Monti Tatra, alti e bassi

Le forti case della zona di Zakopane, sugli Alti Tatra polacchi.

Dopo anni che me lo ripromettevo, sono finalmente riuscito ad andare sui Monti Tatra fra la Slovacchia e l’estremità meridionale della Polonia. La città più nota della zona è Zakopane, sul lato polacco della catena.

Propio sul confine fra i due stati c’e’ la catena degli Alti Tatra. E’ una vera e proria catena alpina con montagne di nuda e grigia roccia superiori ai 2.500 metri, rivestite, più in basso, da imponenti foreste di conifere e faggi. Il problema sta nel fatto che tutta la catena montuosa è lunga, da un capo all’altro, solo una quarantina di chilometri. Insomma delle Alpi tascabili; ovverosia qualche montagna in fila, semplicemente.

Le case tradizionali dei Bassi Tatra slovacchi sono più belle, meno opprimenti.

Tutto ciò potrebbe anche esser carino se non fosse per il fatto che questa catenina montagnosina è l’unica per una bella fetta di europei: polacchi, slovacchi, ungheresi, ucraini, russi, cechi ed anche per i vecchi viennesi dei tempi dell’Impero. Da ben più di un secolo, quindi, frotte crescenti di turisti si sono riversati su questi 40 chilometri di montagne, inondandole. Vi si trova di tutto: dalle vecchie costruzioni imperiali, alle ville borghesi fra le due guerre, ai centri di villeggiatura per gli operai socialisti, ai resort attuali. Tutti lì, tutti insieme.

La folla è ovunque. Vi sono funivie, seggiovie, impianti sciistici. Molti sentieri. Quelli che ho visto sono larghi, comodi, ricoperti di ghiaia, delle autostrade pedonali, concepite per sopportare grossi flussi. Dove le pietre affiorano, queste sono consunte dal passaggio di milioni di scarpe. Panchine ovunque, altalene per i bambini, all’inizio dei sentieri biglietterie per l’ingresso, chiosci di bibite, gelati e birre. Parcheggi anche sterminati. A prezzi esosi, soprattutto dal lato polacco. Tutto concentrato in quei pochi chilometri. Zakopane non è una città; è una costellazione di alberghi e ristoranti. Vi furoreggia un’architettura che deve prendere spunto da quella tradizionale in legno ma che diventa molto pesante, ridondante, greve.

Quando gli operai socialisti andavano in vacanza, a Zakopane. Ora in rovina.

Dal lato slovacco le montagne sono più scoscese e hanno reso meno facile l’assalto turistico. Non che manchi, ovviamente, ma sembra un pò più contenuto.

Gli Alti Tatra non son quindi luogo che si possa consigliare. Delle montagne ridotte a Luna Park non possono che far tristezza.

Fortunatamente vi sono i Bassi Tatra, solo dal lato slovacco. Non vi è roccia, ma belle montagne ammantate da ricche foreste, con qualche borgo tipico. Il turismo vi è solo nazionale e quindi inferiore nei numeri e più tranquillo. La zona è molto più ampia di quella degli Alti Tatra ed è divisa in tre o quattro parchi nazionali, contigui. Vi si fanno delle bellissime passeggiate su dei sentieri più o meno segnalati. Ho visto un orso.  Anche i ciclisti, su strada o su sentieri trovano le loro soddisfazioni. Frequenti piccoli alberghi o B&B dai prezzi molto comodi. Forse un pò più difficile mangiare, i ristoranti sono scarsi e spesso chiusi durante la settimana.

Bassi Tatra, Slovacchia.

La scarsità di turismo straniero fa sì che l’unica lingua diffusa sia lo slovacco. I pochi cartelli, i menu, le persone si esprimono solo in quella lingua. La cosa può essere a volta complicata.

La zona è in franco spopolamento. I borghi sono abbandonati, le case, pur mantenute in buono stato sono spesso chiuse; la popolazione vi è ormai scarsa, i negozi rari, i bar assenti. Ormai si vive del taglio delle foreste, di quel po’ di turismo e dell’emigrazione in città o in Europa. Del resto, anche in Italia, molti degli operai forestali sono slovacchi.

Ma in questa desertificazione un pò malinconica spicca, stupefacente, un elemento del tutto incongruo, a prima vista. Fra la popolazione alta, slanciata, bionda (delle donne meravigliose) si vedono delle persone di pelle molto scura, con meravigliosi occhi neri, bassi di statura con una forte tendenza all’obesità robusta, fra gli uomini (colli taurini, braccia poderose). All’inizio si pensa a dei pastori di Sri Lanka, ma poi sono troppi, sono famiglie, apparentemente parlano slovacco con scioltezza. Ebbene, sono Sinti; in certi villaggi hanno addirittura il loro quartiere (dove se entri, quello che sta nella casa meglio ti viene a chiedere cosa vuoi).  Sono poveri, hanno case malmesse, ma ridono. Mentre gli slovacchi camminano silenziosi, loro ridono (un pò come gli indiani del Quebec). Devono essere lì da secoli, i rapporti con i biondi sembrano normali, la commistione matrimoniale fra le due popolazioni, nulla. E’ sconcertante trovare in paesini fra i boschi queste due popolazioni, giustapposte, di storia ed aspetto diversissimi. Avrei voluto saperne di più, difficile comunicare.

Ma bisogna sbrigarsi ad andare sui Bassi Tatra.  Stanno tagliando le foreste (nonostante che siano in Parchi Nazionali) come forsennati. Non hanno deciso cosa previlegiare: se le foreste od il turismo; ma se continuano così perderanno entrambi.

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