La Maremma è un bluff.

Una vacca Maremmana nella tenuta regionale del Parco dell'Uccellina.
Un bovino di razza Maremmana nella tenuta regionale del Parco dell’Uccellina.

La Maremma è una faccenda complicata.

La Maremma è un brutto posto per viverci. E’ un clamoroso bluff. Chi afferma il contrario fa finta di non capire.

Quella regione, pur ricca, andò in crisi verso il terzo secolo dopo Cristo, con la crisi dell’economia schiavistica, e non si è mai più ripresa. Per secoli è stata sinonimo di febbri malariche, morte, spopolamento, solitudine, abbandono, ignoranza, confino, banditi. Luogo infame, vi si andava giusto per cacciare; alcuni gruppi di pistoiesi a fare il carbone, d’inverno, nella macchia, come viene chiamato il bosco, fitto.

volpe uccellina
Una volpe nel Parco dell’Uccellina.

Il semplice epiteto di Maremmano divenne spregio ed insulto. Bello il brano di Romano Bilenchi da Siccità del 1941.    La frase di Dante sulla Maremma è fin troppo conosciuta.

E’ sempre stata terra piena di difficoltà: non ci son mai stati i Liberi Comuni, ma eran tutti feudi di nomi altisonanti: gli Aldobrandeschi, i Pannoneschi, gli Orsini, i Corsini, temibili despoti; da Grosseto la popolazione, d’estate, si spostava sulle colline per sfuggire alla malaria; vi furono conflitti sanguinosi intorno alle saline di Marina di Grosseto; la pesca delle anguille era riservata ai Medici, che la appaltavano a commercianti che impedivano con crudeltà la pesca agli abitanti. I porti erano sottoposti alle rigide regole doganali che si cercava di evitare con il contrabbando, fiorente. Intorno vi erano i confini sia con lo Stato della Chiesa, sia con lo Stato dei Presidi di Piombino. Insomma, un perenne gioco a guardie e ladri dove i locali erano sempre i ladri ed erano sempre molto duramente puniti. Come si vedrà secoli dopo con i briganti, poco più a sud. Altri scompensi si produssero con l’arrivo di nuove popolazioni quando la bonifica maremmana, dopo il fascismo, concesse le nuove terre agricole a poverissimi contadini veneti, secondo i clientelismi degli oratori democristiani.

Ed una popolazione, a forza di esser esclusa dal godimento dei beni della propria terra (sale, pesci, commerci) e di esser punita quando cercava di averne le briciole, diventa cattiva.

Soprattutto, tanta miseria. L’ultima carestia fu nel 1956 a Castiglione della Pescaia. La gente non aveva più niente da mangiare, letteralmente.

Poi arrivò il miracolo. Il turismo ha invaso la Maremma. Monte Argentario con i nobili; Punta Ala con i milanesi; Castiglione della Pescaia con i fiorentini; l’intellighenzia della sinistra romana a Capalbio; Marina di Grosseto con i grossetani che si facevano la casa invece di passare l’estate nelle baracche di legno; tutti gli altri nei mille campeggi lungo la costa. Mancando totalmente uno spirito imprenditoriale, non vi furono grandi progetti, ma mille piccole attività che, da una parte hanno diffuso risorse in seno della popolazione; dall’altra hanno evitato troppi mostri di cemento. Chi affittava casa propria andando a dormire per l’estate in garage, chi vendeva l’orto edificabile della nonna, chi metteva il chiosco di frutta comprata al mercato spacciandola per propria, chi vende gelati, chi fa finta di pescare, chi s’improvvisa muratore, chi ripara barche, ad occhio.

230820121013
La macchia mediterranea, tratto distintivo della Maremma marittima, in occasione della terribile siccità dell’estate del 2012 quando molte piante, pur sempreverdi, persero le foglie.

Ciò, sulla costa. All’interno si è dovuto aspettare qualche decennio ancora perchè l’interesse turistico arrivasse ai borghi con i B&B, i ristorantini di nicchia, le seconde case, le ristrutturazione degli emigrati in città che ritornano d’estate al borgo.

In modo abbastanza spontaneo e senza una reale volontà dei politici o degli imprenditori maremmani, si è diffusa un’immagine della Maremma come di luogo ancora naturale, quasi selvaggio, dove la natura è ancora sovrana. Il paradiso possibile e vicino; la macchia mediterranea con l’odore del rosmarino, le spiagge vaste, il cibo buono e pulito, il mare con le molte Bandiere Blu, la campagna e le colline; gli ultimi butteri, addirittura. Una specie di Africa della Toscana, se non di tutto il centro-nord italiano. Si è parlato di Maremma Felix.

Si collocano in Toscana i due caposaldi della cultura italiana: da una parte la vetta dell’ingegno umano con il Rinascimento a Firenze; dall’altra, a poca distanza, il permanere della natura intatta e del buon selvaggio che la abita: la Maremma.

Vi è stato quindi l’arrembaggio dei borghesi del nord Italia e dell’Europa benestante. Ammaliati da codesta immagine che si era creata, sono arrivati in grande numero comprando case e casette, venendo ad abitarci, allestendo B&B, cercando, infine, di inserirsi in quel mondo. I prezzi sono aumentati, fortemente e di tutto. E i Maremmani sono diventati sempre più ricchi e han creduto che tutto quel benessere era loro dovuto per grazia divina e che l’impegno nel far bene le cose fosse un optional inutile. Nel frattempo il turismo estivo continuava a furoreggiare. E’ solo negli ultimissimi anni che ha cominciato a dar sintomi di stanchezza.

Purtroppo la realtà è ben diversa e ben più triste. E’ come la novella del Re che era nudo, ma nessuno lo diceva.

La pianura di Grosseto era una fantastica palude piena di ogni tipo di vita e di attività. Era certamente la più grande ed interessante zona umida italiana. Con la bonifica è stata completamente distrutta, salvo un misero resto accanto a Castiglione della Pescaia, sottoposto ad ogni tipo di pressione antropica. Al posto di questa enorme palude vi è una campagna piatta ed inutile coltivata soprattutto a grano, giusto per prendere i contributi europei. Spesso non si fa nemmeno il raccolto. Mantenere questa brutta campagna fuori dall’acqua richiede il pompaggio continuo con grandi costi per gli abitanti (anche chi non ha terra) e l’utilizzazione di tanta energia. Bisognerebbe tornare ad inondarla, basterebbe spengere le pompe. Le zone di Scansano e di Massa Marittima sono state soggiogate alla produzione dei vini Morellino e Montecucco  con centinaia di ettari di tristi vigne con i pali di cemento allineati come soldatini. La piana di Scarlino è piena di industrie chimiche che furono fonte di enorme inquinamento nei decenni passati. Si estrae gas naturale trivellando la pianura. La costa è piena di porti turistici, la pineta costiera è ritagliata in mille concessioni private dotate di ville. fenomeni di abusivismo e di appropriazione di beni demaniali sono frequenti. I Comuni, complici, tacciono.

E questa sarebbe la natura incontaminata? La supposta bellezza della Maremma sta nel fatto che è terra poco popolata, piena di spazi vuoti di attività umane. Ma da quando l’abbandono è bello?

Dicevo che i Maremmani sono cattivi. E’ proprio così. Secoli di tremenda miseria e di aperto disprezzo da parte degli altri toscani, mescolanza di polazioni poverissime proveniente da altrove, in occasione della distribuzione delle terre bonificate, l’improvviso benessere arrivato senza il lavoro, ma grazie ad una rendita di posizione, una grande emigrazione verso il nord della Toscana. Tutto ciò è una miscela esplosiva che ha prodotto una popolazione senza una cultura condivisa. E’ un pò quel che è successo in America Latina o nel Delta del Po. Vi è quindi molta indfferenza sociale, una forta e diffusa aggressività interpersonale, molta violenza, individualismo sfegatato, pochi valori condivisi,  poco valore della parola data.

Gli interessi sui prestiti nella provincia di Grosseto sono fra i più alti in Italia; semplicemente perchè i maremmani hanno una certa tendenza a non rendere i soldi. E non è la cultura della furbizia o del fregucchiare; è la cultura dello spregio degli altri, dell’arraffare con tracotanza quel che si può, ignari del domani, indifferenti al rispetto. Come succedeva ai tempi, quando si rubava il sale nelle saline o si pescava di frodo le anguille dei Granduchi fiorentini o si andava a caccia di svedesi dicendo alla fidanzata di aspettar settembre. E non a caso molti maremmani sono grandi cacciatori; siamo al paleolitico: non si alleva, ma si caccia, si depreda il territorio. E quando si alleva si fa su grandi superfici, con il pascolo brado ed i butteri, come se fossimo nelle pampe sudamericane e non a 200 km da Roma. Mentalità da rapina, da bucanieri. Un’economia fatta di espedienti; la professionalità è merce rarissima, la cultura dell’accoglienza turistica è cosa sconosciuta. Il turista è da mungere con sgarbo. Lo si odia, lo si disprezza, specie se è senese o fiorentino.

Si diceva della proverbiale ignoranza maremmana citata dagli altri toscani in modo certo impietoso. Ma il vero problema non è la poca educazione, perchè ciò è molto diffuso in molti luoghi. Il problema è che il Maremmano è conscio di questa sua caratteristica e ne va fiero!!! E’ questo il punto: non cerca di migliorarsi, tutto il contrario; si incancrenisce nella rozzezza facendone un vanto. Come a dire: mi dite che sono ignorante? Ebbene, lo sarò di più! Tutto ciò è tragico per loro e per quelli che li frequentano. E’ il frutto di una tremenda ingiustizia nei confronti dei Maremmani che sembra non avere redenzione.

In questo clima la società fa fatica ad andare avanti. Difficile organizzare attività, iniziativi, gruppi di interesse. L’atmosfera è asfittica, molti se ne sono andati, chi resta pesca dove può pescare senza ritegno. Il professionista, il piccolo imprenditore turistico, l’artigiano. Tutti si approfittano di tutti cercando di urlare più forte. Ci provano, costantemente, senza vergogna: una jungla continua dove i prezzi vanno alle stelle e la qualità è infima. Mali italiani si dirà: è vero, ma qui più che altrove.

Il povero milanese un pò pirla che è finito in questa situazione, pensando di trovare la vita perfetta, finisce malamente. Economicamente è una tragedia, socialmente è isolato. Respira l’aria buona e si pente amaramente. Il senso di delusione è cocentissimo. E prima di capirlo son passati troppi anni e non è più possibile tornare indietro. Tutti noi abbiamo sperato di aver trovato dove vivere sereni; tutti noi ci siamo ritrovati fra i lupi, in mezzo ad un deserto.

Un pò diversa è la situazione sulle colline. In quei paesi la popolazione è molto più antica e più omogenea: la cultura vi è maggiormente condivisa e la comune convivenza è più sviluppata. Ma anche li’, la miseria secolare, l’abbandono e l’esodo, la povertà del territorio han fatto strage di vitalità. Borghi morti e muffiti.

E si mangia male in Maremma. L’acqua cotta, i tortelli di ricotta e spinaci, il cinghiale, la tegamata, il pesce sono lontani e sbiaditi parenti dei piatti simili del resto della Toscana. La cucina maremmana è come tutto il resto: tirata via, fatta per fare, per vendere, per liberarsi del problema.

P.S.

In questi due anni che son pasati dalla pubblicazione dell’articolo alcuni lettori hanno lasciato dei commenti che si possono leggere qui sotto.

Ritengo straordinario che un’amplissima maggioranza di questi commenti diano perfettamente ragione a quanto ho scritto nel post. Ancor di più: sono esempi dell’atteggiamento di molti maremmani: aggressività, insulti, minacce. Pochissima capacità di riflessione o discussione, sia pure con eccezioni. E soprattutto: difesa se non esaltazione della propria ignoranza come valore fondante di una comunità. Come fare ad uscire da questa maledizione?

9 pensieri su “La Maremma è un bluff.

  1. articolo pieno di supponenza e di prosopopea tipica di una scarsa conoscenza del territorio . La Maremma che io vivo non la trovo nella descrizione denigratoria data nell’articolo . E’ un oasi di pace e di serenità in cui la qualità della vita rimane prerogativa di felicità esistenziale nonché rifugio di intellettuali ( Calvino – Asor Rosa) e musicisti ( Puccini ) la cui gente non è solita concedere la propria amicizia con facilità in quanto troppe volte ne è rimasta delusa . Non è così ignorante la propria popolazione come la si vuol definire . Sfido l’autore a contattarmi proponendogli un nuovo tour per ricredersi nell’opinione che ho trovato denigratoria . Claudio Leoni tel 0564/413111
    A presto

    Mi piace

  2. Tipico articolo dove le fonti storiche sono manipolate per avvalorare le tesi dell’autore. Manca infatti tutta la parte dedicata alle rivolte, alle ribellioni e alla resistenza, nonchè gli enormi sacrifici che i Maremmani hanno fatto per rimanere nella loro terra amara, ma ineguagliabile. Alcuni punti sono stati centrati e sono tema di dibattito nella popolazione (ad esempio l’offerta culturale e imprenditoriale, il turismo, il lavoro). Il maremmano fa bene ad essere chiuso e scorbutico. Ha dato il sangue per la sua terra e ne è giustamente geloso. Il turista se la deve conquistare, oppure finire in una delle tante “tourist trap” che a onor del vero sono disseminate in tutto il mondo. Per un turismo semplice da aperitivo e finta cortesia, prego rivolgersi a Rimini o Riccione, sperando che qualche drink in più renda dignitosi gli orrendi paesaggi della costiera romagnola.

    Mi piace

  3. Vero il discorso sulla differenza tra interno e costa, verissimo che si mangia male, e che si fa tanto per fare, senza amore, per liberarsi del problema. Vero il fatto che disprezziamo senesi e fiorentini. Il punto della questione maremmana sta proprio, forse, nel suo isolamento. Perché romani, senesi e fiorentini, per vari motivi, non possono essere esempi né maestri di vita. Quindi, se il maremmano è gretto, lo si deve anche al fatto di esser circondato da zotici. C’è una notevole differenza tra le due categorie, una differenza originale, anche se gli effetti possono confondersi. Del resto, l’unico tra i popoli toscani a non essere zotico, cospiratore, ciclotimico, campanilista, facinoroso e fazioso sono gli aretini, poiché si aprono un poco verso l’Umbria e le Marche. Il resto dei toscani sono genti finte e in maleodorante contraddizione, genti unte di romano. La Maremma, che è senz’altro toscana, ne è una vittima e nient’altro. Ha ragione Berlusconi quando dice che l’Italia andrebbe detoscanizzata; dovrebbe però dire che va pure deromanizzata. L’ignoranza maremmana non ha alcuna bellezza (ché l’ignoranza schietta, invece, potrebbe avere); essa è soltanto una profonda, assoluta, ineguagliabile indifferenza verso gli altri. Una mancanza di curiosità e di forza polemica, nonché di forza in ogni senso. Se ci fai a botte, infatti – cosa che tu non avrai fatto, giacché probabilmente ti interesseranno più che altro i libri – ti accorgi che sono pure codardi. Naturalmente, non sono – non siamo – tutti così, ma a prevalere, alla fine, sono certe caratteristiche. La fortuna è che non tutti se ne accorgono. Tu hai toccato punti interessanti, ma intanto ti dico che quando parli di Scarlino, della depredazione dell’ambiente, della caccia, fai soltanto retorica. Si sente bene che di questi temi non ti importa nulla, che qualcuno o qualcosa te li ha suggeriti, che insomma non sono al centro del tuo interesse, poiché evidentemente ne parli in modo poco dettagliato e informato, a un livello non all’altezza di quello che hai mostrato negli altri argomenti. Poi, sei in contraddizione: ‘sto popolo maremmano è vittima dei nobili predoni, oppure non lo è ? Non sarà magari che sono quei nobili ad avere a che fare con un popolo ingovernabile ? Devi cercare un colpevole o delle cause perché sai che esistono, o solo per ottemperare a qualche logica politichevolmente corretta ? E se le cause non ci fossero, se si trattasse semplicemente di un popolo riottoso, refrattario, ingovernabile, simile a tanti altri popoli delle isole del mediterraneo, avresti il coraggio di dirlo ? Sapresti ammettere che non deve per forza esserci una spiegazione, se un popolo o una nazione sono tendenzialmente sovversivi. C’è un altro tuo errore clamoroso, e non si tratta di opinioni. Tu chiedi da quando l’abbandono è bello. E’ retorica, anche questa. L’abbandono certo che è bello: quella campagna che definisci vuota e inutile è bella proprio per questo. C’è un gran bisogno, oggigiorno, di quel vuoto, di quel niente. Che cosa è la cima di una montagna, se non un luogo abbandonato, un deserto, una sassicaia ? Se non cogli la bellezza nell’abbandono, nella solitudine, nella malinconia, allora non conosci proprio la bellezza. Poi, sul pompaggio – drenaggio di cui parli, ti sbagli in modo eclatante: la maremma non è più un basso strutturale – cioè una maremma – da secoli. Si può sapere quale razza di acqua dovremmo pompare via ? Di che cavolo parli ? Dei contributi europei per i cereali ? Perché non lasci perdere gli argomenti che non conosci – oppure te ne informi al riguardo – e non approfondisci quelli che invece tratti molto bene, anche fin troppo ? Chi sono i Pannoneschi ? Dove sono gli allevamenti estensivi di cui parli, a parte le zone limitrofe al Parco ? Le clientele venete della DC ? Perché, credi forse che qualche assegnatario, maremmano o non, non sia stato ammanigliato ? Le clientele sono state anche locali. La riforma fondiaria è stata un’idea concepita dai comunisti e portata avanti dai democristiani, in accordo con certi banchieri svizzeri che volevano togliersi di torno terreni infertili o poco produttivi, facendoseli spesso pagare due volte (una volta direttamente mezzadri, tramite vendite – truffa, operate in vista della ventura riforma, e una volta tramite l’ente di riforma). Ma questi terreni collinari non valgono niente, non producono niente, spesso non sono dissodabili, e c’è sempre il problema dell’acqua. Il verde della provincia di Grosseto (e basta, co’ ‘sta maremma !) diventa giallo già a fine maggio, perché è un ambiente pedologicamente simile al Nord Africa, come hai detto tu.
    Insomma, dovresti scrivere meglio, e soltanto ciò che veramente pensi e che ti sta a cuore. Scrivere non è per tutti. Non è necessario – non è vitale – informarsi, ma è sempre meglio se lo fai. Se non lo fai, ciò potrebbe essere perché hai coraggio, perché vuoi osare, perché vuoi dire la tua così come te la senti; ma non mi pare sia il tuo caso; no, direi proprio che tu questo coraggio non ce l’hai. Hai comunque sollevato questioni interessanti, che è proprio l’ora di smuovere !

    Mi piace

    • No, la Maremma non è affatto isolata. Era a 4 giorni di cavallo da Roma o Firenze; era ed è attraversata dall’Aurelia; ci sono due linee ferroviarie. Se vogliamo dare una caratterizzazione generale degli isolani, diremmo che sono chiusi, schivi, diffidenti verso lo straniero. Niente a che vedere con il carattere maggioritario presso i Maremmani; direi quasi il contrario. E io non ci ho mai visto niente di sovversivo in quegli atteggiamenti. Ci vedo rabbia riottosa destituita di ragionamento. Codarda lo aggiunge lei, forse ci sta. Un pò come certe sue critiche; l’ultima idrovora della bonifica maremmana è stata inaugurata nel 2014, quella di Piatto Lavato. I famosi fanghi rossi di Scarlino sono stati improvvidamente depositati nella miniera di Boccheggiano e le acque che ne fuoriescono devono essere costantemente trattate dalla Regione con forti costi. E’ sotto gli occhi di tutti che molti campi, pur seminati, vengono poi abbandonati e non raccolti, tanto i contributi son già partiti. E naturalmente parlavo dei Pannocchieschi, ci voleva poco ad immaginarlo. Ma no, non si ragiona; ci si avventa sull’altro. Ripeto: rabbia riottosa; è questo il problema, mille volte riproposto.

      Mi piace

      • Veramente il problema non è stato riproposto mille volte, anzi la tua critica mi pare piuttosto inedita, quanto necessaria, e coraggiosa, come ho già detto. Dovresti però essere capace di separare cose tra loro non attinenti. Com’è che ti sembrano tutti arrabbiati ? Non è forse che sei tu a essere eccessivamente irritabile e insofferente alle critiche ? Insomma, “un po’ ” non si scrive come lo scrivi tu, ma se lo scrivi sbagliato perché le tue risposte sono scritte di getto, guarda, ché io lo apprezzo, per quel che può contare. Ben venga chi scrive su ciò che gli sta a cuore. Piatto Lavato è stato reso necessario dal carattere spiccatamente torrentizio di un paio di corsi d’acqua, cosa che riguarda anche l’Ombrone, che negli anni a venire necessiterà di monitoraggio e opere di smaltimento sempre maggiori. Il carattere incostante di fiumi che non sono veri e propri fiumi, e il cambiamento climatico, non c’entrano tuttavia nulla col fatto che la maremma di cui parliamo è stata drenata. Non mi pare di averti rivolto critiche codarde, né destituite di ragionamento, e non vedo perché si debba immaginare i Pannocchieschi dietro ai Pannoneschi. Destituire gli altri di ragionamento è atteggiamento della sinistra, ovviamente, ciò non significando, ovviamente, che tu ne faccia necessariamente parte. Voglio dire, invece, che il modo migliore per destituirsi di ragionamento è affrontare le questioni in modo religioso. La tua purezza, che è evidente, è una cosa; mentre l’atteggiamento religioso che ne deriva, che è una aberrazione, è un’altra cosa. E’ sotto gli occhi di tutti, certo, il fatto che i raccolti vengono abbandonati; ma ti posso assicurare che i contributi europei, se parliamo del grosso, della sostanza, non vanno certamente lì. Ancora non ti sei degnato di dirmi dove sono gli allevamenti estensivi di cui parli. Su Scarlino, infine, posso dirti che rende molto più di quello che costa, ma anche questa è una di quelle faccende che gli italiani si dimostrano duri a capire. Vai a spiegare, ad esempio, che la vendita delle sigarette, sommando e sottraendo, allo stato non rende nulla, o quasi: ti prendono per pazzo, per uno destituito di ragionamento. Ma io voglio continuare, se credi. Sono qui per discutere, incurante delle tue offese, e attendo risposte da parte tua. Ci stai ?

        Mi piace

      • No, non ci sto. Semplicemente perchè quando si mescola politica, religione (??), sigarette, benefici dell’industria e apostrofi/accenti capisco che si cerca l’artifizio dialettico e non uno scambio di idee sulla maremmanità, che pure sarebbe interessante. Diventa una perdita di tempo. Per gli ultimi dubbi: fra piana di Grosseto e quella dell’Albegna ci sono 12 gruppi di idrovore in funzione (in fondo a: http://www.anbitoscana.it/eventi-news/251-interventi-realizzati-dal-consorzio-di-bonifica-6-toscana-sud-nel-bacino-del-fiume-albegna). Quando i tedeschi in ritirata li spensero andò tutto sott’acqua. Non mi sembra di aver mai parlato di allevamenti intensivi. Ho anche riletto l’articolo ma non ne ho trovato traccia. Ma uno ce n’e’. E’ quello di spigole del Fornaciari verso le Marze fra Castiglioni e Marina. Io ho molta stima per quella persona che fu un grande pioniere dell’allevamento dei pesci in Italia. Ma quell’allevamento versa (o versava, fino a qualche anno fa) una grande quantità di materia organica (resti di cibo e deiezioni) nella palude, in prossimità della Casa Rossa. Ciò era molto criticato da certi gruppi.

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...