Trattato breve di passerinologia ucraina.

Ma come, diranno alcuni, questo è andato in Ucraina e non ci parla delle famose ucraine? In effetti ho aspettato un attimo, per riprendermi dal freddo e dallo sconvolgimento, ma ora lo faccio.

La popolazione ucraina è ad elevato dimorfismo sessuale, come molti tipi di uccelli, basti pensare ai fagiani. Ovverosia, le donne e gli uomini sono molto diversi; ad esempio nei fagiani le femmine sono più grosse e con le penne marroni; i maschi, invece, sono più scattanti e molto variopinti.

Nella popolazione si ha l’esatto opposto: i maschi sono bruttacchioli, tozzi, un pò informi nella loro stazza rotondeggiante. Tutto ciò è probabilmente dovuto ai fiumi di vodka ingurgitati, anno dopo anno, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno. Fiumi inghiottiti in un sol sorso, come la tradizione comanda.

Le ragazze, invece, sembra di stare in paradiso. In un gigantesco museo delle passerine, lo show room della femminilità patinata. Tutte belle e giovani; brutte non ve n’è, non si capisce come sia; un miracolo. Slanciatine, coscia lunga, culetto stretto, capello biondo o biondo-tinto, lungo e liscio, occhione azzurro.

Devono soffrire moltissimo, per il freddo. Mentre gli uomini vanno intabarrati e goffi quali orsi al risveglio dal letargo invernale, le ragazze camminano sveltine ed un pò sprezzanti, col capello libero nei refoli del gelido vento, con il pantalone attillato che stringe e modella la coscina, senza guanti, chè si veda l’unghia malandrina e punk. Giacchetto corto, stretto in vita, in modo che il naturale rialzarsi della falda accentui il culetto, il quale, a dir la verità, appare spesso un pò piattino, niente a vedere con i colleghi brasiliani.

Stivale obblgatorio con tacco non indifferente. Giacche sbarazzinamente orlate di pelliccia. Sempre truccatissime, ma con grande riserbo, niente di sfacciato, volgare, eccessivo. gelida eleganza. L’incarnato, che già era pallido di suo, diventa niveo. Sopracciglie curatissime, labbra ben disegnate, nettissime. Sempre apposto, anche la spesa quotidiana diventa una passerella. Non un movimento di troppo, mai uno slancio istinitvo. Misura, distanza, freddezza, sdegno.

Per vestire e truccare quelle ragazze ci voglion capitali. Gli uomini arrancano nella miseria, loro, perfide, se ne fanno sberleffi.

Vanno in gruppetti, silenziose come tutti, uno spettacolo e un insulto. Nel centro di Kiev, fra palazzoni e ristoranti, ve ne è una concentrazione statisticamente impossibile. Ti piantano quegli occhiacci azzurri in volto e vorresti esser principe e riempirne un harem, ornamentalissime e composte, ubbidienti ed inaffidabili. Le indovini fredde, scaltre, dandosi con giudizio. La passione non sembra albergare sotto i loro maglioncini azzurri attillati sulle tettine ritte. Macchine per far soldi. L’amore sarà per un’altra vita.

Vi confesserò, preferisco le africane.

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