I nonni mancanti di Buenos Aires
Buenos Aires e’ una città a cui sono mancati i nonni. Frase ad effetto; la spiegazione eccola qua.
La stragrande maggioranza dei suoi abitanti ha perso una generazione di nonni, negli ultimi 150 anni. A cosa servono i nonni? A molto: i genitori educano, a volte in maniera brusca, dura, fastidiosa, insistente. I nonni trasmettono i valori e le caratteristiche della propria cultura. Lo fanno in modo calmo e il bambino finisce per amare ciò che gli viene raccontato e mostrato. I bambini si comporteranno secondo l’educazione che gli hanno insegnato i genitori, ma culturalmente saranno ciò che i loro nonni hanno trasmesso loro.
Ebbene, gli immigrati europei che sono arrivati a Buenos Aires fra la fine del 1800 e per tutto il ‘900 sono nati e cresciuti in Europa in compagnia di genitori e nonni. Ma i loro figli, la prima generazione nata e cresciuta in Argentina non hanno … Continua a leggere...
E’ il momento di andare a Cap Haitien
Questa città è un bel gioiellino, di eccellente bigiotteria, ridotto in cattivo stato, ma di grande interesse. Haiti è uno Stato in assoluto sfacelo, da sempre e senza speranza di uscire da una miseria incattivita e pericolosa. Ma non per questo, (o forse proprio per questo) non offre al turista coraggioso degli aspetti di enorme interesse, difficili da trovare altrove. Cap Haitien è uno di questi aspetti: quasi vergine, con pochissimi visitatori (soprattutto stranieri residenti nel paese per scopi umanitari), ma ricchissimo di spunti per il viaggiatore accorto, esperto, interessato più al fatto umano che alla spiaggia. Cap Haitien è la seconda città di Haiti, facilmente raggiungibile in bus da Santo Domingo, la capitale della della Repubblica Dominicana o da Santiago de los Caballeros. Ma anche dalla caotica capitale di Haiti, Port au Prince.
Cap Haitien conserva un bel centro storico fatto da strette strade su cui si … Continua a leggere...
L’infinita monotonia del Sudamerica
Il viaggiatore che avesse voluto fare il giro delle capitale sudamericane in bus, al termine del suo viaggio, avrebbe percorso 18.000 km, ma avrebbe visto ben poco dal finestrino. E non solo perchè rincoglionito dalla musica a palla, dai film di kung fu trasmessi sulla TV di bordo in contmporanea con la musica, dal sonno, dalla gelida aria condizionata. Ma soprattutto perchè il paesaggio sudamericano è straordinariamente monotono (con la sola lodevole eccezione delle Ande). Predominano amplissimi pascoli maltenuti, recintati dal filo spinato infisso su alberelli tristi e fitti; pascolano, semibrade, mucche apparentemente felici (ma del cui stato di salute, un veterinario europeo inorridirebbe). Le uniche ad esserlo, certo più dei muli, asini, cavallini di incertissima genealogia, ma di certissimo duro lavoro quotidiano, condito da maltrattamenti. A volte si vede un pò di aridità, a volte molti alberi, ma la sostanza è il pascolo abbandonato alla volontà di Dio.… Continua a leggere...
A nord del Nord
Poi, in Quebec, verso il nord, finiscono le strade. Radisson è l’unico villaggio (meno di 300 abitanti) non-indigeno al di sopra del 53° parallelo (eppure siamo alla stessa latitudine di Edimburgo, stranezze del clima mondiale!). Ad ovest ci sono le riserve del popolo Cri. A nord comincia la regione del Kativik, grande come una volta e mezzo l’Italia ed abitata da 13.000 persone, quasi tutti Inuit, divisi in 14 villaggi. Tutta quella immensa distesa di territorio è fatta da tundra, roccia, laghi; assolutamente disabitato. Infatti gli alberi, sia pure i magri abeti del nord, non vi crescono per il troppo freddo. Il limite degli alberi coincide con il confine meridionale della regione del Kativik. I 14 villaggi Inuit sono tutti sul mare, ancora più a nord, dove il Quebec finisce. Oppure sulle non maggiormente ospitali rive della Baia di Hudson. Tutto l’interno del Quebec, a nord di Radisson … Continua a leggere...
Poi c’e’ l’altro Quebec
Si arriva nel Quebec, in Canada, si visitano Montrel e Quebec City. A quel punto del viaggio, se abbiamo tempo e soldi, bisogna andare a Nord. Impossibile non andarci. Il Nord chiama, il richiamo della foresta, diventiamo tutti Zanna Bianca. Erano i luoghi dove i cacciatori bianchi andavano a cercare le pelli, nella nebbia perenne ed in compagnia dei meticci indiani. Trappeurs erano chiamati, perchè usavano le trappole e non i fucili, le cui pallottole avrebbero rovinato le pelli. E son posti molto, molto strani per noi. Anche la gente è stranina. E’ un altro mondo nel quale ci si sente stranieri per davvero. Altre regole, altri comportamenti, altre attese.
I Quebecois restano gentili, ma vanno presi con calma. Anche i primi coloni francesi non si devono essere sentiti molto a loro agio in quei posti, almeno all’inizio; ed ancor gli duole, sembrerebbe; molte generazioni non sono bastate … Continua a leggere...
Il famigerato piatto quebecois: la poutine.
La pervicace umiliazione del gusto; la rinuncia nighittosa ad ogni sforzo culinario; la voluptas dell’annullamento del piacere del cibo; lo sprofondare negli abissi dell’abiezione gustativa. Il piacere dell’orrore ed inorgoglirsene.
Montreal e Quebec City
Non c’e’ molto da vedere in Quebec, la cosa probabilmente più interessante da fare è osservare come vivono i Quebecois. E soprattutto gioire della loro semplice gentilezza, un pò ingenua, alla buona, sorridente e casareccia. Ci si sente veramente a proprio agio, in famiglia.
Quebec
Cosa è il Quebec?
Francesi che abitano in America? Americani che parlano il francese? Una minoranza frncofona schiacciata dalla maggioranza anglofona? Il retrobottega di New York, dove andar a far casino il fine settimana? I discendenti di soldati sfortunati e orfane salvate dalla carità del Re di Francia, sfuggite e nemmeno troppo al marciapiede? Una bizzarria storico-geografica che causa infiniti problemi di identità e di insicurezza? E gli indiani, in tutto ciò, che fanno?
Il Quebec e i suoi abitanti sono tutto ciò (ed, evidentemente, molto altro) e quindi meritano una visita attenta ed incuriosita. Cosa che il Viaggiatore Critico non poteva esimersi dal fare, alcuni anni fa.
Di quel viaggio, un ricordo, fra i molti, sovrasta gli altri. Tornando a piedi verso il mio albergo di Quebec City costeggiavo tutti i giorni un enorme, incombente, tetro edificio degli inizi del ‘900. Mi pareva tristissimo e mi si stringeva il
Alessandria d’Egitto, abitandoci.
(Dal nostro corrispondente ad Alessandria d’Egitto, Giovanni Dottorini)
La città si sviluppa longitudinalmente per più di 20 Km, stretta tra il mare e le lagune interne del delta del Nilo. Conta, con gli agglomerati satelliti, più di 6 milioni di abitanti. E’ la capitale dell’industria petrolchimica egiziana e si vede. C’è una enorme raffineria appena fuori della città verso El Alamein con associata una laguna di fanghi rossi, mentre altre industrie petrolchimiche sono dislocate ad una ventina di chilometri sulla Desert Road che porta al Cairo.
Le migliori spiagge (forse più belle di quelle della Sardegna) sono proprio verso El Alamein e Marsa Matruh (cioè in direzione della Libia) e quindi partono da dopo la raffineria.
Ma prima delle spiagge, appena passata la raffineria c’è una enorme discarica, gestita alla vecchia maniera, in cui si bruciano, generalmente il giovedì ed il venerdi, enormi quantità di rifiuti. Quando … Continua a leggere...
Corea del Nord?
E’ facile andare in Corea del Nord. Impossibile individualmente, ma basta trovare una delle poche agenzie che organizzano gruppi e si parte. Con un 3 mila euro ci si passa una settimana. I viaggi sono organizzati in occasione delle feste nazionali, per vedere sfilate e parate.
Bisogna portarsi giacca-cravatta per visitare gli hauts lieux del glorioso cammino del popolo nord-coreano.
Che dite, fa bene il Viaggiatore Critico ad andarci? Ecco il programma di viaggio. Ci va anche Avventure nel Mondo, ad un prezzo un pò inferiore e per periodi più lunghi.
Chi ci è stato dice che è molto interessante. Ma il Viaggiatore Critico non ci è andato, perchè si è preso a male parole con la guida italiana, fin dal primo contatto per mail….