La sorprendente isola di Chiloè.

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Una delle numerose chiese di legno di Chiloè. Questa è a Chonchi. Da Wikicommons di Pedro Rebolledo Rubilar

I casi della storia fanno sorgere, a volte, delle oasi di pace in mezzo alle guerre. Uno di queste è l’isola di Chiloé, verso il sud del Cile, paese al quale ora appartiene .  E’ grande quanto Creta ed è prossima e parallela al continente.

E’ abbastanza conosciuta: succede spesso di vedere delle foto del suo aspetto più caratteristico: una fila di casette allegramente variopinte su palafitte. In realtà queste casette sono assai deludenti: sono state trasformate in negozietti pretenziosi per i soliti turisti e le palafitte che le sorreggono sono infisse in un fondale pantanoso e puzzolente che emerge ad ogni bassa marea. Inoltre, a rovinare il panorama, è stato costruito proprio sulla collina che sovrasta le casette, un enorme ed orribile centro commerciale.

I punti forti di Chiloè sono altri, numerosi e molto interessanti. Primo fra tutti la sua straordinaria storia. Si trovava già sotto il controllo della Corona spagnola ed era abitata da alcuni coloni e da molti indigeni quando si trovò isolata dal resto del Cile. Una lunghissima rivolta degli indigeni Mapuche impedì il passaggio verso il resto della colonia. Chiloè non aveva molte risorse e gli spagnoli di Santiago e di Lima se ne disinteressarono; Chiloè rimase quindi a lungo completamente isolata. I coloni spagnoli, rimasero senza contatti con i loro connazionali e si ritrovarono circondati dagli indigeni; per non soccombere dovettero metter giudizio e comportarsi decentemente. Si formò quindi una società mista, integrata e pacifica nella quale colonizzatori e colonizzati si mescolarono e finirono per intendersi e collaborare. L’isola perse ogni contatto con Santiago e passo’ a dipendere dalla lontanissima e disinteressata Lima. Fu addirittura l’ultimo lembo sudamericano rimasto nelle mani della Corona di Madrid. Non subi’ quindi l’influenza dei cosiddetti Libertadores; quei condottieri che comandarono la rivoluzione borghese che portò alla decolonizzazione del continente; ma che poi misero le basi di quell’odiosa oligarchia che spolpa fino ad oggi i popoli del continente. A Chiloè sembra invece che vi sia stata una società ragionevolmente giusta, sfuggita per miracolo alla tragedia che si è abbattuta sul resto del continente.  E tale pace è percepibile ancora oggi nella gentilezza e armonia della popolazione, ancor di più che nel resto del Cile. E, probabilmente il turista italiano si troverà più a suo agio che nel resto del paese.

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Le gabbie immerse nel mare in cui vengono allevati i salmoni. Del cibo gli viene costantemente gettato nell’acqua. I resti di cibo e le loro deiezioni finiscono sul fondo del mare dove tutta una popolazione di pesci liberi se ne nutrono. La concentrazione biologica è enorme ed è necessario dare molti antibiotici ai salmoni per preservarne la salute durante i 15 -18 mesi in cui resteranno nelle gabbie.

A Chiloè non si può perdere la visita delle non poche chiese costruite tutte in legno e molto carine, con i loro tetti che sembrano carene di navi capovolte. Evidentemente i falegnami si dividevano fra cantieri navali e religiosi e bastava loro arrovesciare l’armatura per avere una carena o un tetto.

Ma una visita emozionante è al mercato del pesce di Castro, la capitale. Vi si trovano da acquistare, ma anche da consumare sul posto, una gran varietà di molluschi dalle dimensione sfacciate. Le ostriche sono gigantesche. Ritengo che i nostri frutti di mare siano più saporiti e meglio preparati. Ma mangiare quelli, su uno scalino del mercato, crudi in ceviche ed accompagnati da una birra direttamente dalla bottiglia è un piacere sovrano.

Chiloè è diventata mondialmente importante per essere uno dei maggiori centri di allevamento del salmone. Nella calmissime acque dell baia del lato che guarda al continente, sono state ancorate le grandi gabbie di rete, immerse nel mare, in cui vengono allevati i salmoni, come si fa nei fiordi norvegesi. Da quando ho visto come fanno, evito il salmone come la peste. La densità delle povere bestie nelle gabbie è enorme; inoltre il cibo che sfugge loro va a finire sul fondo dove una gran numero di pesci liberi si va a servire, aumentando ancora la concentrazione di vita in quelle acque calmissime e molto ferme, con poca circolazione. Le condizioni igieniche dell’acqua sono quindi pessime ed al cibo dei salmoni vengono aggiunti antibiotici a pioggia. Ed infine, le grandi quantità di rifiuti, che producono l’allevamento dei salmoni e l’industria di trasformazione, fanno sì che scoppino delle proliferazioni gravissime di alghe rosse tossiche che bloccano sia la produzione dei salmoni che la normale pesca, molluschi compresi.

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L’infinita spiaggia di Cucao. Da Wikicommons di Lin linao.
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Il formaggio tipico di Chiloè.

Ma il fascino di Chiloè sta nei suoi paesaggi bucolici, con pascoli e mucchine che producono un noto formaggio, presidio di Slow Food. Contadini in case di legno, a volte agriturismi. Tutto molto calmo ed ordinato. Durante il febbraio ci sono le famose “fiestas costumbristas” versione locale delle sagre paesane dove si può trovare il famoso curanto e l’immancabile asado, insieme ad altre specialità meno interessanti. Molto gradevole la chicha di mele (da non confondere con quella di yuca, ammazzonica), il sidro fresco, mente quello fermentato è acidissimo.

Vi sono poi le belle foreste del sud, privatizzate e di difficile accesso. Da visitare è la spettacolare spiaggia della costa pacifica, a Cucao. Enorme, ventosa, deserta, fredda, da percorrere a piedi per ore, in solitudine. Una fortissima emozione al cospetto del grande Oceano. Non è un mare in cui fare il bagno e non sono spiagge dove prendere il sole. Sono manifestazioni della forza delle immensità naturali in gioco. Ma percorrere quella spiaggia, o i sentieri dei boschi delle colline litoranee sono cose che non si dimenticano per il resto della vita.

Insomma, una settimana in Chiloè è certamente ben spesa. Si gira noleggiando una macchina, ma anche con i trasporti pubblici o, al limite, con i numerosi viaggi di un giorno che delle piccole agenzie di Castro organizzano alla buona.

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Si lascia Chiloè nelle brume dell’alba….

Il viaggio può continuare verso nord, nel Cile continentale o preseguire verso sud, partendo in nave da Quellon verso la Patagonia.  Ma questa è un’altra storia.

 

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