Mercati mondiali
Il Viaggiatore Critico ha notato, come avranno fatto in molti, la profonda modificazione che hanno avuto certi mercati alimentari delle grande città. Quegli edifici, spesso di architettura elegante e leggera, fatti di ferro, ai tempi della Torre Eiffel; oppure di nervature di cemento, se più recenti. Posti sempre nelle zone centrali delle città dove il popolo andava a rifornirsi di verdura, frutte, grani e, quando possibile, carne e pesce. Luoghi in antico pieni di confusione, spesso di sporcizia, di gente di bassa lega. Sembrava veramente di essere al mercato. Io li visito spesso, mi piacciono e mi piace vedere la verdura esposta: da un sacco di informazioni sulla città.
Poi sono arrivati gli urbanisti, gli architetti, gli assessori, gli imprenditori. In poche parola: la turistificazione. Probabilmente il primo caso è stato Les Halles di Parigi, poi hanno seguito tutti gli altri. Cosa sono diventati?
In quasi tutti i casi … Continua a leggere...
Traffici di frontiera a Melilla.
Melilla (con Ceuta) è l’unica frontiera terrestre fra l’Europa ed il mondo arabo. Se all’interno della città vi è una lodevole situazione di mutua accettazione fra genti diversi, sulla frontiera succedono cose veramente strane e turbanti.
La città è isolata dal resto del Marocco con una tripla o quadrupla linea di rete di notevole altezza accompagnata dal filo spinato, rinforzato da tremende lame. Su queste lame vi è sempre stato un gran dibattito, in Spagna. L’attuale Governo socialista ha annunciato di volerle togliere.
In questa muraglia di ferro vi sono tre varchi dei quali uno, solo pedonale. La frontiera è controllatissima sia da una parte che dall’altra.
Dal lato marocchino vi è una modesta montagna, il Gurugù, sul quale vivono accampati centinaia di africani ed arabi che cercano il modo di passare le reti. Fanno blitz, aspettano le circostanze favorevoli (notte oscura, maltempo, forti venti che abbattono le barriere), attaccano … Continua a leggere...
Interessantissima Melilla.
Melilla è città dai mille volti. Non solo la pacifica convivenza di culture altrove fortemente contrapposte o i mille traffici clandestini alla frontiera o gli attacchi degli extracomunitari alla fortezza Europa.
E’ anche una bella città dotata di storica fortezza ben restaurata, di spiaggia non da buttar via, di ricca gastronomia e soprattutto di un delizioso quartiere centrale.
Fu costruito all’inizio del ‘900, in pieno boom economico dovuto alle miniere del Rif, a quei tempi sotto controllo spagnolo. Per quanto non vi sia niente di eccezionale, l’insieme è delizioso. Vi coabitano insieme i numerosi stili archettottonici di quel momento, primo fra tutti il
Liberty, o modernismo come lo chiamano in Spagna; ma in buona compagnia degli altri stili coevi. Il risultato è estremamente armonioso e piacevole. Gli edifici di interesse architettonico sono oltre 500 e se si pensa che siamo in Africa e che tutt’intorno c’e’ il Marocco, l’effetto … Continua a leggere...
Melilla, un universo, un esempio per l’Europa.
I 12 km quadrati di Melilla (enclave spagnola in Marocco) contengono moltissima variabilità umana e culturale, più di tante nazioni di grandi dimensioni. Vi si trova di tutto, come fosse una esposizione antropologica. E’ affascinante, inesauribile. Dà le vertigini, un pò come succede nei Balcani e per gli stessi motivi: un affastellamento di culture, di popoli, di storie diverse e spesso contrastanti, ma che finiscono per trovare un modo per andare avanti. Da notare che Melilla è una delle poche colonie ancora esistenti al mondo (e nessuno vuole che il suo status cambi).
Nei pochi giorni che ho passato a Melilla ho visto:
- Spagnoli residenti lì da generazioni, spesso con una netta tendenza politica a destra; ma si sa, i coloni lo sono spesso. E Melilla ha da sempre vussuto sui militari che vi erano e vi sono di stanza. E’ anche l’unico luogo di Spagna che conserva una
Nador, nuova tristezza
Ci sono ricascato. Nonostante tutto quello che avevo detto del Marocco qui e qui, ci son tornato. per poche ore, a Nador, uscendo dalla frontiera di Melilla; frontiera terrestre, passata a piedi e quindi il cambiamento fra i due lati ti colpisce immediatamente e fortemente.
E subito ho ritrovato tutta la tristezza del Marocco, di quegli uomini depressi e mal rasati, di quelle donne deprimenti ed infagottate, di quella torma di giovani esasperati dalla misera e dalla mancanza di ragazze; dallo sguardo obliquo ed incattivito. Stanno sulla porta che da sulla Spagna, in attesa che possa succedere qualcosa per gettarvicisi dentro. Sono famelici di soldi, possibilità, libertà, donne. Fanno male al cuore, sono infelicissimi. Il supplizio di Tantalo. Poi si vede il resto: il disordine delle strade, sempiterni mercati di cianfrusaglie, la sporcizia della cialtronaggine neghittosa. La corruzione e la violenza della Polizia di frontiera.
Mi sono aggirato … Continua a leggere...
Il decalogo del turista italiano alle prese con las tapas
Dopo aver descritto il complesso mondo de las tapas nel post precedente, ecco ora il decalogo per stabilire la buona strategia dell’italiano in Spagna in materia di tapas.
1) Evitare la ora del tapeo in quanto la folla vi travolgerà e non riuscirete nemmeno a penetrare nei bar più interessanti. L’ora è variabile a seconda delle città ma va dalle 8 alle 10 di sera. Frequentate i bar de tapas o verso mezzogiorno o fra le 7 e le 8 di sera.
2) Scegliete bar che non siano turistici (le loro tapas sono quasi sempre orride), nè falsamente tipici con molti legni e troppi prosciutti appesi. Ma nemmeno che siano di ultimissima categoria; assicuratevi una buona qualità e varietà. Guardate le vetrinette con i cibi esposti: se i cibi sono pochi e di aspetto triste, evitate. Se sono numerosi e freschi, bene! Un ottimo segnale è lo … Continua a leggere...



