Il paradiso proibito della Penisola di Paria

Un luogo affascinante, la natura avvincente, delle spiagge fra montagne verdissime e mare tropicale, l’elemento umano particolarmente complesso, grandi porzioni disabitate e difficilmente raggiungibili, Parchi Naturali assolutamente intatti, flora e fauna particolari, le tartarughe che depongono le loro uova.

La Penisola di Paria sarebbe una frontiera turistica di grandi promesse. E’ l’estrema punta del Venezuela verso l’isola di Trinidad, la chiusura meridionale del grande arco dei Caraibi che comincia in Florida, a nord. Un luogo dove viene voglia di andare per vivere tutto ciò; ma anche per aiutare lo sviluppo di un turismo che si vorrebbe naturalistico e rispettoso.

La penisola è lunga un centinaio di chilometri: al centro corre un’alta catena montuosa che la percorre in tutta la sua lunghezza. La faccia meridionale è meno interessante e più abitata; quella settentrionale, per gli ultimi 70 chilometri, non ha strada e quei pochissimi villaggetti esistenti sono raggiungibili solo per mare.

Una enorme parete verde che si butta nel mare.  Una fonte infinita di camminate e di osservazioni naturalistiche che finiscono sulle spiagge del Mare dei Caraibi. Pochissime strutture turistiche, solo all’inizio della Penisola e molto spesso in stato di abbandono avanzato; nessuna struttura del Parco; pochissime informazioni disponibili, rarissimi stranieri residenti, turismo virtualmente inesistente.

Ma perchè nessuno ci va?

Non solo per la difficile situazione attuale del Venezuela, non solo per la marginalità della sua posizione geografice o per la lontananza dagli aeroporti. Non solo per la mancanza di strade (in pessimo stato quelle poche che esistono) o turistiche.

La vista dalla terrazza di quello che doveva essere il mio albergo.

Il vero motivo è che tutta questa costa è in mano alle bande del narcotraffico, da almeno trent’anni. Nel luglio del 2016 a San Juan de Galdonas, l’ultimo villaggio importante della costa nord, vi è stata una battaglia durata 8 ore. La Polizia e l’Esercito non si fanno vedere ed hanno lasciato una minima presenza di agenti che si occupano del traffico (delle auto, non della coca). Quando hanno provato ad avvicinarsi ne sono stati scacciati con le armi. I rappresentati politici sono completamente controllati dalle bande.

Molti degli abitanti sono pescatori; ma molti di più hanno formidabili imbarcazioni potentissime con cui portano in poche ore la coca alle isole dei Caraibi, da dove prosegue verso Stati Uniti ed Europa. Una bella percentuale dei giovani dei villaggi della costa sono sparpagliati nelle poco accoglienti prigioni della corona delle isole caraibiche. Partono per qualche ora ed i parenti vengono a sapere, mesi dopo, che sono stati arrestati.

In un contesto tale, le armi abbondano e la vita costa poco. Anche aggirarsi per le strade di Carupano. Rio Caribe, San Juan e gli altri villaggi è sconsigliabile; sulla spiaggia è bene andarci in costume e ciabatte e nient’altro. In una settimana ho visto due rapine, una con spari.

Mi ero innamorato di quel posto; avevo trovato un hotel da affittare a San Juan de las Galdonas, a picco sulla spiaggia. Un luogo dove dimenticarsi che il mondo esiste.

Fortunatamente non trovammo l’accordo…..

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