La sindrome del defiscalizzatore italiano all’estero

La sindrome del defiscalizzatore italiano all’estero

Luglio 27, 2026 0 Di ilviaggiatorecritico

Una strana sindrome si aggira fra i pensionati italiani residenti in Tunisia; fra quelli che sono lì per defiscalizzare, cioè per percepire il lordo della propria pensione. Ciò può avvenire grazie al combinato disposto delle legislazioni italiana e tunisina. Bisogna passare almeno 183 giorni di ogni anno solare in Tunisia, avendovi la residenza e lo Stato Italiano rinuncia, buono buono, a tassare la pensione che cadrà intera nelle tasche del fortunato emigrato, senza che lo Stato Tunisino accampi che pochissimi diritti su quei soldi.

La sindrome ha differenti gradi di perniciosità; la sua evoluzione è facilmente verificabile sui social. E’ probabilmente la prima sindrome la cui diagnosi si basa più su un esame attento dei post dei pazienti su Facebook che su una visita clinica o su una serie di esami di laboratorio. E’ palesemente una sindrome 2.0 e il suo nome è “Sindrome del defiscalizzatore bollito” o SiDeBo. Eccone la descrizione.

La prima fase della SiDeBo è conosciuta come “Rassegnazione passiva”. Il paziente è un italiano che è divenuto residente in Tunisia a scopo desfiscalizzazione. Si è ormai stabilizzato, ha il suo appartamento con contratto annuale, il suo permesso di residenza tunisino ed il suo bravo conto nella banca tunisina dove la sua pensione defiscalizzata si deposita bella bella tutti i mesi. Dal suo conto tunisino fa dei bonifici periodici al suo conto italiano per vivere i restanti sei mesi e per ogni altro suo bisogno, compreso il mantenimento dei figli precari a 35 anni. E’ quindi perfettamente a posto, ma non è del tutto contento. Nota le grandi differenze fra la sua vita in Italia e quella in Tunisia e consegna ai commenti su FB tutta la sua saudade per la patria abbondonata per un semestre annuale. Dice, un pò sconsolato: “Bisogna adattarsi”, ” Siamo a casa loro e dobbiamo rispettare il luogo dove siamo”, “Ci sono aspetti positivi ed aspetti negativi”, “La defiscalizzazione richiede alcuni sacrifici” e cose del genere. In questa fase il paziente appare ancora ben ubicato nello spazio e nel tempo e padrone delle proprie capacità intellettuali e  raziocinanti. Non vi è motivo di preoccuparsi delle sue condizioni, ma un inizio di vigile osservazione del paziente è necessaria.

La fase successiva, ben più preoccupante è “Il tempo della comparazione diseguale”. Le facoltà mentali hanno in buona parte ceduto e le capacità logiche cominciano a fare acqua da tutte le parti. Il paziente (perchè ormai va considerato tale) si rende conto di essersi infilato in una situazione senza uscita, ma la bramosia della pensione lorda continua a mantenerlo inchiodato alla Tunisia. Si rende conto che è perennemente truffato da tutti quelli con i quali entra in contatto (ad esempio il padrone di casa subaffitta il suo appartamento mentre è assente, senza dirgli nulla); vede che è diventato difficile reperire lo zucchero o l’olio di semi; in piena estate manca acqua ed eletticità e la sua casa si trasforma in un forno crematorio. La sanità pubblica è un disastro e quella privata è un terno al lotto, dipende da chi trovi. Il traffico è una jungla, la corruzione è pervasiva. Gli scambi che non siano superficiali (superficialissimi) con i tunisini sono difficili, spesso impossibili e non solo per problemi linguistici. La varietà dei cibi al mercato è modestissima e la presentazione molto povera. Il caffè nei bar è cattivo e rarissimi sono quelli dove si può bere una birra. Insomma la vita è grama. Per non riconoscerlo, nemmeno a se stesso, il pensionato defiscalizzatore italiano si inventa il paragone assurdo: “E’ così anche in Italia!!”. Ad una qualsiasi critica della Tunisia, anche parziale e bonaria, su FB, commenta immediatamente che è così anche in Italia. Si scopre quindi che in Italia manca la luce, l’acqua e lo zucchero, che gli ospedali non funzionano, che tutti ti fregano. Ed arrivano a spiegarti che una volta un suo cugino si salvò miracolosamente da una operazione, che sua zia aveva l’acqua un giorno su tre, che una volta il salumiere gli dette il resto sbagliato. Naturalmente non capiscono (o fanno finta di non capire) che questi casi in Italia succedono una volta su cento o mille ed in Tunisia 12 volte su 10.

E naturalmente non colgono il fatto che una cattiva abitudine come la truffetta continua o la menzogna o l’assoluta mancanza di parola, non sono meno gravi in Tunisia per il semplice fatto che avvengano anche in Italia. Il corto circuito logico del paziente è chiaro. Vuole credere che gli inconvenienti tunisini sono del tutto simili a quelli italiani e quindi tanto vale restare in Tunisia e continuare a defiscalizzare. Tipico quanto succede con il costo della vita. Negli ultimi anni l’aumento è stato fortissimo in Tunisia, in percentuale moltissimo di più che in Italia. Eppure il pensionato italiano dirà: “Aumentano i prezzi? Anche in Italia!”

Tale corto circuito ha degli aspetti perfino perversi, se ci pensate bene. Rifiutare di vedere i difetti della Tunisia equivale a rifiutare di vedere la quantità di difficoltà e di patimenti nei quali i poveri tunisini si dibattono durante tutta la propria vita. Nel pensionato italiano affetto da SiDeBo troviamo quindi l’idea che il tunisino sia un popolo felice e spensierato (molti usano proprio questo termine) quando invece è uno dei popoli più infelici che il Viaggiatore Critico abbia trovato in vita sua.

Si arriva quindi alla terza fase della SiDeBo. All’inizio di questa fase assistiamo alla minimizzazione degli inconvenienti. Si trova che la pasta tunisina è buona, anche se scuoce a guardarla; si trovano i tunisini molto gentili anche se ti fregano ad ogni passo; si dice che se non si trova lo zucchero, é anche meglio per la salute. Ci si prodiga in consigli per ovviare ai tagli della corrente spiegando come comprare ed installare un gruppo elettrogeno, come se fosse la cosa più normale del mondo vivere con un motore di camion accanto al salotto. Italiani che sbraitano per 10 minuti di ritardo di un treno italiano trovano normale girare con le taniche per comprare il gasolio per il gruppo elettrogeno.

Si arriva infine alla terza fase avanzata, la più pericolosa, nella quale il paziente è ormai perduto e solo una evacuazione d’urgenza può salvarlo. “La negazione e l’orgoglio”. A questo punto il defiscalizzatore nega sic et simpliciter ogni inconveniente  vissuto in Tunisia, afferma con forza che è il miglior paese dove si possa abitare; si dispiace di non essersi trasferito prima e si dice sicuro di restarvi fino alle sue ultime possibilità.  Si offende sanguinosamente per ogni critica, anche se lieve e marginale; insulta chi ha osato emetterla. E’ senza verso chiunque si permetta di dubitare che la Tunisia è il miglior paese del mondo. Diventa feroce, sbraita con la bava alla bocca. Termina dicendo che è meglio che i critici se ne vadano dal paese, in modo da lasciare più spazio per lui ed i suoi simili, tunisofili incalliti. Siamo alla perdita di ogni capacità logica; il percorso cominciato per l’avidità di eludere le tasse è diventato un delirio totalizzante. E’ il culmine della SiDeBo.

Resta solo da spiegare il perchè del “Bollito”. In realtà la Sindrome nasce dall’accumulo delle difficoltà che si vivono in Tunisia. Queste si sovrappongono l’una sull’altra; giorno dopo giorno, menzogna dopo menzogna. Se si riescono a vivere con distacco e consapevolezza, non sono altro che fastidi innocui. Se invece si vuole non vedere gli aspetti negativi per paura di perdere la defiscalizzazione, ecco che nasce una insanabile contrapposizione fra il vissuto ed il desiderato. Dopo mesi di tensione interna fra il desiderio di tornare a casa in Italia e la volontà di continuare a defiscalizzare in Tunisia, ecco che si raggiunge la condizione di “bollito” e si ha la Sindrome conclamata.

Rimedi? Solo uno, tornare a casa ed accontentarsi del netto.