Le sorprendenti isole Kerkennah della Tunisia

Agosto 24, 2026 0 Di ilviaggiatorecritico

La costa bassa ed il mare basso. Si vedono, nel mare gli sbarramenti tradizionali fatti di foglie di palma disposti come trappole per spingere i pesci verso delle camere dove saranno pescati. Foto di ManzM via Wikicommons. 

Si sa, il Viaggiatore Critico ha sviaggiato in lungo ed in largo per la Tunisia e ne ha parlato in un gran numero di articoli, fino ad annoiare i suoi lettori. Ha parlato della gente, dei mercati, delle oasi, dell’antica  colonia pisana e genovese nel nord del paese, come è viverci, cosa fanno i pensionati italiani che son là per risparmiarsi le tasse sulla pensione. Ma non vi ha ancora parlato di uno dei luoghi più strani e che maggiormente apprezza in quel paese a volte scoraggiante.

Se si sopravvive al traffico suicidiario e terrificante di Sfax e si riesce ad arrivare al porto, ci si può imbrcare, con macchina e tutto, su una navicella che in una oretta e pochi centesimi di euro vi porta alle isole Kerkennah. In italiano chiamate Cercina, dal loro nome latino. Stranamente il nome di una collina che sovrasta Firenze e che fu abitata dagli antenati del Viaggiatore. Stranissima coincidenza.

Le isole sono uno scampolo di Tunisia completamente diverso da tutto il resto e, finalmente, piacevole, accogliente, a misura di persona e non solo di profitto, come è tutto il resto del paese. Parto subito con un esempio: vado in un piccolo ristorante piuttosto modesto e mangio una seppia. Mi lamento con il cameriere del fatto che non hanno tolto il becco centrale, fastidioso; ma lo faccio gentilmente e con simpatia, come un consiglio di un cliente affezionato. Ebbene, al momento del conto non hanno calcolato la seppia ed ho dovuto insistere per pagarla. Un comportamento del genere nel resto della Tunisia è inimmaginabile.

E qui è utile raccontare un piccolo pezzo di storia delle isole. All’inizio del ‘900 una impresa francese decise di installare delle saline, grazie al profilo estremamente basso delle isole sul livello del mare . Come manodopera esperta chiamarono degli operai delle saline di Trapani. Il resto della manodopera era tunisina. Sorsero ben presto dei dissdi sindacali fra i sicialini ed i francesi e in quelle saline, ancora oggi esistenti, nacque un fortissimo sentimento sindacale al quale i tunisini parteciparono con foga. Si ha quindi in queste isole la nascita del forte sindacato tunisino che ha fortemente influenzato la storia del paese, fino ad oggi. I dirigenti storici del sindacato tunisino venivano dalle Kerkennah. E le isole sono politicamente a sinistra con un vivo sentimento di solidarietà sociale. E ciò fa sempre piacere.

Il fatto che le isole siano bassissime è la caratteristica principale delle Kerkennah ed è la spiegazione del fatto che non siano mai decollate turisticamente. Perchè anche il mare è bassissimo. Ovunque bisogna camminare centinaia di metri per avere l’acqua all’ombellico. Il mare è pulito ed il fondo sabbioso, ma le spiagge sono minuscole perchè non c’e’ abbastanza fondo per creare delle onde. Di conseguenza le erbe arrivano fin quasi a riva. Tutto ciò è perfetto per i bambini, ma chi volesse nuotare deve prima fare a lungo il marciatore. Alle Kerkennah il turismo è praticamente assente. Ma dal momento che c’è stata una enorme emigrazione dei suoi abitanti verso Sfax e Tunisi, durante le lunghe vacanze scolastiche estive, miriadi di emigranti tornano ai villaggi nativi con tutta la famiglia. Ognuno si è costruito una bella casetta nei paesini o nelle campagne e di luglio e d’agosto si impazzisce, meglio non andarci.

Ci sono alcuni alberghi, il più conosciuto dei quali inalbera il pretenzioso nome di Grand Hotel. Ha una curiosa storia. Era appartenuto alla famiglia del dittatore Ben Alì, scacciato dalla rivoluzione del 2011. I beni del dittatore sono stati requisiti e vengono gestiti dallo Stato che in questo caso ha messo una Direttrice che di gestione di alberghi ne deve sapere il giusto. Quindi evitate di andarci; ed è un peccato perchè la posizione è incantevole ed il bar della piscina molto accogliente. Peccato che non riescano a mettere l’acqua nella piscina e che il cibo sia da mensa carceraria. Anche gli altri alberghi sono carenti: o manca la piscina, o manca la spiaggia, o manca la birra, o manca lo spazio per prendere il sole (si, uno ha la piscina al coperto!!!). Sono alberghi per la clientela tunisina di ritorno alla terra d’origine; clientela di bocca buonissima, che accetta di tutto.

Ma allora cosa ci si va a fare alle Kerkennah se non c’è il mare, non c’è la spiaggia e nemmeno degli alberghi confortevoli. Ecco, non lo so, ma io ci vado e ci ritorno perchè ci si sta bene. Intanto si mangia bene e questa è un’altra grande differenza con il resto della Tunisia. In particolare consiglio Le Regal di Najet che è una vera trattoria come la concepiamo in Italia. Posto semplice, pulito, più che famigliare. Si va in cucina e si discute con la simpatica Najet di cosa mangiare e come lo si vuole. Poi ci si siede e si aspetta. Vi serve il marito, che fà un po’ il cavalier servente.  La pasta di Najet è al dente (per gli italiani) e per ciò merita la più alta delle menzioni. Il piatto principe delle isole è il polpo; purtroppo, a forza di pescarlo, sta scarseggiando. Si vede anche molto polpo crocifisso ai pali, al sole, per essere venduto secco e portato via dagli emigrati sulla strada di ritorno alle loro tristi città.

Tantissima pesca sulle isole, il porto di El Attaya ospita un gran numero di barche. Per aver sufficente pescaggio hanno dovuto fare un lunghissimo molo che si protende nel mare. Se ci si capita in mattinata si può trovare qualche pescatore che traffica nella sua stanzetta di rimessaggio e magari vi arrostisce qualche pesciolino appena pescato. Ma ci vuole molta gentilezza e sfoggio di simpatia per convincerlo, non sono trattorie e non vi faranno pagare niente, o poco. Le isole sono anche molto vicine a Lampedusa e per evitare tentativi di utilizzo dei pescherecci per il trasporto dei migranti la polizia impedisce l’arrivo degli africani sulle isole. Il blocco è direttamente al porto di Sfax. Le Kerkennah sono quindi delle isole sottoposte all’apartheid, roba da Sudafrica dei tempi passarti.

Palme, olivi, fichi, viti, cereali. La povera ma ben gestita agricoltura delle Kerkennah. Foto di Ahmed Guemri via Wikicommons.

Il vero fascino delle Kerkennah è nascosto; si trova lungo le stradette interne che vanno percorse lentamente e guardando il paesaggio. Sono terre molto piatte, mai superiori ai 12 metri sul livello del mare. Aride, ma sapientemente coltivate da millenni, con attenti accorgimenti per sfruttare al meglio le scarse piogge. Palme da dattero, alberi da frutta, cereali, ceci, qualche ortaggio ed anche delle vigne. Si. perchè le isole producono un vino, in piccola quantità, ma che ho potuto assaggiare, trovandolo sorprendentemente buono e paragonabile ai nostri passiti o allo zibibbo. Si chiama Assir, mentre il vitigno è l’Asli. Si trova regolarmente imbottigliato e con etichetta formale. Vino antichissimo, proveniente dai tempi cartaginesi; Annibale fu confinato alle Kerkennah dopo le sconfitte con i romani ed in qualche modo doveva pur consolarsi. Non meravigli che la religione dominante abbia permesso storicamente la produzione di vino. Le regole alle Kerkennah sembrano applicate in modo molto diverso e permissivo; sulle isole si fa un po’ quel che si vuole. Ci sono anche un paio di villaggi di antica tradizione cristiana in cui gli abitanti si chiamano spesso Maria e Giuseppe. Bene, per tornare al paesaggio agricolo dell’isola, la sensazione che se ne riceve è di grande pace ed armonia. Si capta l’attenta cura che si dedicava alle colture per poter arrivare a raccogliere qualcosa in un ambiente così poco propenso alla fertilità. L’impressione che si coglie non è di povertà, ma proprio di grande attenzione alle pratiche agricole e ciò produce un paesaggio di grande interesse. Naturalmente molti campi sono abbandonati, la gente si è trasferita a Sfax, ma qualche vecchio ed ora anche alcuni rari giovani riescono a preservare degli angoli secondo la tradizione.

Il lato culturale dell’isola è rappresentato da un museo di storia locale, molto artigianale, ma piacevole, animato da un professore del luogo ormai in pensione (Abdelhamid Fehri)e che volentieri vi intratterrà con mille storie delle isole.  Accanto al museo un B&B gestito dalla moglie del professore.

Cosa si va quindi a fare alle Kerkennah? Ci si sta una settimanina e ci vuole imperativamente l’auto. Si fa il giro delle due isole (collegate da un ponte), si vedono le similspiagge e ci si sciaquano i piedi fino al ginocchio, si girano le campagne, si chiacchera con la gente, si mangia il polpo nelle trattorie, si ciondola al porto dei pescatori, si va in un albergo per farsi una birra perchè altrove non si trova se non di contrabbando, si raccoglie la salicornia, abbondantissima, e ci si fa fare una insalatina in una delle suddette trattorie, si visitano le saline e si passeggia nelle brulle spianate salmastre che vediamo ovunque, si va al mercato per comprare i datteri locali e si cerca il vino e l’olio locali da portar via. E vedrete che il tempo è passato, che vi dispiace andarvene e che vi ripromettete di tornare. A me è successo così.