Las tapas: gioie e dolori del turista italiano in Spagna
Dopo aver parlato del famoso Jamon dalle negre zampe, affrontiamo un altro argomento spagnolo pieno di mistero: las tapas. Che altro non è che il cibo che si mangia in molti bar spagnoli, spesso decente, molto invitante, comodo e a buon mercato. Una vera goduria, ma, come spesso succede con gli spagnoli, abbastanza complicato da capire come funziona. Molto complicato, spesso. Anni di studi e notevoli capitali investiti mi permettono di aver capito quanto vi esporrò qui di seguito: OLE’!
Las tapas vuol dire “i coperchi”. Queste mini-porzioni prendono il loro nome collettivo dal piattino che veniva posto anticamente sopra il bicchiere di birra perchè non ci cadessero le mosche; un coperchio, appunto. E per non usare un piattino vuoto vi si metteva dentro una piccolissima porzione di qualcosa di buono. E’ un pò l’equivalente delle noccioline sui banconi dei nostri bar. Questo tipo di tapa è ormai abbastanza … Continua a leggere...
Foto di Fuerteventura
Di ilviaggiatorecritico Maggio 5, 2014 0Ancora su Fuerteventura
Ma Fuerteventura non è solo la costa (di cui parlo nel post precedente), vi è anche un interno che può presentare alcuni aspetti interessanti. Vi è la zona dei vulcani, a nord, intorno a Lajares; o il borgo, anche se un po’ fittizio, di Betencuria; il desolato Malpais fra Antigua e Pozo Negro con la nera valle di lava. A Pozo Negro si visitano gli unici resti un pò consistenti dei Guanci, gli antichi abitatori berberi delle Canarie, rapidamente sterminati dagli spagnoli; fu una prova generale di quello che avrebbero fatto pochi anni dopo nelle Americhe.
Non c’e’ molto, ma con una macchina si possono fare dei giri certo più interessanti della frequentazione delle colonie turistiche della costa che guarda l’Africa.
Ho, invece, trovato molto interessante l’agricoltura di Fuerteventura, quella storica, dal momento che quella attuale è ormai ridotta a quasi niente. Spianavano delle porzioni di terreno e … Continua a leggere...
Fuerteventura, Canarie, un grande si, ma con molte condizioni.
Interessantissimo questo viaggio fatto con Alessandro Vergari a Fuerteventura, isola delle Canarie. Lui è una guida e ci andava a preparare un trekking per Walden – Viaggi a piedi e mi ha portato con sè.
L’isola (lunga 100 km e larga 30) corre parallela alla costa africana, ad un centinaio di km di distanza. I due lati dell’isola, quello che guarda l’Africa e quello che guarda l’Oceano sono completamente diversi, soprattutto dal punto di vista turistico. La parte africana, di mare più calmo, è un incubo di complessi residenziali ed alberghieri. Decine di chilometri di costruzioni, muraglie di finestre e balconcini, enormi scacchieri di quartieri residenziali. Un impiego spropositato di capitali, un uso sfrenato del suolo, la costituzione di una comunità vastissima dedicata alle vacanze, soprattutto invernali, degli europei. Enormi problemi di acqua, visto che l’isola è molto arida. Un’economia molto movimentata ma instabile, totalmente dipendente dalle mode turistiche, dagli … Continua a leggere...
El Jamon, il famoso prosciutto spagnolo
Il prodotto gastronomico più apprezzato dagli spagnoli è certissimamente El Jamon, il famoso prosciutto. Ad uno spagnolo potete offendere la mamma senza troppe conseguenze, ma provatevi a dire che il loro prosciutto non è buono e vi impiccheranno su un rogo. E’ il cibo principe dei loro giri per tapas.
Ma deve essere il loro perchè, ad esempio, il nostro non gli piace. Certo è che i due prodotti sono abbastanza diversi. Ho studiato un pò il problema e sono arrivato a delle conclusioni che espongo.
El jamon è, in generale il prosciutto. La paleta è la spalla. Il prosciutto crudo si chiama Jamon Serrano, quello cotto è El Jamon de York, anche chiamato in altri modi.
El Jamon Serrano può provenire da due tipi molto diversi di maiale: o dal comune maiale rosa (blanco lo chiamano loro), industriale, o da una antica razza locale di … Continua a leggere...
Trattoria Aroma di Vino, Prato. Consigliato!
A poche decine di metri di fianco al Duomo di Prato vi è questa trattoria, poco visibile e piuttosto piccola, del tutto a conduzione familiare. E’ una di quelle trattorie che hanno voluto restare tali, pur dandosi un tocco di modernità, nell’arredamento, che vuol essere rustico, ma carino; semplice, ma non banale. Vi è quindi tutto un bric-à-brac di oggetti, libri, bottiglie, sedie spaiate e quadri in vendita: tutto come alla rinfusa, ma invece, credo, attentamente studiato. Il risultato finale è forse un po’ lezioso, ma, certo, mette l’avventore a proprio agio e ben lo predispone ad un carta che è senz’altro avvincente. Un po’ perché è informalissima: scritta a mano su dei foglietti spillati ad un foglio più grande, ma soprattutto perché contiene piatti di strettissima tradizione toscana, spesso introvabili. Sedani ripieni di carne, tipica ricetta pratese, collo di pollo ripieno, che da quando smise di farlo mia nonna, … Continua a leggere...
Barcellona, no!!!!
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| La Sagrada Familia |
L’altra parte della storia dell’ammutinamento del Bounty
Nel post precedente avevo diviso con i miei quattro lettori la meraviglia della sconsiderata dimora dei discendenti degli ammutinati del Bounty nell’isola di Pitcairn. Sulla mia pagina di FB, Pietro mi commenta consigliandomi di integrarlo con la storia degli altri ammutinati e dei non-ammutinati, rimasti a Thaiti. Lo ringrazio ma non lo farò.
Non lo farò perchè è una storia di tanti morti e di violenza per poter trovare e punire quei nove che se ne stavano sparapanzati a Pitcairn.
E la mia simpatia va, incommensurabile, a quei coraggiosi che riuscirono a dare un calcio a tutto e vivere come potevano, in terra incognita, con le loro mani e la loro voglia di non subire gli ordini di un capitano infame. Bligh, il suo nome.
E da notare che il loro ammutinamento non versò una goccia di sangue. Semplicemente si dissociarono dalla Marina di Sua Maestà Britannica. Degli esempi, rari.… Continua a leggere...
L’incredibile storia dell’Isola Pitcairn (serie destini improbabili)
Tutti conosceranno la vera storia della fregata Bounty e del suo ammutinamento in Polinesia. Avvenuto nel 1789 perchè il capitano dava la poca acqua dolce disponibile a delle piantine di albero del pane, che stavano trasportando, piuttosto che agli uomini. Pochi, invece, credo, sappiano che i nove ammutinati, insieme a 6 uomini e 12 donne tahitiani, finirono nell’allora sconosciuta Isola Pitcairn; di 3,2 per 1,6 km. Altri ammutinati restarono a Tahiti.
Ancor meno sapranno che i discendenti di costoro sono ancora lì. Sono in 48, padroni di uno Stato semi-indipendente. Non c’e’ aeroporto e ci arriva una nave due volte al mese e non tutti mesi. La prima terra abitata (poco) e con un aeroporto è a 32 ore di navigazione. Vivono di agricoltura, della pensione di quelli che hanno lavorato in Nuova Zelanda, della vendita di siti del dominio .pn, dei loro francobolli da collezionisti, di ceste di … Continua a leggere...
Trattato breve di passerinologia ucraina.
Ma come, diranno alcuni, questo è andato in Ucraina e non ci parla delle famose ucraine? In effetti ho aspettato un attimo, per riprendermi dal freddo e dallo sconvolgimento, ma ora lo faccio.
La popolazione ucraina è ad elevato dimorfismo sessuale, come molti tipi di uccelli, basti pensare ai fagiani. Ovverosia, le donne e gli uomini sono molto diversi; ad esempio nei fagiani le femmine sono più grosse e con le penne marroni; i maschi, invece, sono più scattanti e molto variopinti.
Nella popolazione si ha l’esatto opposto: i maschi sono bruttacchioli, tozzi, un pò informi nella loro stazza rotondeggiante. Tutto ciò è probabilmente dovuto ai fiumi di vodka ingurgitati, anno dopo anno, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno. Fiumi inghiottiti in un sol sorso, come la tradizione comanda.
Le ragazze, invece, sembra di stare in paradiso. In un gigantesco museo delle passerine, lo show room della femminilità patinata. Tutte … Continua a leggere...




