Misteri cileni

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Il miglior ristorante di Puerto Montt, importante città del sud. Fatiscente.

Ci sono alcuni aspetti di questo viaggio che mi sfuggono.

Quello economico, per primo. Il Cile è un paese abbastanza sviluppato. Non come l’insieme dell’Occidente, ma certo molto di più del resto del continente sudamericano. Sembra essere un paese serio, democratico; e per quanto flagellato dall’ideologia liberista, sembra godere di alcune compensazioni sociali importanti. Abbastanza ben organizzato, con servizi decenti. Ci si aspetterebbero quindi prezzi abbastanza bassi, rispetto a quelli europei, con una qualità delle infrastrutture modesta, ma accettabile.

La realtà mi ha colpito: è tutto il contrario. I prezzi sono del tutto comparabili con quelli italiani. Alcuni servizi di base sono anche piu’ cari (telefono, autostrade), ma le condizioni sono spesso lamentevoli. Il rapporto qualità/costo della vita è quindi ben peggiore di quello italiano. E’ soprattutto insoddisfacente il livello delle manutenzioni: tutto appare vecchio, malandato, precario, poco curato, un po’ sporco, un po’ squinternato. Dove vanno a finire i soldi recuperati con gli alti prezzi? Non certo nei salari, modesti. Vanno a remunerare il capitale, secondo la scuola liberista? La società cilena è costantemente munta a favore degli investimenti finanziari, in modo sfacciato? E’ probabile.

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Casa dei coloni tedeschi a Valdivia.

Ed arriviamo al secondo mistero. I cileni, che pur sono, in generale, persone deliziose, paiono assolutamente insensibili al decoro. Sembrano del tutto privi di buon gusto: sia nella cucina, che negli abiti, che nell’arredamento, che nell’architettura. Ma in questione di gusti, si sa, non si può dire molto. Il punto sconcertante è il disordine, la mancanza di cura, attenzione, ordine, decoro in cui vivono. Avete presente l’atmosfera di ordine e di precisione che si respira in Alto Adige. Ecco, tutto il contrario! E se quella altoatesina sfocia facilmente nel lezioso e nello stucchevole, questa cilena è un’atmosfera deprimente. Ecco! La mancanza di cura del quadro di vita sembra tipica di persone depresse, che non si curano né di se stessi né di quello che li circonda, nè di ciò che mangiano. La situazione del mondo rurale è spesso disperata. Tutte le case sono di legno e, a causa della mancanza di manutenzione, finiscono per ammuffire, stingersi, piegarsi su un lato, crollare in parte. Intorno alla casa il disordine, la sciatteria, la sporcizia, l’indifferenza alle cose, lo squallore regnano sovrani. Squallore e fatiscenza sono le parole migliori per descrivere la situazione generale. E non si tratta affatto di povertà; quella è un’altra cosa ed ha altri sintomi. Questa sembra proprio cialtronaggine. Il perché è incomprensibile. Tutto sembra provvisorio; fatto per essere abbandonato da un momento all’altro.

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Abitazioni rurali in stato penoso. Ed è la norma, non l’eccezione.

Sarà a causa dei terremoti che hanno ciclicamente distrutto tutto e quindi non vale la pena fare le case come si deve? Oppure i primi coloni ed i loro tanti discendenti si sono dispiaciuti di esser finiti nell’angolo più lontano del mondo e non hanno mai voluto fare niente di solido, pronti ad andarsene appena possibile?

Mistero, ma certo non è un bel vedere e deprime anche il viaggiatore. Il problema del degrado è particolarmente grave nei luoghi turisticamente interessanti. Come si fa ad attirare turisti quando un pur bel paesaggio è punteggiato di case fatiscenti, anche se fuori vi sono parcheggiate auto di valore? Ed anche alberghi e ristoranti di pregio sono ridotti ad uno stato di decadenza penosa. E non si tratta del degrado dovuto al clima tropicale; qui il clima è come quello mediterraneo. Da notare però che tale squallore sembra decisamente inferiore nelle zone ad alta presenza degli indios o a Chiloè.

E’ del tutto diversa la situazione nel sud; nelle città di Puerto Varas, Osorno ed in misura minore Valdivia, è presente una forte comunità tedesca, arrivati più di un secolo fa. Molto chiusi fra di loro, molti di destra e vicini a Pinochet, fieri del loro tedesco ancora comune, proprietari di circoli e scuole fino a poco tempo fa esclusivi, hanno mantenuto il tipico ordine teutonico. Quindi case e città ben ordinate, pulite, ben matenute, perfin rileccate ed eccessive. Il contrasto è fortissimo: i cileni comuni vanno a visitare quelle città, hanno gli occhi pieni di meraviglia, ma senza prendere esempio…

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Folla strabocchevole nei food corners dei centri commerciali.

Altro mistero è il rapporto dei cileni con il freddo. Il clima di quel paese appare a noi assai strano, molto meno differenziato fra estate ed inverno del nostro, ma con forti escursioni giorno – notte. Ma, comunque sia, l’inverno esiste e porta il freddo. Almeno da Santiago in giù, si battono i denti. Bene, i cileni non prendono misure sostanziali contro il freddo; si limitano ad intabarrarsi, tanto fuori quanto all’interno. Anche nelle case di un certo livello il riscaldamento è simbolico: una stufetta a legna o a gas; oppure, semplicemente, il condizionatore. E fuori si va anche sotto zero! Anche nelle auto, in pieno inverno, nella neve, si viaggia con il riscaldamento spento e con il finestrino un pò aperto. Sono convintissimi che l’alternanza di caldo e freddo faccia male; stanno quindi sempre al freddo. Impossibile farli ragionare.  Molti negozi non hanno nemmeno la porta; in pieno inverno! Ho pranzato in una bettola a 2500 metri di altezza; ebbene, la porta non esisteva proprio e, dal momento che la stufetta a legna faceva fumo, avevano aperto anche la finestra. Certe ventate mi portavano la neve nel piatto. Come è possibile? E quindi vedi i cileni perennemente infagottati, fuori, al ristorante, in macchina e perfino in casa. E’ normale suonare il campanello e vedersi aprire dal padron di casa che è più vestito di te che vieni da fuori. Deprimente.

E qua arriviamo al mistero maggiore. Non ho dubbi nell’affermare che i cileni sembrano essere il popolo più gentile, accogliente, garbato, rispettoso, disponibile ed alla mano che abbia mai conosciuto. Sono rispettosissimi delle regole, correttissimi nelle file, anche quelle immense della metropolitana, durante le ore di punta. Rispettano i pedoni sulle strisce e, addirittura, aspettano che siano saliti sul marciapiede opposto per far ripartire la macchina. Il loro rapporto con i cani randagi è emblematico. Contrariamente agli altri sudamericani, i cileni sembrano completamente alieni a provocare discussioni, alterchi, litigi e nemmeno fastidi. Io son facile alle discussioni; qua mi è impossibile. I cileni sono persone carine, accomodanti, piene di gentilezze nei confronti del prossimo. Ed è cosa gradevolissima. In più hanno l’enorme vantaggio di non essere nazionalisti, come sono normalmente i sudamericani e sono pronti in ogni momento ad indicare e a lamentarsi dei difetti nazionali, esattamente come fanno gli italiani. Resta difficile credere che abbiano ospitato fra di loro la tragedia di Pinochet e dei suoi compari. (Tutto ciò non vale a Valdivia e in Patagonia dove, invece, sono assai, assai maleducati)

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Immondezzaio e trascuratezza davanti ad un albergo da 150 euro a notte.

Dopo questa riflessione sul loro carattere si potrebbe pensare che i cileni siano persone felici ed espansive. Ed invece, no. A loro stessa detta sono timidi, tristi, introversi, un pò depressi. Ci sono record continentali di suicidi.

Ma, a veder bene, c’e’ una coerenza; tutto si tiene. Sono calmi e gentili, ma non si curano di vivere bene. Accettano la mancanza di decoro e di calore e vanno avanti tristemente, sul depresso. Non vi è uno scatto di allegria o di ribellione. Si accontentano e vivacchiano in pace.

Per certi aspetti sembrerebbe la ricetta della serenita’: non cercare la perfezione intorno a te, ma lasciarsi vivere, senza preoccuparsi di molto e mantenendo buoni rapporti con il prossimo. Ma manca il sorriso, nessuno ride, nessuno scherza o fa battute: si limitano a bisbigliare gentilezze.

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