I turisti israeliani in Patagonia

Un albergo a Puerto Ibanez, in Cile, ma prossimo all’Argentina.

Una polemica si aggira da alcuni anni nel turismo patagonico. E non sembra accennare a placarsi. Il punto è molto semplice: esercenti turistici, trasportatori di turisti, guardiani dei numerosi parchi, altri turisti, le persone in generale si lamentano fortemente dei modi maleducati, arroganti, indisciplinati, altezzosi, provocatori, sprezzanti, rumorosi, incivili, truffaldini e anti-ecologici che dimostrano i turisti israeliani in tutto il Cono Sur: Argentina, Uruguay e Cile. Soprattutto in Patagonia che è una dello loro mete preferite.

Ma chi sono questi turisti israeliani? Pare che sia abitudine diffusa, in Israele, che i giovani, dopo il lungo servizio militare, si prendano una lunga vacanza, per poi incominciare l’Università. Quindi dopo aver fatto tutto quello che hanno l’abitudine di fare alla popolazione civile palestinese, posano il fucile e si ritrovano negli sconfinati spazi della Patagonia.

Nei pressi di Coyhaique.

(Un’altra loro meta molto frequentata è la Georgia ed in particolare le spettacolari montagne della Svanezia. Ve ne sono a frotte ed i comportamenti sono del tutto simili. Rispetto = 0.)

Ma perchè proprio la Patagonia? Sarà forse una moda casuale e passeggera, forse semplicemente favorita dalla storicamente forte presenza ebrea a Buenos Aires.  Forse è solo il frutto di un buon lavoro di propaganda fatto dagli Argentini in Israele e poi diffuso con il passa parola.

Forse è a causa di tutto cio, ma, nella polemica, circola un’altra teoria. Che dice ciò che segue: la posizione di Israele è fragile, da un punto di vista militare e politico. Un qualche ribaltone mondiale potrebbe causarne la scomparsa. Ecco quindi, che quel popolo starebbe preparando un piano B. E le immense distese disabitate della Patagonia potrebbero fare al caso loro, per costituirvi un nuovo paese. Intanto i giovani vanno a conoscerla e se ne fanno un’idea. Alcuni cileni arrivano anche a pensare che Israele non è tanto interessata alla terra, quanto all’acqua; che dal lato cileno (non certo da quello argentino) abbonda. Fanta-politica? Non sappiamo, ma di certo le forti sensibilità nazionalistiche argentine (meno quelle cilene) sono messe in allarme da tale teoria e le prestano vivace attenzione. Sta di fatto che molta della Patagonia è divisa in enormi proprietà grandi come province (Benetton fra gli altri) e che farne uno Stato non sarebbe nemmeno troppo difficile. Qualcosa del genere si ha anche in Cile ed anche nell’isola di Chiloè dove delle proprietà sarebbero già in mano a dei personaggi prossimi ad Israele.

Verso Cerro Castillo, paesaggi straordinari.

La reazione degli operatori turistici patagonici è virulenta. Cercano di non accogliere i turisti israeliani, dicono che hanno l’albergo occupato. Possono accettare i singoli o le coppie, ma non i gruppi. Le guardie dei Parchi nazionali li espellono; perchè accendono fuochi ovunque e poi le foreste bruciano. I rent-a-car non affittano loro le macchine perchè ci montano sopra in sei. Gli alpinisti sono convinti che rubano loro le attrezzature, se le lasciano incostudite. I turisti “altri” li scansano. Ed è anche facile perchè le loro alte grida ed i loro gesti plateali li fanno riconoscere facilmente e da lontano. Il livore nei loro confronti è molto alto. I loro comportamenti ricordano quelli di un popolo abituato a colonizzare e sottomettere gli altri. Come facevano i francesi o i portoghesi in Africa. O come fecero gli spagnoli proprio qui, in Sudamerica.

La difesa? La solita, quella di sempre. Si grida all’antisemitismo e con quello si vuol copriri tutti i misfatti e mettere a tacere chi i misfatti li denuncia. Anche se chi denuncia è ebreo, paradossalmente. Come sempre i sionisti si rifugiano dietro l’antisemitismo.

E allora? E allora tre considerazioni: La prima è sulla disgrazia di quel povero angolo di mondo (parlo della Patagonia, s’intende) che non riesce a liberarsi dalla violenza e dalla sopraffazione. Ne ha viste di tutti i colori: le infinite stragi contro gli indios; la deportazione, nelle sue aride lande, degli indios sopravvisuti ai massacri e scacciati dalla terre fertili più a nord;  l’immigrazione di quei poveracci che andarono a colonizzare quella regione nell’800 e nel ‘900; la repressione contro le lotte per la terra degli indios rimasti. Ed ora anche i turisti cafoni.

La seconda è che i turisti cominciano veramente a venire a noia. Quando poi si comportano anche male si ha voglia di scacciarli come cani in chiesa.

La terza è che si stanno delineando delle politiche di sviluppo turistico che non solo previlegiano certe origini dei turisti (questo è sempre successo), ma che tendono ad escluderne alcune, come in Croazia. Si vogliono quindi solo i turisti di certe origini e non di altre. Finisce quindi la democrazia e l’internazionalismo del turismo. Ne vedremo delle belle…..

Ps. Avevo da poco scritto questo aricolo che ho, casualmente trovato in FaceBook le lamentele accorate di un gruppo di receptionist italiani sull’arroganza, maleducazione, prepotenza dei turisti israeliani. Evidentemente la piaga è mondiale. Ecco il gruppo, ma è chiuso, è necessario iscriversi per vedere i contenuti.

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