Fatto e fatto bene.
Buon appetito!!!!
In Ucraina si mangia benissimo, sapori forti, decisi, complessi, un tantinello pesanti. Molti antipasti freddi: in primis, ovviamente, l’insalata russa, decisamente migliore di quella che si mangia in Italia, con più verdure, meno maionese e più densa. Poi altre miscele con patate, cavolo, cenni di pollo o aringa; legate da salse varie di senape o del temibile rafano, fortissimo. Segue, immancabile, la zuppa. Troneggia il borsch, di cavolo rosso, con pezzettini di carne e abbondante cucchiaiata, al centro, di crema salata densa. Se non c’e’ il borsch, appare un’altra zuppa di vegetali vari, più saporita del nostro minestrone, con base di brodo e con le verdure quasi sempre un po’ al dentino. Seguono i secondi, molto vari. Ma in maggioranza sono spezzatini di carne e patate o altre cose non identificabili, con salse forti e dense. La cucina tradizionale era fatta nelle grandi stufe, come quella della zia di Igor, … Continua a leggere...
Spampanatissimi.
Brusco voltafaccia termico, siamo stati ben sopra lo zero e le strade si son trasformate in poltiglia di neve, acqua, ghiaccio. Poi ha nevicato di nuovo ed ora siamo sottozero. I marciapiedi son ghiacciati, tutti vanno spediti, io sembra che cammini sulle uova, inteccherito e lentissimo.
Ierisera, serata culturale alla famosa Opera di Leopoli. Una specie di operetta con molto recitativo ed un bel balletto. Tema cosacco. Ci ho capito ben poco, ma lo spettacolo è stato molto gradevole e, soprattutto, breve. Poi cena in ristorante polacco con numerosi ebrei russi al tavolo vicino (uno con faccia e modi assai preoccupanti), con uno strano giro di ragazzette, non si è capito bene se prezzolate o ignobilmente circuite. Abbondante vodka anche per noi, ma con il freddo che fa non l’ho nemmeno sentita.
Abbiamo sbagliato a scegliere l’hotel e siam finiti nell’ultimo vestigio dell’Unione Sovietica. Tetro il palazzo ed … Continua a leggere...
Dubbi, forse che…..
Questo paese non fa per me.
Entriamo nel negozio di un distributore di benzina, unici clienti. Parliamo fra di noi su quello che vogliamo comprare. La cassiera ci zittisce perchè con le nostre voci troppo alte (!) le impediamo di concentrarsi sui conti.
Sul bus cittadino nessuno parla al cellulare. Se chiamati dicono: “Sono sul bus, non posso parlare, ti richiamo dopo”. Stanno tutti zitti, anche se sono in compagnia. Silenzio catacombale, meno male che il bus sferraglia.
Passo accanto ad un furgone delle consegne del pane. L’autista è dentro al negozio con le sue scatole di pane ed ha lasciato la porta del mezzo aperta. Ci butto un occhio dentro per vedere che pane consegna. Igor mi trascina via spiegandomi che non sta bene ficcare il naso nei furgoni altrui. In un bar entra un tipo con un cane simpatico, gli fischietto. Mi dicono che nei bar … Continua a leggere...
Freddo cattivo

Usciamo di casa alle 8, arzilli, Igor, suo zio ed io. Troviamo 17 gradi sottozero ed invece di tornare a letto come sarebbe saggio, passiamo tutta la mattina a girare per segherie per vedere se hanno il legname che vorremmo comprare. Noto con terrore che i padroni delle segherie hanno tutti l’abitudine di discutere con noi all’aperto, certo per non far udire agli operai i prezzi che ci propongono. Ci intratteniamo, quindi, a quella incredibile temperatura, sul marciapiede, disctendo a lungo di legname di prezzi, di tempi, di trasporti. Veramente trattano loro in ucraino o in russo (vai a saperlo), io sto lì come un babbeo chiedendomi perchè lo faccio. Di tanto in tanto Igor mi fa una traduzione e chiede il mio parere. Io sono d’accordo su tutto, immediatamente. Firmerei anche la mia condanna a morte pur di levarmi da quel gelo che, sbaragliate le suole delle mie … Continua a leggere...
Arcadia di terza scelta.
Ho il biglietto in tasca e sto per partire dalle Azzorre per andare a Lisbona. Sto accorciando il viaggio di una decina abbondante di giorni, rispetto al tempo che avevo previsto, e ciò non è affatto un buon segnale. In più, son contento di andarmene e questo è un segnale ancora peggiore. Evidentemente le cose non sono andate come avrei voluto.
Dopo più di un mese che sono qua posso fare un bilancio del viaggio, con un risultato generale piuttosto modesto, un pò deludente. Alle Azzorre ho trovato paesaggi belli, ne ho parlato molto, ma che non mi hanno veramente entusiasmato. Tutto molto bucolico, ma, alla fine, ripetitivo, ovvio, anche un pò stantio. Il mare pur sempre presente è veramente poco importante, e questo è un gran peccato.
E’ la gente delle Azzorre, il punto dolente. Gentili, di quella gentilezza ruvida tipica dei montanari, ma chiusi, veri … Continua a leggere...
Elegia triste per la Macaronesia
Nebbia e tristezza vagano sulla Macaronesia,
il settimo continente, il più nuovo.
Nato dal fuoco e dal mare, là dove l’Atlantico si apre,
allontanando l’Africa dall’America; aumentando le distanze, accrescendo le solitudini.
Azzorre, Madeira, Porto santi, Canarie, Capo Verde, mi piace aggiungerci Sao Tomé.
Isole nere e rosse di roccia vulcanica; l’estremo verdore delle Azzorre e di Sao Tomé controcanta l’aridità di Capo Verde.
Solo le isole più antiche, Porto Santo, Boa Vista si distendono in pianori sabbiosi e chiari.
Delle Canarie non so, le altre 21 isole sono 21 universi diversi per dialetto, storia e caratteristiche. Universi minuscoli ma completi. Soprattutto complessi.
La natura spadroneggia, il mare è nemico, l’uomo si adatta, se può; se non può, fugge (se ce la fa, più spesso crepava). L’uomo ce lo hanno portato a forza di armi o di miseria o di inganni. Dall’… Continua a leggere...
Roba da Flores
Flores è una strana isola su cui avvengono strane cose. Eccone alcune, raccolte nei pochi giorni della mia permanenza:
Linda e il cellulare. Viaggiando in aereo (e non in barca!!) da Corvo a Flores (Azzorre) avevo tirato fuori di tasca il cellulare, per spengerlo, e lo avevo posato sul sedile, vuoto, a fianco. Al momento di arrivare, mi sono alzato dal mio posto e sono sceso dall’aereo senza pensare a prenderlo. Dall’aeroporto avevo preso un taxi per andare in un B&B ad una ventina di km, sull’altro lato dell’isola. Solo a sera tardi mi accorgo della mancanza del cellulare. La mattina dopo, vado di buona lena nel negozio accanto che fa anche da posto telefonico pubblico, per chiamare gli oggetti smarriti della compagnia aerea, in verità con poche speranze. Mentre sto lì con la proprietaria, signora Linda, a cercare il numero sull’elenco, arriva una telefonata dal capo dell’aeroporto … Continua a leggere...
Datemi un consiglio!!! e le migliori foto di Flores.
A me questa isola di Flores comincia a venirmi sulle palle. Ma ho ancora del tempo, non è il momento di tornare a casa.
Mi ispiro a ciò che disse Lenin dopo la fallita rivoluzione dei decembristi: Sto dielat? Che fare? Io dico : Che faccio? Tornare a Firenze? Cambiare isola (ne ho viste finora 3 su 9)? Andare alle Canarie o a Madeira? Andare a Barcellona? Rintanarmi qui per 15 giorni a baloccarmi sul web? Andare in Canada, come ho voglia di fare da tempo?
Mandatemi il vostro parere entro domani, giovedi a mezzanotte. Deciderò in base alla maggioranza dei pareri.
Due giorni dopo:
Non molti i voti per il referendum sul destino del mio viaggio, ed anche un po’ sadici. Ilaria vuole che visiti tutte le isole, se fossero mille mi ci vorrebbe tutta la vita. Eppoi cominciao a venirmi già a noia, ha senso … Continua a leggere...


