Lo strano pellegrinaggio del Rocio, in Andalusia.

Lo strano pellegrinaggio del Rocio, in Andalusia.

Giugno 1, 2016 0 Di ilviaggiatorecritico

La Madonna del Rocio. (Foto di Martius via Wikimedia Commons)

E’ una delle feste più sentite in Spagna, paese pur ricchissimo di vivace folclore: basti nominare le corride , la Feria di Sevilla, la discussa Festa di Hondarrabia, giusto per citarne tre fra le mille e mille. Ecco, il pellegrinaggio del Rocio è proprio fra le feste più famose.

Delle confraternite di fedeli andaluse, spagnole e da qualche tempo addirittura internazionali convergono in uno strano paese, agglomerato rurale, congiunto di strane mansioni di nome, appunto, El Rocio. Vi arrivano in molti modi diversi: i meno a piedi, i più in macchina, alcuni a cavallo, altri su carrozzoni in legno, tirati da trattori. Comunque sia, l’ultimo tratto se lo fanno tutti a piedi o a cavallo, ipocriti.

I pellegrini sono organizzati in Confraternite che si spostano compatte, ognuna ben distinta dalle altre. Ogni Confraternita viene da un paese o cittadina diversa. Il gruppo dei Confratelli, a volte anche centinaia di persone, è preceduto dalla propria statua della Madonna coperta da un baldacchino e trainata da muli. L’utilizzazione  di muli e cavalli è infatti una caratteristica peculiare del Rocio. Siamo in Andalusia, terra di gitani, grandi allevatori ed addestratori di equini e niente come un cavallo di bell’aspetto e riccamente adornato da prestigio sociale.

 

Il percorso più bello lo fanno le Confraternite che vengono da sud-est come quelle di Cadice, Jerez, Sanlucar de Barrameda. Attraversano in tutta la sua larghezza lo stupendo Parco naturale di Donana, su strade naturali, di sabbia, cavalcando, a volte, le dune; in paesaggi meravigliosi. Il Parco è strettamente protetto durante tutto l’anno (vi è anche la rarissima lince iberica); durante il Pellegrinaggio del Rocio viene invece percorso da un fiume di gente, cavalli, trattori e macchine che sconvolgono tutto. E’ solo uno dei mille paradossi di questa festa.

La festa avviene fra maggio e giugno, quando il calore comincia già a farsi sentire. Il viaggio, lentissimo, dura alcuni giorni; le notti vengono passate sotto le stelle, con qualche tenda di appoggio. Per la notte ogni Fratellanza si accampa in uno spiazzo; le macchine, i carrozzoni, i trattori, i cavalli si dispongono intorno alla statua della Madonna. Ed è rivolgendosi alla statua della Madonna che i confratelli e le consorelle cantano las saetas, il tipico canto flamenco religioso, a cappella ed estremamente emotivo. Questi giorni di lento e rurale cammino vengono sempre descritti come l’autentico cuore della festa.

Il messaggio sul quale si basa la fama, fortissima, del Pellegrinaggio del Rocio è quello di un ritorno alla natura e agli istinti primordiali che rigenerano il corpo e lo spirito. Un misto fra la religiosità del pellegrinaggio e la licenziosità del carnevale. Un rito vitalissimo in cui il paganesimo è molto presente; un inno alla Natura. In tutta la Spagna si racconta che durante quelle notti si mangiano delizie (innanzitutto il prosciutto), si bevono eccellenti vini e si intrecciano amori sotto i pini. Satiri e pastorelle, insomma, una volta finiti i canti alla Madonna. Ci si scambia visite fra un carrozzone e l’altro; fra una fratellanza e l’altra, accampate vicine. Ci si invita a mangiare, a bere.  Le donne vestono alla sevillana, con quei forti colori e le gonne svolazzanti nella calda sabbia delle pinete; gli uomini come Zorro in borghese. Il mito di queste notti brade è fortissimo in Spagna; tutti favoleggiano di una sorta di spazio libero da ogni convenzione sociale. Un rito dionisiaco più che cattolico. Io, al solito ingenuone, ci ero andato aspettandomi tutto ciò.

La realtà è molto diversa, ahinoi. Per fare il pellegrinaggio ci vogliono una decina di giorni; ed avere il permesso di viaggiare con la propria Confraternita, costa un sacco di soldi (c’e’ una grossa struttura dietro che va mantenuta). Quindi possono partecipare solo pensionati benestanti. Di conseguenza si mangia poco e si beve meno per via della salute e gli amorazzi sulla nuda terra son cose del lontano passato. E anche cantare, si canta poco perchè a quell’età ad una cert’ora vien sonno. Inoltre, visto che gli imboscati devono essere frequenti (io fra questi), non ci si invita per niente gli uni con gli altri ed ognuno mangia le proprie cosine che si è portato da casa. Il tutto si risolve in una specie di triste picnic di attempati artritici. Una cocente delusione.

Le Confraternite arrivano finalmente al Rocio, arrivano anche i cani sciolti e si agglomera intorno alla chiesa del Rocio la spaventosa cifra di un milione di persone. Questo luogo è assolutamente straordinario. Costruito intorno alla chiesa dove è costudita la Madonna da venerare è del tutto deserto durante l’anno. Si riempie solo per la festa. E’ abbastanza vasto ed è composto per lo più da una grande quantità di una sorta di ostelli di proprietà delle diverse Contraternite. Ognuna di loro ha il suo casermone dove vengono ospitati i confratelli durante le tre o quattro notti della festa. Vi sono camere matrimoniali e camerate; una mensa, un patio coperto da tende dove fare la siesta, le stalle per chi è venuto a cavallo, la cappella dove albergare la statua della Madonna. Vasti edifici un pò conventi, un pò colonie estive del Fascio. Ed è anche tutto nuovo perchè il boom immobiliare del Rocio è abbastanza recente. Gli investimenti sono stati colossali, i costi di manutenzione anche; i soci delle Fratellanze devono sborsare tantissimi soldi per continuare ad esserlo, per partecipare al pellegrinaggio, per dormire nella casa della Fratellanza. Tutto ciò per poche notti l’anno. E’ un miracolo economico fondato sul nulla.

Per maggior agio dei numerosissimi cavalli le strade del paese non sono asfaltate: il fondo è di sabbia. La folla di pedoni e di cavalieri si aggira nel villaggio immersa in un perenne polverone, che si cerca di combattere con camion cisterna che annaffiano costantemente. I cavalieri scorrazzano. I bottegai spennano i clienti per ogni minimo oggetto. Nelle case delle confraternite le donne preparano pranzi e cene  senza sosta. L’atmosfera è di concitata (ed un pò forzata) allegria, nell’impazienza della processione finale. I capi delle Fratellanze si aggirano soddisfatti e boriosi salutandosi cerimoniosamente fra di loro come cavalieri barocchi. Tutto appare forzato, una bolla di vuota effervescenza, un bluff culturale.

L’aspetto strordinario di questa festa è che non c’e’ niente di tradizionale: esiste da relativamente pochi anni, nel solco di quell’andalusismo retorico cresciuto intorno all’Expo di Sevilla del 1992 e all’imperante Partito Socialista Andaluso. Insomma, una pagliacciata. Quanto durerà? Che se ne faranno di una cittadina intera quando la processione si sgonfierà?

Poi finalmente arriva la notte centrale. La Madonna del Rocio riceve l’omaggio di tutte le altre Madonne arrivate con le Fratellanze in una sorta di concorso di bellezza delle Madonne. Viene poi portata con un complicato cerimoniale a fare il giro della piazza e ritorna in chiesa. La festa è finita, le Fratellanze ripartono velocemente, El Rocio affronta solitario un’ennesima estate infuocata.