
Moldavia

Non manca, in centro a Chisinau, l’eredità architettonica sovietica.
Alla fine il Viaggiatore Critico ci è andato. Ci ha pensato a lungo, si è informato, ha aspettato il momento opportuno e poi ci è andato. Senza aspettative, senza programma (al solito), senza sapere bene quel che cercava. Ci è andato perché aveva voglia di andarci, senza un motivo, anche se la voglia di andarci è un motivo più che sufficiente. Che ci vai a fare? Non lo so, intanto ci vo, poi ti dirò. Allora vacci! E c’è andato. Ma dove?
In Moldavia. In cerca di donne, si penserà subito, vista la nomea che si è creata intorno alle donne di quel paese. E fa dispiacere che le cose siano andate così, perché saranno donne come ovunque, che cercano di cavarsela come possono. Ma sono bionde e sono belle, quindi le cose sono, insieme, più facili e più difficili. No, niente ricerca di donne. Una settimana, con macchina a noleggio, compresa una giornata per vedere l’incredibile Transnistria (con il bus perché il noleggio non permetteva di andarci in macchina), appartamento in affitto.
Cosa ha visto? valeva la pena? cose interessanti? consigli? Ecco, il Viaggiatore Critico che ha sempre qualcosa da dire e, spesso, da criticare, questa volta non sa da che parte cominciare. Potrebbe parlarvi dell’architettura del centro storico della capitale Chisinau, con quell’atmosfera fra il mitteleuropeo di stampo austriaco ed i richiami alle periferie del mondo russo. Edifici borghesi neo classici che si accompagnano con le casette di sapore rurale ad un solo piano che costellano le pianure infinite dei popoli slavi. Poi i grandi edifici sovietici, ancora ben possenti. Ed intorno al centro una speculazione immobiliare sfrenata con i suoi condomini di centinaia di appartamenti privi della viabilità e dei parcheggi necessari, come e peggio di quanto successe da noi negli anni ’70. L’inevitabile visita alle famose cantine di Milesti Mici ricavate in una vecchia miniera. Vi si cavò la bella pietra calcarea con cui ricostruire la capitale dopo la seconda guerra mondiale e nel contempo le gallerie divennero dei rifugi atomici. Decine di chilometri parte dei quali ora contengono milioni di bottiglie. Si fa un giro nelle gallerie con un trenino elettrico; purtroppo non si visita la parte della produzione. Poi si fa una degustazione accompagnata da del cibo, si passa dal negozio e si va via. Vini che non restano a lungo nella memoria; visita curiosa, niente di travolgente. Ma si viene a sapere una faccenda interessante. Fra le molte colpe di Gorbaciov ci fu anche quella di aver lanciato una campagna contro l’alcool che comprese l’espianto di una gran parte delle vigne moldave. Ciò mise ovviamente in ginocchio l’economia di una regione che aveva nel vino il suo punto di forza, rifornendo, insieme alla Georgia, le immensità dei mercati dell’Unione Sovietica. Dopo il cui crollo le vigne furono ripiantate, ma non più con le varietà indigene, bensì con i soliti cloni francesi che ci ammorbano l’esistenza ovunque nel mondo. Le varietà locali non si sono perse, ma non vi è più la quantità di produzione sufficiente a testare nuovi tagli con vinificazioni moderne, maledetto Gorbaciov.

La vallonata campagna moldava.
Potrebbe raccontare delle casette dei villaggi nelle campagne, del tutto simili a quelle viste in Ucraina, Bielorussia, Romania: in legno, con grande giardino/orto recintato da palizzata. Hanno i tetti con fregi e sono dipinte in colori pastello, soprattutto verdino. Una accanto all’altra, vicine ma ben separate, a scanso di liti fra vicini. Molto spesso in cattive condizioni di manutenzione; probabilmente semiabbandonate o rimaste in mano ai vecchi, mentre i giovani sono in città o in Italia a fare le badanti ed i muratori. Paesi quindi scarni, mal tenuti, con una botteguccia con tutto, senza un appiglio per potersi fermare ad osservare qualcosa, a importunare qualcuno con domande strane. Si procede in campagne aperte ed ondulate senza sapere dove e perché andare. Ci salvano alcuni monasteri ortodossi e dei siti archeologici degli antichi abitanti, poco valorizzati e mal spiegati.
Ma il Viaggiatore ha difficoltà a raccontare queste cose, poiché nessuna l’ha colpito veramente, in nessun caso è riuscito ad appassionarsi.

La cantina di Milesri Mici, in una vecchia miniera.
È invece rimasto impressionato dai ristoranti sia in città che sulle vie importanti. Sempre molto ben curati, nuovi, puliti, accoglienti, un po’ troppo standardizzati, a dir la verità. Sempre con un librone per menu, ricco di grandi foto dei piatti e di spiegazioni. La solita cucina dell’est, contadina e grassa; ricca di carne e di patate. Porzioni abbondanti, piatti completi composti da molte cose insieme. Ancora una volta, niente che si ricordi veramente, ma un insieme di cose gradevoli. Molte contaminazioni italiane: pizza e pasta sempre presenti. Va citata la placinte, focaccia con formaggio, piatto nazionale, confort food per eccellenza. Bello, anche se confuso e poco organizzato il mercato centrale, accanto alla strada nobile della capitale, la via Stefano il Grande, Stefan cel Mare; frutta e verdura in bella mostra, carne a profusione, peccato che gli insaccati abbiano tutti quell’aspetto industriale e falsamente affumicato, come ovunque ad est. Prezzi molto comodi per le tasche italiane. Anche i supermercati sono modernissimi e super appariscenti. Anche la notte, a Chisinau non è priva di locali meritevoli di visita. Alcuni di questi sono però frequentati anche da italiani a caccia e dai nuovi mafiosi ucraini, fuggiti dal loro paese in fiamme.
Soprattutto il Viaggiatore è rimasto molto impressionato dalla gentilezza e dalla buona accoglienza dei moldavi, sempre molto carini e disponibili; molto di più, moltissimo di più della media degli altri slavi fin qui conosciuti. Come è risaputo, belle le donne; forse più “alla buona” delle algide ed inavvicinabili ucraine. Insomma, più meridionali e “mediterranee”.

Non mancano i monasteri ortodossi.
In conclusione e come avete già ampiamente capito, il Viaggiatore ha poco da dire sulla Moldavia e non sa dare consigli. Non è stato male, non si è emozionato per niente; tutto molto medio. Ha comunque apprezzato un piccolo paese da sempre periferico, in cui è palese la voglia di star bene, di vivere largamente, di poter entrare nel ricco mondo occidentale. Gente che non ha paura di praticare l’emigrazione delle badanti e delle escort, pur di riunire i soldi necessari ad intraprendere qualcosa a casa propria. Chapeau. Pronti a correre il rischio di vedere la propria economia inquinata dal riciclaggio, dalla mafia. Pronti anche a perdere un po’ della propria identità pur di accodarsi al vagone romeno del treno europeo. E quest’ultimo punto un po’ fa male al Viaggiatore finalmente Critico. Quindi viva la Moldavia, ma la Transnistria sembra avere tutt’altra anima e di tutt’altro spessore.