Ahiiii, l’emozione del Rio delle Amazzoni!

24 ore di nave fra la riva sud del delta del Rio delle Amazzoni, Belem, e la riva nord, Macapà. E si è subito nel romanzo. Dedalo di canali, a volte così larghi che non si vede nè l’una, nè l’altra riva; a volte così stretti che si possono osservare le faccende domestiche nelle palafitte che punteggiano la densa ed ininterrotta foresta. (Altre foto qua)

IMG_20151229_111138E’ la vita del fiume, come nei romanzi. I ponti della nave sono 3, completamente aperti. Il primo, in basso è per le merci, quasi vuoto alla partenza. I due superiori hanno delle barre saldate al soffitto alle quali, ordinatamente, in tre file, i passaggeri appendono le loro amache coloratissime e vi si stendono, come se non avessero fatto altro in vita loro. Sulla nave c’e’ il completo ventaglio razziale brasiliano, ma tutti si comportano come hanno fatto da millenni gli indigeni amazzonici: la cultura dell’amaca si è imposta. E pare di vedere le vecchie foto di Folco Quilici, da queste parti, decenni fa.

IMG_20151229_163140A metà pomeriggio la nave rallenta e viene abbordata da numerose barche e barchette in legno che cominciano a scaricare furiosamente corbelli riempiti di frutticini neri, duri, simili al ginepro o ai mirtilli. E’ l’açaì, frutto silvestre reputatissimo. Il ponte inferiore viene riempito. IMG_20151229_165953Donne su canoine ne approfttano per venire a vendere ai passaggeri manghi, gamberetti secchi, altri frutti mai visti. Compro anch’io 4 manghi, ognuno a 10 centesimi di euro, ma due sono quasi marci.

Un marinaio getta nell’acqua dei sacchetti di plastica ben chiusi, IMG_20151229_162037subito recuperati da una donna con bambina su minuscola canoa; interrogo il marinaio, assomiglia alla donna; gli ha portato qualche regalo.

La foresta, solo la foresta, ovunque la foresta, con il suo mistero di cosa ci sarà dietro. Eppure dietro c’e’ solo ancora foresta, ma il fascino è irresistibile.

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Il lancio della cesta di açai.

Le rive sono a volte disabitate, a volte disseminate di case isolate, a volte si sono formati dei minuscoli paesini, rettilinei, lungo la riva. Si indovina che, dietro, ci si coltiva la manioca da cui si prepara la farofa che ogni brasiliano mangia ogni giorno. Si pesca. Le case non danno affatto la sensazione di miseria che si trova invece nell’alta Amazzonia: sono spesso ben curate e dipinte, con pratino e fiori. Una è addirittura a due piani e bianca, con un terrazzo tutt’intorno; mi dicono che è di un commerciante. Via vai di canoe; i giovani ce l’hanno piccola, ma con un motorino fastidiosissimo e vanno come se fossero moto d’acqua.

IMG_20151229_120735Un passeggero scende in corsa recuperato da un vicino che voga furiosamente per raggiungere la nave. Il popolo rivierasco sembra in grande misura di discendenza indigena, ma con forte intromissione degli schiavi africani. Si deve trattare dei Cabanos che dettero vita alla rivolta chiamata cabanagem di cui vorrei sapere di più. Gli scaricatori delle ceste di açai sono robustissimi e continuano per mezz’ore il loro lancio delle ceste sul ponte inferiore della nave, dove sono prese al volo e sistemate in grandi pile.

IMG_20151229_120653Sul retro della nave, a sera, si cena con dei semplici piatti preparati in una cucinetta. Molti passeggeri consumano nelle amache quel che si son portati da casa. Un baretto dispensa anche birra e musica, accanto i bagni, le docce. Un grande termos di caffè e un dispensatore di acqua gelata, entrambi gratuiti; bella cosa. E’ tutto benissimo organizzato, pulito, decente, amichevole (si viaggia bene in Brasile). Unico fastidio, la banda di ragazzetti vociferanti che si è formata e che non si ferma un attimo.

Finale della notte agitata: una donna partorisce una bambina, senza inconvenienti, ma con molte urla.

Poi si arriva e si è tristi di essere arrivati. Questa traversata è certamente stata il momento più intenso dell’intero viaggio, di mesi, in Brasile.

(Altre foto qua)

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