Quel che il turista cerca e non trova (quasi) mai

Il turista è come Tantalo, sempre teso alla ricerca di ciò che desidera pur senza poterlo mai raggiungere. O come il gatto che corre per cercare di acchiappare la propria coda. Perché il turismo sega il ramo su cui è seduto, ma poi a cadere a terra è il turista. Parlo qui, naturalmente del turista attento e curioso, non di quello che va in Crociera o a Rimini. Quelli son vacanzieri.

E’ tutto un problema di backstage, del dietro le quinte, di ciò che succede lontano dagli occhi del passante, dell’estraneo. Il turista che va a visitare un luogo lontano, una città importante, un ambiente naturale sconosciuto, si pone mille domande. Se va a in India vorrebbe sapere cosa pensano in cuor loro gli indiani quando assistono alle loro cerimonie religiose o quando si siedono sulla spiaggia, a migliaia, al tramonto, a vedere il sole che sparisce nell’Oceano. Se  va sulle Dolomiti, dopo aver osservato il panorama, si chiede come sarà quel luogo nella mezza stagione e cosa fanno quelli che vi abitano, quando non ci sono più turisti. Se gli capita di mangiare una bistecca alla fiorentina in centro a Firenze e non è del tutto stupido, si chiede se i fiorentini mangiano quel tipo di bistecca e come realmente è quella che loro vogliono mangiare.

Perché il turista che non sia un cialtrone, vorrebbe capire quel che sta vedendo, desidererebbe sapere quel che avviene quando lui non c’e’, sarebbe la sua massima aspirazione riuscire a carpire i pensieri delle persone che lui incontra nel suo viaggiare. Non si vuole fermare all’apparenza, ha curiosità antropologiche ed addirittura etnologiche; vuole penetrare nel backstage. Tanto che fioriscono espressioni come: ” Visitare una città like a local“, “Dormire presso l’abitante” come se fossimo sui parenti; o si utilizza il metodo del “couchsurfing” dormendo sui divani altrui; certo, per risparmiare, ma anche per sentirsi, fosse solo per una notte, un abitante di quella casa, un membro di quella famiglia che la mattina, di fretta, si alza per andare a lavorare. E si affittano appartamenti su Airbnb, facendo finta di essere vecchi residenti nel quartiere, passando dal fornaio e facendo una capatina al bar per una birretta. Strattagemmi per sentirsi locali e non turisti che vanno, loro!, in albergo. E vanno molto quei siti e quei gruppi su FB dove si ritrovano gli expat di una certa città, ai quali i turisti chiedono consigli su cosa vedere e dove mangiare: “Dove mangiate voi residenti, non i turisti come noi”.

E ciò avviene perché ormai il turismo è una lebbra che divora se stesso. Là dove vanno numerosi i turisti, l’atmosfera cambia, le persone diventano ciniche, sfrontate, maleducate, avide; i ristoranti adattano i loro menu ai supposti gusti dei turisti, diminuiscono la qualità ed aumentano i prezzi; spariscono le piccole attività locali che fanno il colore di una città; tutto diventa, falso, artefatto, plastificato e mercificato. Le città subiscono la gentrificazione. L’omologazione è massima. Il turismo diventa inutile; nei luoghi visitati si vedranno solo altri turisti. Sarà diventato inutile viaggiare dal momento che tutto sarà uguale ed andrai solo a vedere persone come te che cercano ciò che non c’e’ più.

Ed eccoci al mito di Tantalo; il turista che cerca il diverso troverà solo l’uguale a se stesso, mentre il diverso si ritira e gli sfugge. Il backstage, quel che c’e’ dietro, non esiste più: è tutto oscenamente spiattellato davanti agli occhi del visitatore; è tutto ad una sola dimensione. Gli stessi locali non lo sono più; sono solo dei servitori del turista, assimilati a lui, nella lingua, l’inglese, e nei costumi.

Si dirà: ma le Piramidi, la Venere di Botticelli e le terme di Budapest sono ancora là, sono valori immutabili ed incorruttibili. Ebbene no; perché se intorno alla Gioconda c’e’ una selva di bastoni da selfie, la Gioconda non è più il miglior dipinto della storia dell’umanità: è un fenomeno da baraccone.

Questa degradazione del turismo sta ormai entrando nelle coscienze: il termine turistico era positivo fino a qualche anno fa come sinonimo di bello ed usufruibile. Ora ha preso un’accezione negativa, è sinonimo di dozzinale, affollato, di bassa qualità.

Le cosiddette nuove destinazioni sono immediatamente invase e fanno la fine di tutte le altre in un baleno. Lisbona ed il Portogallo ne sono un esempio. Niente sfugge alla penetrazione capillare dell’asfalto del turismo che penetra nelle più remote grinze del mondo.

Ed il turista intelligente ormai si è accorto di questa faccenda e se ne dispiace fortemente. E comincia ad immaginare che il turismo, dopo l’incredibile boom degli ultimi decenni, sia in via di declino e forse diventerà come le sigarette: una faccenda da vecchi, anche un po’ schifosa. Ed un intero settore commerciale mondiale crollerà.

Resta solo una via al turista. Andare dove è certo che nessuno va; andarci in bassissima stagione; rifiutare ciò che è citato dalle riviste, dai siti, dalle trasmissioni per turisti. Cercare le persone e non il paesaggio o l’opera d’arte. Perché di quelle ce ne sono moltissime e quasi tutte non ancora visitate e rovinate.

 

 

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