Il malinteso indiano

Nelle meravigliose zone umide del Kerala, Amma, la santona che abbraccia milioni di persone, ha costruito questo Ashram, dove acidissimi occidentali si disputano le sue grazie. ( Mahesh Mahajan – Wikicommons)

Mi è sempre apparsa misteriosa la smania di molti italiani di andare in India. Lo zoccolo duro di questi turisti non è composto  da amanti dell’arte, dell’avventura, della natura, del viaggio a buon mercato. La maggioranza sembra composta da persone attirate dalla famosa “spiritualita’ indiana”.

Son andato a vedere anch’io. Della spiritualità non ne ho trovato molte tracce che non fossero mero folclore di scarsa levatura. Ho frequentato Ashram scoprendo poco misticismo e molto interesse semplicemente pecuniario. Ho battuto infiniti templi, annusandovi più oscura superstizione che  liberazione dell’anima. Presuntuoso dirlo dopo un viaggio di pochi mesi, ma pare che si cerchi più un pugno di riso che la serenità dell’anima. Insomma, il solito trappolone religioso, che permette ad alcuni di vivere (bene) grazie ai molti creduloni; fra loro i turisti.

Perchè non dimentichiamoci che in India regna sovrano l’Induismo, cosa diversissima dal Buddismo, che venne scacciato, molti secoli orsono, nel nord (Tibet e Sikkim) e nel sud, a Sri Lanka.

I Sadu, i santi uomini, non sono più figure ascetiche, ora son grassottelli. (I, Luca Galuzzi via WikiCommons)

E l’Induismo si basa su un principio che è l’esatto opposto di quelli a cui paiono guardare i “turisti mistici” che vanno in India. Un principio perfetto che sancisce definitivamente lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Un sublime modello per la dominazione di pochissimi sulla massa sterminata, resa docile e succube. Un capolavoro di perversità diabolica. Nessuno ha mai fatto meglio, nella sciagurata storia dell’umanità.

Se sei povero è perchè nella vita precedente eri cattivo; se sei ricco è perchè nella vita precedente eri buono. Quindi se sei povero stai buonino e forse rinascerai ricco. Se nasci ricco te lo meriti e puoi disprezzare i poveri che sono stati cattivi. Un meccanismo semplice e perfetto per mantenere il potere nelle mani di poche famiglie. Questo è il risultato della Reincarnazione nell’Induismo. Nemmeno il Calvinismo, che vede la ricchezza come grazia di Dio, è riuscito a fare altrettanti danni.

Di quale spiritualità si vuole parlare in questo deserto di solidarietà umana, di sensibilità fra le persone, di totale ingiustizia sociale? Cosa può avere da insegnare l’Induismo agli Europei? La spiritualità di un popolo nel quale un povero non può pestare l’ombra di un ricco? Cose del passato, certo, ma i cui fantasmi sono ancora presenti, tanto che l’Induismo radicale che sta occupando l’India in questi anni è molto vicino al fascismo o, comunque, ad una destra facinorosa e pericolosa.

L’ironico monumento all’era degli Hippies in India, gli iniziatori di tutto ciò. (By John Hill via WikiCommons)

Viene quindi da pensare che la ricerca mistica di tanti europei che negli ultimi 40 anni hanno affollato l’India si risolva nelle canne facili e libere, nei costi minimi della vita, nell’immersione in una miseria che fu devastante, nella meravigliata osservazione di costumi strani e colorati, nel superficiale contatto con un popolo che sembra in effetti molto mite e gentile, ma che, forse, è solo terribilmente sottomesso dalla filosofia dell’Induismo di cui sopra.  Tanto interesse sarebbe quindi fasullo, vacuo, posticcio, superficiale ed anche un pò paraculo.  Una specie di visita ad uno zoo umano pieno di strani individui; zoo il cui biglietto di entrata è anche particolarmente a buon mercato. Ci si può andare spesso e starci a lungo.

Kabir Bedi, il nostro indiano preferito. (Foto Fecebook / Kabir Bedi)

Non ho sentito parlare nessun turista dell’infamità del sistema delle caste, del divario vergognoso fra le immense ricchezze e la straordinaria povertà, dell’insopportabilità di quel sistema religioso che afferma sfacciatamente che sei il solo responsabile delle tue miserie. Quando parlo di queste cose, l’unica (sempre la stessa) risposta che ricevo è che l’Induismo è molto complesso.

Insomma l’India a me è sembrata l’esatto contrario di come i turisti “spirituali” la vogliono descrivere. E non penso minimamente di tornarci.

 

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