Fasulla Firenze

In quel parco tematico del  Rinascimento che è diventata Firenze, per la gioia dei suoi bottegai e per il dolore degli altri abitanti, fra le molte aberrazioni, ve ne è una particolarmente sgradevole.

Un numero importante di esercenti, che si dedicano a fornire pessimo cibo ad alti prezzi ai poveri turisti, considerati solo dei pennuti e quindi immediatamente spennati, ha pensato bene di camuffarsi da botteghe tradizionali.

Incominciò una di quelle famiglie nobili che hanno rinverdito gli allori grazie alle viti e di lì è stato un dilagare senza freni, senza fantasia, senza intelligenza.

Per prima cosa il nome del locale: “Vecchio” o “Antico” è d’obbligo; poi “Fattoria”, “Bottega”, “Vinaio”, “Vendita”, “Corte”. Poi gli sporti, l’entrata: sempre di legno naturale, di foggia primi ‘900, un pò ridondante e fasulli come una moneta da tre euro.

Pavimento in finto cotto, arredi da bottega tradizionale: tavolini di marmo, banconi di legno, sedie impagliate. Ma soprattutto l’immancabile e troneggiante affettatrice degli anni ’50, rossa e cromata, o le bilance, della stessa foggia. Tutto fittizio, fintamente alla buona, come casuale; l’impressione generale è leziosa, fasulla, stucchevole, appiccicosa.

La strategia commerciale di questi bottegai è chiara: hanno sentito dire che non bisogna vendere cose, ma trasmettere la cultura che vi è dietro. Questa è la favola che ha permesso il miracolo turistico toscano.

Anche la macelleria Falorni, a Greve in Chianti, una volta eccellente, è diventata commercialissima.

In realtà è una enorme panzana che stravolge totalmente la “vera cultura toscana” trasformandola nella “visione che gli stranieri hanno della cultura toscana”.  Hanno trasformato una regione in un esperimento di marketing. E questi ignorantissimi bottegai hanno applicato la ricetta, probabilmente senza nemmeno capirla. Fanno finta di essere qualcosa che loro nemmeno sanno cosa è. Come possono riesumare il passato se non lo conoscono, non lo capiscono e soprattutto hanno come unico interesse guadagnare indebitamente un euro in più sul loro vile panino?

Il loro cibo è dozzinale: affettati industrialissimi, focacce che di toscano non hanno niente, magari anche la pizza napoletana o i tramezzini romani, finti cantucci di Prato. Vini al bicchiere, spesso senza vedere l’etichetta. Prezzi sconsiderati. E i turisti abboccano, come fanno al Mercato di San Lorenzo.  E molti vanno in questi finti alimentari sperando di spender meno che nella miriade di altrettanto falsi ristoranti che imperversano nel centro storico.

Questa moda del finto vecchio è durata una ventina d’anni, ora sta finendo e ci si butta verso il minimalista (i bottegai sono perennemente in ritardo sulle tendenze, troppo distratti a contare i soldi), così si risparmia anche sugli arredi.

 

5 pensieri su “Fasulla Firenze

  1. Ho in programma un weekend a Firenze a giugno e ti dico la verità: da persona non del posto mi sarei orientata proprio verso questi posti di cui tanti parlano 😉 Più o meno la stessa cosa sta iniziando a prendere piede anche qui dalle mie parti (in Piemonte), anche se in maniera meno marcata per il momento. Purtroppo, spesso la gente vuole un posto che stia bene su Instagram, senza dare la giusta importanza alla qualità del cibo, che poi è quello che conta.
    Posso chiederti come orientarmi per scegliere dove mangiare a Firenze, senza incappare in una trappola per turisti?
    Grazie e buon lunedì 🙂

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    • Nel centro storico la situazione è ormai disperata. Non voglio dire che la qualità sia sempre pessima, ma certo che sono ormai tutti ristoranti piegati alla logica del turista che passa tre giorni e due notti a Firenze. Tanto che io ti consiglierei di non venirci proprio, a Giugno poi…. Se ti interessano i musei, magari d’inverno, ma dormendo lontano e venendo dalla mattina al pomeriggio con il treno.

      Se proprio insisti ti dico dove mangio io quando ho la sventura di aver fame in centro. La Ghiotta in via Pietrapiana, io ci mangio la carrettiera. E’ frequentata da fiorentini, trattoria rapida. Da Sabatino che fu capostitpite delle trattorie fiorentine, all’inizio di Via Pisana. Trecento metri oltre vado volentieri alla birreria Diorama, che ha eccellenti birre ed un pò di cucina. Io non conosco altro di decente. Ma, ripeto, più per l’approccio al cliente che per la qualità intrinseca del cibo. Tutt’altra cosa certi ristoranti fuori dalla cerchia del centro, lì i turisti non ci vanno. Coraggio.

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      • Il fatto è che purtroppo ci “devo” andare a giugno perché mio fratello e il mio compagno vanno a un concerto e io ho pensato di accompagnarli per il weekend. Temo già la ressa per le vie del centro e il caldo…
        Grazie mille per i suggerimenti, non sopporterei di finire in un posto dove devo vendere un rene per pagare il conto… e magari mangiare pure male 😉

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      • Non ti preoccupare! I locali sono molto numerosi e ve ne sono anche dai prezzi non alti. La qualità non necessariamente è tremenda. Il problema è che sono luoghi pensati, realizzati e condotti per i turisti. Quindi ci trovi quella che i turisti pensano sia la cucina toscana. Eppoi è tutto così triste, falso, fittizio, stucchevole. Deprimente. Puoi provare anche da Palle d’oro, accanto al Mercato Centrale. Trattoria antichissima, è molto tempo che non c’entro, ma ne ho un buon ricordo. Ed accanto c’e’ lo Zanobini per un bicchiere di vino. Lì ci trovi tutta la fauna avvinazzata del mercato.

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