Turisti accattoni

Foto diveuta famosa per il problema dei begpackers in Tailandia. Qusti due vendono cartoline per pagarsi il viaggio. Pubblicata su Twitter da Solo Traveller.

Il viaggiare a volte scatena sconcertanti impulsi nascosti nelle profondità delle persone. E’ un male che viene da lontano, dai tempi dei pellegrini. I quali partivano da casa loro con le tasche quasi sempre vuote ed arrivavano fino a Roma o a Santiago di Compostela mendicando, rubacchiando, facendo qualche lavoro dai contadini trovati lungo i cammini. Lo facevano per espiare i peccati e vivere in povertà, dicevano. In realtà erano dei grandissimi scrocconi, invisi alle genti che dovevano sopportare il loro passaggio.

Oggi succede, più spesso di quanto si creda, la stessa cosa. E’ normale che la coppietta di giovani di scarse risorse voglia comunque concedersi una bella vacanza e cerchi di risparmiare sui voli, sugli alberghi o i campeggi e che mangi un panino sulla panchina dei giardini. Del resto è una lotta accanita ed infinita fra il turista risparmievole e l’esercente avido. Il primo a chiedere accanitamente sconti e a dormire in tre in una sigola; l’altro a speculare appena possibile sui prezzi quando l’affluenza cresce: compagnie low cost ed albergatori soprattutto. Le due categorie (turisti ed esercenti) si odiano e cercano di truffarsi a vicenda. Gli albergatori tendono delle trappole pubblicando tariffe molto basse che però non sono rimborsabili; il turista ci casca, poi vuol cambiare la data, non può e ci perde l’intera somma versata.  A sua volta, alla prima occasione, ruberà gli asciugamani della camera e trasformerà una prima colazione compresa nel prezzo, in un pranzo natalizio da dodici portate. Un mondo di avvoltoi.

Ma alcuni turisti vanno molto oltre ed il viaggio diventa per loro un’accanita gara al risparmio. Sembra che non viaggino per conoscere, ma per risparmiare; anche se non ne hanno bisogno. E’ una sfida con se stessi a non spendere; a fregare gli altri; ad ingegnarsi per il centesimo.  Diventano degli accattoni feroci. A casa loro non potrebbero comportarsi così, sarebbero socialmente banditi. In viaggio si scatenano. Lo fanno soprattutto nei paesi poveri, dove già le cose costerebbero poco; si accaniscono a pagare ancora meno, ancor meglio se non pagano. Arrivano a truffare, rubare.

Alcuni aneddoti. In viaggio in Tanzania, con Avventure nel mondo. Una coppia fa da cassiera all’intero gruppo. La mattina il bussino parte dall’albergo per andare altrove, tutti tacitamente convinti che i cassieri abbiano pagato il conto della notte. Poco dopo vengono raggiunti dalla Polizia con il proprietario dell’albergo. Erano scappati intascando il conto di tutto il gruppo.

Un begpacker. Foto da Il Fatto Quotidiano.

Anni fa nacque una sorta di gara a percorrere tutta l’Africa, da nord a sud in bicicletta, spendendo 1 euro al giorno (ripeto un euro) che andava interamente o quasi nelle riparazioni del mezzo provato da quelle tremende strade. Quindi i ciclisti vivevano dell’elemosina degli africani, nei villaggi. Un europeo, probabilmente agiato (i poveri non fanno queste cose) che si fa mantenere per mesi dai miseri contadini africani.

Io stesso, non ancora del tutto adolescente, in un viaggio in Marocco rubai, con grande destrezza, uno spillone berbero che un misero commerciante vendeva su un telo steso a terra, al mercato. Ne presi in mano diversi, uno dopo l’altro, riposandoli subito dopo. Poi, ne nascosi uno nel palmo chiuso della mano e mi allontanai. Sfide giovanili. Me ne vergogno ancora.

Alle Canarie i turisti italiani sono molto malvisti in quanto hanno il vezzo di andarsene dagli alberghi senza pagare. A Fogo, Capo Verde, ho visto coppie che avevano speso molte centinaio di euro a testa per arrivare fino a lì, piangere miseria per avere uno sconto di 5 euro sui 20 che costava una camera affittata presso i contadini.

In Asia è divenuta una moda, recentemente. Nonostante che si trovino in paesi estremamente economici come India, Thailandia, Vietnam, dei giovani turisti mostrano dei cartelli ai passanti chiedendo l’elemosina per continuare il loro viaggio. Alcuni decenni fa suonavano nelle metropolitane ed in cambio dei soldi davano la loro musica. Scambio dignitosissimo. Ora no, chiedono l’elemosina agli indiani, per viaggiare; ci si può credere? In molti casi arriva la Polizia e li fa rimpatriare a forza, disturbando il dolce far niente delle rispettive Ambasciate. Questi turisti vengono chiamati begpackers e pare che comincino ad essere un vero problema. Decenni fa succedeva lo stesso con gli hippies a Goa, ma almeno, in quell’occasione, c’era una parvenza di ricerca spirituale.

Senza arrivare a tanto ho conosciuto stormi di turisti che cercano e si passano notizie su dove mangiare o dormire spendendo di meno; anche se il costo di quella notte o di quel pranzo sia ridicolo per gli standard europei. Altri che vanno nei mercati tropicali a fine mattinata per avere la frutta marcescente a poco. Ho conosciuto genovesi che passavano mesi in India vivendo in una grotta. Dei cooperanti pagati molte migliaia di dollari al mese abitare scantinati nelle periferie delle capitali africane.

Qui non si tratta di mercanteggiare negli acquisti come è giusto che sia per limitare il lievitare dei prezzi dovuto alla vostra qualità di turisti, nei mercati di mezzo mondo. Ciò è legittimo. Qui si tratta di limare centesimi a costi che sono già bassissimi. Centesimi che, riportati in Italia dopo le vacanze, evaporano in un aperitivo.

In questo interessante articolo si fa presente la possibilità che il turista accattone, in realtà, si sobbarchi la fatica di esserlo per poter postare sui social delle foto che gli diano lo status symbol di viaggiatore incallito e rotto a tutte le traversie. Una specie di medaglia alla resilienza. E questa osservazione, che potrebbe essere molto accertata, mi permette di tornare all’ardito parallelo con l’antico pellegrino. Anche lui andava in giro mendicando per poi poter rivendicare di fronte a tutti la sua santità, la sua purezza di spirito, mentre gli altri erano rimasti sotto le loro calde coperte.

In entrambi i casi si tratta di autopromozione. Di dimostrarsi migliori degli altri. E nel frattempo, come vantaggio aggiuntivo, si mangia a sbafo.

La bassezza umana non ha limiti ed il turismo la tira fuori tutta.

 

 

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