sterrata, nella pampa. Non ci sono trasporti pubblici, nella parte meridionale. Bisogna organizzarsi.

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Ristoro lungo la Carretera Austral, a sud de Coyhaique.

Più facile, un pò troppo, la strada dalla parte Atlantica; sempre asfaltata e ben servita.

L’altra via è la famosa Carretera Austral cilena che parte da Puerto Montt e finisce, fra traghetti, asfalto e sterrato, 1200 chilometri dopo, a Villa O’Higgins. Un pò prima, a Cochrane, si passa in Argentina continuando per Ushuaia dove si arriva dopo altri 1.500 chilometri. In totale da Puerto Montt a Ushuaia i chilomteri, per la via cilena, sono 2500.

E’ questa la Patagonia: distanze infinite, disabitate, su strade spesso sterrate. Quando si lascia Puerto Montt, che è una vera e proria città, la seguente che si trova è Rio Gallego, 1950 chilometri dopo. Nel mezzo pochi villaggi malmessi e spauriti. Una cittadina: Coyhaique, qualche bottega ai bivi.

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In fondo, i Campos de Hielo, i ghiacciai, di difficilissimo accesso.

La parte cilena (da Chiloè verso sud) è super-umida, con boschi, torrenti, mare, rocce e fiordi violentemente miscelati. La parte argentina, infinitamente più vasta è super-secca con dure erbe, cespuglietti e pecore. Rarissimanente affiora l’acqua ed allora appaiono delle oasi.  Lungo la divisione fra le due zone (e fra i due paesi) ci sono una serie di enormi e desolati laghi, spesso dal colore beffardamente smeraldo, freddi e ventosissimi, a volte circondati da foreste maestose, a volte da steppe riarse. Nella parte in altitudine della zona umida, miglaia di chilometri quadrati di ghiacciai che si gettano nei laghi e, all’estremo sud, fin quasi al mare. Sono i famosi Campos de Hielo nord e sud. Sul lato Pacifico dei Campi di Ghiaccio ci sono centinaia e centinaia di isole ed isolette separate da un reticolo di canali. Questo è un mondo disabitato e sconosciuto, solcato, nei canali principali, dalle navi che collegano Puerto Montt con Punta Arenas; ma per il resto del tutto impenetrabile, per il turista. Ci devono essere degli insediamenti di pescatori.

Ovunque, l’impressione del giorno dopo la creazione, quando tutto è ancora troppo giovane per essere veramente distinto da ciò che lo circonda: gli elementi sembrano confusi, sbalorditi, ma brillanti.

Una terra dove l’uomo non è riuscito a trovare un suo spazio. Troppo vento freddo, troppo lontano, troppo, semplicemente. Qualche miniera, il petrolio a Rio Gallego, l’allevamento estensivissimo, le attività forestali, la pesca industriale, le strade aperte faticosamente e molto lentamente. La presenza umana è simbolica e sporadica, sempre di rapina, mai di vero insediamento. E la gente, stretta fra il vento e la solitdine è cattiva. Non ti aiuterà, penserà a se stessa, non ti mostrerà simpatia (a differenza che nel Cile “normale”), non cercherà la tua compagnia. Perchè il turista se ne andrà e loro resteranno. I Patagoni cileni sono molto di destra.

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Ushuaia, sul mare ed in montagna. (Da https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1660620)

La Patagonia è un incredibile insieme di risorse: moltissima acqua dal lato cileno, moltissima energia eolica dal lato argentino, spazi infiniti ( tre volte l’Italia con 1,7 milioni di persone, un centesimo della densità itliana), risorse di pesca e di legname. Solo la scarsissima capacità imprenditoriale sudamericana ha (fortunatamente) permesso che queste risorse non vengano utilizzate.  Si dice che gli israeliani pensino ad impiantarvi una nuova Israele quando la loro dissennata politica in quella attuale li obbligherà ad andarsene.

Mortalmente noiosa la pampa, uguale per giorni e notti di viaggio in bus. Ci si addomenta la sera, ci si risveglia la mattina, niente è cambiato e niente cambierà fino alla notte seguente. Paesi straniti, pianura vallonata, vento ed erba. Tutto il terreno recintato; sul filo spinato fiocchi di lana delle pecore.

Il turismo ha fatto breccia in alcuni luoghi: Ushuaia è importante, vi partono anche le crociere per l’Antartide; Calafate, per andare al ghiacciaio del Perito Moreno, il più accessibile del mondo; Puerto Natales per il parco delle Torri del Paine con il famoso Cerro Torres; Punta Arenas per il turismo interno cileno. Ma sono isolotti in mezzo al deserto umano. Nella parte cilena si organizzano delle crociere, purtroppo carissime e con programmi di molto minor interesse di quel che vorrebbe un turista europeo.

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Lago presso al Lago Argentino.

Emozionanti i grandi boschi del sud, dove la Patagonia diventa Terra del Fuoco. Da lontano sembrano quasi come i nostri boschi dell’alto Appennino; ma da vicino tutto è diverso e strano. Fa molto freddo tutto l’anno, anche se mai freddissimo ed i processi biologici sono rallentati: gli alberi morti non marciscono e non cadono, le erbe non si disfanno e diventano torba su cui i castori (o chi per loro) costruiscono dighe. E’ tutto zuppo, freddo, sferzato dal vento; eppure vive.

Il Viaggiatore Critico non ha dubbi sul fatto che il paesaggio che si vede da Ushuaia sia il più bello che abbia visto in vita sua. Il mare procelloso, circondato da aspre montagne corrusche, solcate da vividi ghiacciai. Dove trovare qualcosa di altrettanto forte?

[Dove andare in Patagonia]

Sciare d’estate. In Cile.

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Il Vulcano Llaima di 3000 metri. sarebbe adattissimo allo sci, ma non ci sono strade per arrivarci.

L’unico luogo del mondo nel quale sia possibile sciare durante la nostra estate e’ il Cile. Gli sciatori accaniti troveranno pane per i loro denti.

Ma si aspettino grandi differenze con le Alpi. Non sulla neve, che sembra ottima, ma su tutto il resto.

I luoghi dove si scia sono numerosi, ma sono molto piccoli. Non vi sono comprensori sciistici, ma, Centros de Sky, composti da pochi e corti impianti e qualche pista. E più che di piste si può parlare di grandi campi di neve su cui sciare. Questi centri, anche se vicini, non sono interconnettati; quindi uno resta confinato su quelle poche piste per tutta la giornata. Ci sono  cannoni, skilift e seggiovie ma non cabinovie o teleferiche. La neve è ben battuta. Si può facilmente noleggiare tutto il materiale necessario; sia nelle città che nei pressi delle località. Non c’e’ bisogno di dire che il noleggio è esoso.

La climatologia di quell’angolo di mondo è per noi molto strana. Santiago è alla stessa latitudine di Beirut, ma è molto più fredda, anche se la vicinanza dell’Oceano mitiga sia il gran freddo che il gran caldo. Per trovare la neve bisogna andare molto in alto, fra i 2800 e i 3500 metri. Siamo sopra il limite della vegetazione. Non si scia fra i boschi, ma fra le petraie. Andando più a sud il limite della neve scende di quota. A Chillan siamo a 400 km più a sud di Santiago, alla stessa latitudine di Agrigento e la stazione sciistica si trova fra i 1.800 e i 2.500 metri di altezza. Sul vulcano di Osorno le piste stanno sui 2.000 metri. Arrivando nella Terra del Fuoco la neve sta tutto l’inverno al livello del mare, pur essendo solo alla latitudine di Copenaghen.

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Il Centro de Sky de La Parva, con le sue piste. E’ il luogo della Santiago bene. Non ci sono hotel, solo seconde case o appartamenti in affitto.

Le Ande sono ventosissime, soprattutto alle forti altitudini: la neve fresca viene spazzata via e le rocce affiorano. Le piste sono quindi ricavate negli avvallamenti fra una cresta di roccia e l’altra, dove il vento è meno impetuoso. Il fuoripista è impensabile e il paesaggio è ben diverso da quello dolce dei versanti arrotondati dalla neve. Le Ande sono più giovani delle Alpi; sono quindi più alte, più ripide, più drammatiche, meno vivibili. Sono spesso anche molto più aride.

Le Ande, in altitudine, non sono abitate. Quindi intorno alla base del centro sciistico non ci sono che pochi edifici: qualche albergo, qualche seconda casa. E’ assolutamente assente l’extra-sci. Niente negozi, niente bar, pochi e brutti ristorantucci, freddi e disadorni, niente musica.

Non esistono i rifugi. Dimenticarsi completamente di trovare, durante o dopo lo sci un bel locale, caldo ed accogliente, dove bersi una cosa. E’ perfino difficile mangiare qualcosa, gli sciatori normalmente non pranzano, fanno giornata intera.

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In molti luoghi nevica poco. Qui siamo a 1200 metri di altezza ed è la seconda neve dell’anno, già a fine stagione: pochi cm.

Il modello più frequente del turismo sciistico è abitare in città (Santiago o Chillan) ed andare sulle piste dalla mattina alla sera portati da dei bussini che fanno questo servizio per una trentina di euro. Come stare a Torino ed andare tutte le mattine al Sestriere. Qui è più facile perchè le distanze son veramente brevi, anche inferiori ad un’ora dal centro. L’inconveniente sta nel fatto che tu sei legato al tuo bussino che parte alle 8 e torna alle 5. Diventa quindi impossibile partire più tardi o tornare prima. Il secondo modello più diffuso è prendere un appartamento in affitto nel Centro de Sky, portarsi il cibo (non ci sono negozi) e rintanarsi in casa dopo aver sciato perchè non c’e’ altro da fare. Il terzo modello è stare in uno dei pochi alberghi esistenti dove la norma è la mezza pensione. I prezzi di case in affitto e degli alberghi sono assolutamente scriteriati. Da non dimenticare che la mancanza di cura e la trascuratezza tipici del paese si fanno sentire molto anche sulla neve. Quindi lo squallore che pervade tutto il paese sale fino alle stazioni sciistiche: neve, immondizia, fango, freddo, cialtronaggine, pochi locali e pochissimo accoglienti. Non mancano i cani.

C’e’ abbastanza movimento nei centri di sci vicino a Santiago: ci vanno molti giovani brasiliani, spesso assai abbienti, che ben si destreggiano con lo sci. Il resto sono cileni e qualche straniero residente. Escluso alcuni, la maggior parte dei cileni più che a sciare vanno a pesticciare la neve, con frotte di bambini frignanti e ragazzette armate di bastoni per i selfies.

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Code di macchine, una domenica che aveva nevicato, per portare i numerosi bambini sulla neve. Strade sterrate, a  volte difficili per auto basse.

Le località più facilmente raggiungibili sono Valle Nevado in primis, La Parva, El Colorado e El Portillo vicino a Santiago. Vi è anche Farellones, ma si tratta più di un misero SnowPark che di una stazione sciistica. Il centro di sci più importante si trova invece a Termas de Chillan, sopra la città di Chillan, a 400 km da Santiago. Vi è un agglomerato assai squallido di alberghi e fast food (ma dentro un meraviglioso bosco) in località Las Trancas. Di lì in pochi chilometri si arriva alle Terme di Chillan dove iniziano le piste, ma dove ci sono anche delle terme e degli alberghi a prezzi mostruosi. Si tratta del centro sciistico più importante, grande e fornito di impianti del paese. Un piccolo centro sciistico è Corralco sul vulcano Lonquimay, fra i 1500 e i 1800 metri, su una colata di lava. Più in basso ci sono le auracarie, che è sempre una bella cosa.  Ma è molto piccolo.

Vi sono moltissimi altri luoghi dotati di impianti e di campi da sci. Praticamente ogni valle laterale delle Ande ne ha almeno uno. Ma si tratta di campetti per bambini. I vulcani si prestano bene per i Centros de Sky sia per l’altitdine che per la dolcezza dei versanti, ben più morbidi delle ripide montagne andine comuni; vi sono degli impianti sui vulcani Osorno, Villarrica, Choshuenco. Il primo e il secondo sono a brevissima distanza da centri turistici famosi situati su dei bei laghi.

Andando nella Terra del Fuoco, ad Ushuaia (ma qui siamo in Argentina) non ci sono problemi di altitudine o di presenza di neve. Si scia praticamente in città. Ma il luogo è lontanissimo ed è così a sud che le giornate d’inverno durano un attimo.

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Piste recintate da palizzate in legno.

In conclusione vien da dire che se uno è un mezzo atleta, pazzo per lo sci, fa bene ad andare a farlo in Cile. Ma si ricordi che patirà tantissimo freddo perchè i cileni hanno collettivamente deciso che riscaldarsi fa male e non lo fanno.

Se invece uno è soprattutto amante dell’atmosfera alpina fa meglio ad aspettare il prossimo inverno europeo.

Eppure è un peccato, perchè tutte le Ande sono piene di neve per molti mesi e ci sono molti vulcani le cui pendici sono anche abbastanza dolci. Ma mancano le strade per arrivarci, i capitali per attrezzarle, lo spirito giusto per gestirle, i clienti per frequentarle. E forse è meglio così; almeno non sono rovinate dalle piste come le Alpi.