Spiagge brasiliane

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Barra de Gramame, Joao Pessoa.

Le caratteristiche del turismo balneare dei brasiliani sono le seguenti: arrivare con la macchina sulla spiaggia insieme ad una quindicina minimo di altre persone fra parenti, amici e vicini; scendere di macchina ed occupare il più vicino tavolino con ombrellone; ordinare un pranzo natalizio abbondantemente innaffiato da birra e caipirigne, mangiare ed andarsene.

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Nei pressi di Natal.

Quindi le spiagge brasiliane sono inverosimilmente zeppe di gente vicino al parcheggio ed assolutamente deserte 10 metri oltre l’ultimo tavolino.

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Praia da Pipa, Natal.

Il nostro standard di ombrellone con due sdraie e il telo a terra in Brasile non esiste. Qua usano ombrelloni abbastanza piccoli sotto ai quali si mettono tavoli e sedie di plastica coloratissima tipo Coca Cola. Nessuno si siede a terra, tutti con le gambe sotto il tavolino. I camerieri devono esser magri perchè lo spazio fra un tavolo e l’altro è millimetrico. Non esiste ristorante al mondo in cui i clienti siano così fitti. All’interno della massa sudata dei bagnanti è come stare su un autobus all’ora di punta; ma con un frastuono di voci e musica da stordire. Ogni “bagno” ha la sua musica, quindi queste si mescolano. In più i più smaliziati dei clienti portano la propria.  Naturalmente su tutto aleggia il sempiterno puzzo di fritto.

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Tambaba, Joao Pessoa

Nessuno prende il sole, pochissimi passeggiano sul bagnasciuga, il bagno lo fanno solo i bambini e gli adolescenti. Qualcuno gioca a racchettoni, ma solo se hanno un fisico da modello. Le donne sculettano un pò di più a giro, a mostrar le rotondità.

Un pò meglio le grandi spiagge urbane, tipo Copacabana o Ipanema, dove il lunghissimo lungomare (con parcheggio) permette una maggior dispersione del bagnante locale.

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Praia do Coqueirinho, Joao Pessoa.

I brasiliani vanno moltissimo al mare e quindi rappresentano la stragrande maggioranza delle presenze. Le altre nazionalità si diluiscono. Un pò piu’ numerosi gli argentini che sfuggono al loro tristissimo Mar del Plata. Qualche isola di italiani a Jericoara o alla spiaggia di Pipa.

Quindi fuori dalla combinazione parcheggio-area ombrelloni/ristorante ci sono spiagge enormi e deserte, di sabbia chiara. A volte le palme, a volte la falesia. L’Atlantico, ovviamente, è un pò agitatello e l’acqua è sempre torbida. Quasi ovunque calda come un brodo. Maree enormi, bisogna fare bene i conti per non rimanere bloccati fra la falesia e l’Oceano. Alcune spiagge non sono sicure, per via della delinquenza.

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I costumi femminili brasiliani sono minimissimi. Ma non vengono mai tolti, nemmeno slacciato il reggiseno per prendere il sole sul dorso. E’ curioso. Vi sono rarissime spiagge nudiste, come questa, a Joao Pessoa, ma chiuse e vigilatissime. Un’altra a Florianopolis.

Non so bene se sono spiagge belle oppure no. Bene per camminarvi in solitudine per chilometri, ma difficili da vivere: sole fortissimo, caldo, acqua che non raffresca, troppo mossa per starvi ammollo, troppo torbida per vedere dove si mettono i piedi. Difficile trovare un bar che non sia affollato e puzzolente di fritto, almeno in stagione.

Inoltre gli alberghi sono concentrati nelle città. Quindi o si sta nelle spiagge urbane o si fanno chilometri con i bussini turistici per farsi portare su più belle, ma lontane, spiagge. Quindi orari, attese, biglietti… O si affitta una macchina, ma bisogna poi trovare le stradine di accesso alla spiaggia e bisogna fidarsi a lasciare la macchina incostudita. Insomma, non ci si rilassa molto.

Ed inoltre, quando dietro la spiaggia vi è un paese, questo è spesso o terribilmente turistico o terribilmente malmesso: quello stato di incipiente sviluppo turistico fra strade polverose e cantieri a mezzo.

Le spiagge più belle le ho viste a Rio, a Florianopolis, a Joao Pessoa. Ma bisogna macinar chilometri per trovare il meglio.

 

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