L’insopportabile Marocco II

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Tipico interno di ristorante in stile neo-marocchino. A Nador.

Squallore e freddezza. Nel Marocco attuale va di moda un ben preciso stile architettonico e di arredamento che va sotto il nome di stile neo-marocchino. I nuovi quartieri sono fatti in quello stile ed i nuovi alberghi, ristoranti, negozi sono fatti ed arredati in quel modo. Ebbene è uno stile freddo, poco accogliente, scostante, disumano. Difficile spiegare questo punto ma se si capita in un salone marocchino moderno si ha immediatamente la voglia di andarsene. Spazi grandi, colori chiari, luce fredda e fastidiosa, estrema freddezza e carenza di vita. Gli stessi negozi moderni pur se espongono merci di pregio sono di scoraggiante squallore. I villaggi tradizionali sono invece immersi in un disordine ed una sporcizia ingiustificata. Non si tratta affatto di povertà, ma proprio di indifferenza al luogo dove si vive. Eppure l’agricoltura vi è anche ricca e le case non sono poverissime. Sono invece completamente differenti i villaggi berberi, benchè siano molto più poveri. La differenza si riconosce da lontano: grande pulizia, ordine, cura ed attenzione delle case e degli spazi comuni. Sono villaggi che infondono serenità, tanto quelli arabi danno tristezza.

Tristezza generalizzata. I marocchini non sono molto diversi dai noi 100_0617europei del sud. Le loro e le nostre vicende si sono incrociate innumerevoli volte nei millenni cosi come il nostro sangue. La cultura è un pò diversa, ma siamo tutti mediterranei; alla fin fine siamo lo stesso popolo, cosa che non direi mai dei tedeschi. Ed invece no. I marocchini trasmettono perennemente una bruttissima energia, niente della vitalità e della passione del sud. Sono imbruttiti, sembrano a disagio, non sorride mai nessuno, paiono perfino sgraziati nei movimenti. Spesso volti patibolari, barbe di una settimana, sguardi obliqui, diffidenza palpabile. Belli invece gli occhi delle donne, scuri ed intensi, promettenti l’irraggiungibile. Ed infine c’e’ la disgrazia della djellaba, quel tunicone pesante e sformato che indossano tutti, dal Re al contadino. Spesso fra il grigio ed il marroncino. Tristissimo.

Artigianato scoraggiante. I marocchini sono degli 100_0320eccellenti artigiani del cuoio, dei metalli, della ceramica. Se ne vedono molti al lavoro, con abilità e grande velocità di esecuzione. Ma non hanno capacità di rinnovamento. Sono rigidi come deve essere la loro cultura autoritaria e repressiva. Potrebbero fare meraviglie con quei materiali e con la loro capacità, ma invece si ostinano a fare sempre gli stessi oggetti. Si tratta delle famose “marocchinerie” che vengono ripette uguali da qualche secolo. Sono oggetti che furono belli ed “esotici” molti decenni fa ma che ormai sono venuti a noia a tutti. Ho visto delle bellissime lampade al mercato di Fez, molto innovative. Ho chiesto quanto costassero, mi piacevano. Mi risposero che era un ordine di un architetto straniero e che non rientravano nella loro produzione normale. Incredibile! Inoltre la fattura dei piccoli oggetti è spesso assai tirata via, tanto è roba per turisti. Unica eccezione: ciò che si trova al mercato artigianale di Rabat la cui clientela non è turistica, ma piuttosto degli addetti delle ambasciate. Oggetti molto belli, molto curati e molto cari.

I piccoli europei vi abbondano. Il Marocco percorre la strada 100_0473invero pericolosa che lo vuol portare ad essere la Florida dell’Europa, come succede in Portogallo. Il clima invernale mite, la disponibilità di manodopera sottopagata, l’indifferenza statale alla protezione ambientale e culturale, i regimi fiscali favorevoli, hanno fatto sì che decine di migliaia di coppie europee (soprattutto francesi e spagnole) abbiano deciso di comprar casa in quel paese. Si va dai cari e pregievolmente restaurati palazzi di pregio all’interno dei centri storici delle antiche città, agli appartamenti dalle bizzarre ed intricate volumetrie dei quartieri poveri dei medesimi centri storici, alle villette a schiera in  residenze chiuse da inferriate, agli appartamentini nei casermoni sulla spiaggia. Per tutti i gusti e tutte le tasche, meno quelle ricche per davvero, che non vengono certo in Marocco a passare le vacanze. Questa fauna europea, galvanizzata all’inizio dall’avventura coloniale, finisce poi con l’amareggiarsi per la pochezza del luogo e le difficoltà di aver rapporti con i locali. Si ritrova quindi a frequentare circoli chiusi di connazionali annoiati in cui lo sport preferito è parlar male dei marocchini e dei loro usi. I rapporti fra la comunità stanziale e quella europea finiscono per deteriorarsi in una atmosfera di rancore e diffidenza reciproca. Tali europei sono del resto, molto spesso, dei meschini colonialisti in ritardo sulla storia. Infrequentabili, spesso razzisti.

Poco da vedere. Non si capisce bene cosa vada a vedere il turistame in 100_0404Marocco. Esotismo di paccottiglia in grande quantità, ben poche le eccezioni. Ancor meno i luoghi non inquinati da bancarelle ed arrembaggi di venditori. Il deserto di Ouarzazate non vale minimamente la pena; è in più carissimo farvi una giratina. Marrakesh è un parco tematico, Essaouira è un parco tematico al mare, Casablanca, Tangeri, Rabat, prive di qualsiasi interesse. Nador, tristissima, da passarci solo per andare a visitare Melilla (questa sì, interessantissima, ma spagnola). La natura in Marocco è spesso arida e poco accogliente.

Possono forse rivestire un pò di interesse per il turista la Medina di Fez in cui si aggroviglia la vita e certe città fortificate dell’interno che mostrano antiche architetture stupefacenti (vedi le foto di quest’articolo). Ma vanno cercate e trovate pazientemente, fuori dai circuiti turistici ovvi.

Due eccezioni importanti. Una antropologica, l’altra gastronomica. IMG_20141112_124627La prima è rappresentata dai Berberi, gli antichi abitanti del Marocco prima dell’arrivo degli arabi che li hanno relegati alle montagne, alla povertà, al disprezzo. I loro abiti sono colorati, i modi sembrano più aperti, meno diffidenti e chiusi. I loro villaggi spiccano per ordine, pulizia e amor proprio. In certe zone i loro villaggi si alternano in modo vistosissimo con quelli malandati della popolazione maggioritaria. Varrebbe la pena approfondire con attenzione questo tema ed incentrare sui Berberi un eventuale (e poco consigliato ) viaggio in Marocco.
La seconda eccezione è molto particolare. Vicino a Rabat vi è la bella foresta di querce da sughero della Mamoura. Ebbene, quella particolare varietà di quercia produce delle grossissime ghiande dal buon sapore. Fra Ottobre e Novembre vi è una grande attività di raccolta e di vendita lungo le strade che la percorrono. Le ghiande possono essere mangiate crude o come le caldarroste e sono molto buone.

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