Dove andare in Cile.

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Estate a Vina del Mar, la maggior località balneare del Cile (inizio pomeriggio).

Cominciamo a dire prima dove non andare in Cile. Non conosco il nord arido e non ho nessuna voglia di andarci. I deserti non mi piacciono o, comunque, mi annoiano molto rapidamente. Non lo consiglio.

Andare al mare in Cile non ha molto senso. Il Pacifico è freddo e per niente pacifico;  quindi non sono possibili vacanze come nel Mediterraneo, ai Caraibi o in Brasile. E’ molto più simile al Mare del Nord. Ed in effetti, soprattutto d’estate, vi è spesso un nebbione da fare invidia al Delta del Po.

Le città hanno poco di interessante, Santiago compresa. Sono tutte molto giovani in quanto sono state distrutte più e più volte o dagli incendi o dai terremoti. Pochi e poveri i musei, con una bassa capacità di trasmettere le informazioni. Non ci sono luoghi particolarmente gradevoli nelle città: nè bei bar, nè giardini dove passare un pomeriggio, nè belle passaggiate a vedere i palazzi o le vetrine. Nonostante la grande produzione di vino, anche le enoteche lasciano a desiderare. Non c’e’ molto di più dei centri commerciali. Alcuni vanno a Valparaiso a vedere le colline ricoperte di casette colorate, ma attenzione che rubano molto. Bellissimo, invece, il mercato di Valparaiso.

Quindi non vale la pena di andare in Cile? Tutto il contrario; vediamo cosa ho visto di interessante.

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Cimitero Mapuche ad Icalma.

La catena montuosa delle Ande, che corre lungo tuttom il paese è molto stretta e ripida; le valli laterali, quelle che in Cile vanno verso ovest, verso il Pacifico, sono quindi assai tormentate; con dei fianchi molto ripidi, un pò come in Val d’Aosta . Non ci sono quindi passaggi fra una valle e l’altra: bisogna sempre tornare alla pianura, percorrerne un tratto e entrare nella valle successiva per risalirla. Partendo da nord e fino a Santiago le valli sono molto aride, poi, diventano più verdi e gradevoli, via via che si scende verso il sud.

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Tomba di un comune cittadino al cimitero di Santiago.

La loro profondità, verso la “costola” della catena montuosa è di qualche decina di chilometri; Percorrere una valle prende quindi un pò di tempo.

 

Ero estremamente curioso di sapere come erano queste valli e con tempo e pazienza mi son messo a risalirle, ovviamente in auto. E’ stata una bella esperienza.

Da nord a sud ho percorso:

Le valli dei fiumi Maipo (El cajon del Maipo), Teno, Maule con il parco di Vilches, la zona delle terme di Chillan, la valle del fiume Laja e queste sono le mie considerazioni.

Le valli più vicine a Santiago sono fortemente colpite dal fenomeno della gita domenicale per andare a pranzo nei ristoranti tipici. Folla strabocchevole il fine settimana, triste deserto gli altri giorni.  In generale le valli danno una certa impressione di aridità; infatti i fianchi delle valli sono molto rocciosi, pietrosi e privi di vegetazione. I fondovalli, pur sempre stretti, sono invece assai bucolici, con delle belle praterie alberate sul Maule. Bellissimi boschi prima di arrivare alle terme di Chillan, così come nella zona di Vilches, ma qui la ricettività è molto debole. La zona di Chillan è invece la più importante zona sciistica del paese (e del continente).

Molte delle valli hanno delle piccole terme. In alcune vi sono anche dei laghi artificiali. In conclusione direi che, nonostante una certa gradevolezza, nemmeno questa zona è molto interessante; certo non vale la pena di un viaggio fino in Cile.

Il bello comincia a Temuco, a 600 km a sud di Santiago. Da qua le Ande si abbassano e sono meno aspre; le pioggie sono molto più abbondanti e quindi le foreste più sviluppate. Ciò fa sì che le valli siano più abitate, soprattutto dai Mapuches, che è il gruppo indigena sicuramente più interessante del Cile. E cominciano i laghi naturali e non solo artificiali. I laghi possono essere pedemontani, come il Garda o il Maggiore o di altitudine, molto più suggestivi. Ci sono anche molti vulcani.  Si va fino a Puerto Montt, a 300 km a sud di Temuco.

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Lago Pirihueico.

E’ questa la zona che merita un viaggio fino in Cile. Niente di clamoroso; ma bellissimi boschi, alcuni di araucaria; una infinità di laghi, grandi o piccoli, incassati fra le rive boscose; delle strette valli serpeggianti con un gran numero di deliziosi torrenti. Molte le strade sterrate, a volte difficili, ci vuole un 4×4; bassa la presenza umana. In alcuni casi si possono risalire le valli fino ad arrivare ai valichi di frontiera che portano in Argentina. In un paio di casi la frontiera sta su un lago che si attraversa con un traghetto.

E’ tutto come sospeso fuori dal mondo, lontanissimo dalla pianura agricola cilena. Un mondo antico, come dovevano essere le Alpi cent’anni fa. Ho amato molto i laghi Icalma,  Pirihueilco e Natulme, la valle del Maichen, il passo frontaliero di Mamuil Malal, ma ve ne sono molti altri.

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Inverno nella precordillera.

Il consiglio è quello di avere una macchina ed andare a zonzo, a caso. Ricordiamo, però, che i paesi sono tristi e trascurati, con le poche eccezioni della zona di Puerto Varas, colonia teutonica, e di Melipeuco, dove deve esser successo un miracolo. E che si mangia sempre malissimo.

Vale il viaggio in Cile anche l’isola di Chiloè e, ancor di più, l’immensa, in tutti i sensi, Patagonia, le crociere del sud, o, per gli amanti del genere, lo sci.

Vi è, infine, una zona che può essere di gradevolissimo passaggio. Si tratta della così chiamata “precordillera“. Quella zona collinare che sta ai piedi delle Ande vere e proprie. E’ lunga quanto il Cile e stretta pochi chilometri. Eppure, da Chillan in giù, è molto bella. Colline verdeggianti e riccamente alberate, con pascoli e qualche campo. Villaggetti (brutti come al solito), bar (squallidi) agli incroci. Paesaggi che ricordano molto da vicino certe zone degli Appenini centrali, come il Mugello, certa Umbria, un pò di Piemonte collinare. Non si verrà in Cile per vedere una fotocopia del Mugello, è certo; ma ritrovare questi paesaggi all’altro capo del pianeta, da un lato ci fa capire che siamo a casa ovunque nel mondo e, dall’altro lato, ci calma lo spirito prima della bufera di emozioni che ci darà la Patagonia.

 

Sciare d’estate. In Cile.

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Il Vulcano Llaima di 3000 metri. sarebbe adattissimo allo sci, ma non ci sono strade per arrivarci.

L’unico luogo del mondo nel quale sia possibile sciare durante la nostra estate e’ il Cile. Gli sciatori accaniti troveranno pane per i loro denti. Si dice che la qualitò della neve sia ottima.

Ma si aspettino grandi differenze con le Alpi. Non sulla neve, ma su tutto il resto.

Le zone dove è possibile sciare sono numerosi, ma le stazioni, in generale sono molto piccole, ristrette.  Non vi sono comprensori sciistici, ma, Centros de Sky, composti da pochi e corti impianti e qualche pista. E più che di piste si può parlare di grandi campi di neve su cui sciare. Questi centri, anche se vicini, non sono interconnettati; quindi uno resta confinato su quelle poche piste per tutta la giornata. Ci sono  cannoni, skilift e seggiovie ma non cabinovie o teleferiche. Le distanze coperte dagli impianti di risalita sono modeste. La neve è ben battuta. Si può facilmente noleggiare tutto il materiale necessario; sia nelle città che nei pressi delle località. Non c’e’ bisogno di dire che il prezzo del noleggio del materiale è esoso.

La climatologia di quell’angolo di mondo è per noi molto strana. Santiago è alla stessa latitudine (invertita, ovviamente) di Beirut, ma è molto più fredda, anche se la vicinanza dell’Oceano mitiga sia il gran freddo che il gran caldo. Per trovare la neve bisogna andare molto in alto, fra i 2800 e i 3500 metri. Siamo sopra il limite della vegetazione. Non si scia fra i boschi, ma fra le petraie. Andando più a sud il limite della neve scende di quota. A Chillan siamo a 400 km più a sud di Santiago, alla stessa latitudine di Agrigento e la stazione sciistica si trova fra i 1.800 e i 2.500 metri di altezza. Sul vulcano di Osorno le piste stanno sui 2.000 metri. Arrivando nella Terra del Fuoco la neve sta tutto l’inverno al livello del mare, pur essendo solo alla latitudine di Copenaghen.

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Il Centro de Sky de La Parva, con le sue piste. E’ il luogo della Santiago bene. Non ci sono hotel, solo seconde case o appartamenti in affitto.

Le Ande sono ventosissime, soprattutto alle forti altitudini: la neve fresca viene spazzata via e le rocce affiorano. Le piste sono quindi ricavate negli avvallamenti fra una cresta di roccia e l’altra, dove il vento è meno impetuoso. Il fuoripista è impensabile: equivale ad un suicidio immediato sulle pietre. Tutto ciò fa sì che il paesaggio sia ben diverso da quello dolce dei versanti arrotondati dalla neve. La mancanza degli alberi contribuisce molto a far sembrare i paesaggi innevati andini come molto duri, estranei, ostili. Le Ande sono più giovani delle Alpi; sono quindi più alte, più ripide, più drammatiche, meno vivibili. Sono spesso anche molto più aride.

Le Ande, in altitudine, non sono abitate. Quindi nei centri sciistici non ci sono che pochi edifici: qualche albergo, qualche seconda casa. In nessun luogo c’e’ il vecchio paese tradizionalmente abitato dai valligiani, come sulle Alpi. Ed è anche assolutamente assente l’extra-sci; l’indotto del turismo sciisitico. Niente negozi, niente bar, pochi e brutti ristorantucci, freddi e disadorni, niente musica.

Non esistono i rifugi. Dimenticarsi completamente di trovare, durante o dopo lo sci un bel locale, caldo ed accogliente, dove bersi una cosa. E’ perfino difficile mangiare qualcosa, gli sciatori normalmente non pranzano, fanno giornata intera, per rientrare a casa loro.

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In molti luoghi nevica poco. Qui siamo a 1200 metri di altezza ed è la seconda neve dell’anno, già a fine stagione: pochi cm. Siamo abbastanza al sud.

Bisogna quindi dimenticare la nostra settimana bianca fatta da un pò di sci e da molte altre cose buone e gradevoli tutt’intorno, la sera e la notte. Il modello più frequente del turismo sciistico è abitare in città (Santiago o Chillan) ed andare sulle piste dalla mattina alla sera portati da dei bussini che fanno questo servizio (per una trentina di euro). Come stare a Torino ed andare tutte le mattine al Sestriere. Qui è più facile perchè le distanze son veramente brevi, anche inferiori ad un’ora dal centro, ma la cosa è evidentemente del tutto priva della calda atmosfera montanara, che piacr tanto agli europei. Un altro inconveniente sta nel fatto che tu sei legato al tuo bussino che parte alle 8 e torna alle 5. Diventa quindi impossibile partire più tardi o tornare prima. Il secondo modello di turismo sciistico più diffuso è prendere un appartamento in affitto nel Centro de Sky, portarsi il cibo da casa (non ci sono negozi) e rintanarsi in casa dopo aver sciato perchè non c’e’ altro da fare. Il terzo modello è stare in uno dei pochi alberghi esistenti dove la norma è la mezza pensione. I prezzi di case in affitto e degli alberghi sono assolutamente scriteriati. Roba da non credere, rapporto qualità/prezzo da mettersi a piangere dalla disperazione. Da non dimenticare che la mancanza di cura e la trascuratezza tipici del paese si fanno sentire molto anche sulla neve. Quindi lo squallore che pervade tutto il paese sale fino alle stazioni sciistiche: neve, immondizia, fango, freddo, cialtronaggine, pochi locali e pochissimo accoglienti. Squallore, in una parola, con la solita presenza di cani bradi a tutti gli angoli, poverini, nonostante il freddo.

C’e’ abbastanza movimento nei centri di sci vicino a Santiago: ci vanno molti giovani brasiliani, spesso assai abbienti, che ben si destreggiano con lo sci. Il resto sono cileni e qualche straniero residente. Escluso alcuni, la maggior parte dei cileni più che a sciare vanno a pesticciare la neve, con frotte di bambini frignanti e ragazzette armate di bastoni per i selfies.

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Code di macchine, una domenica che aveva nevicato, per portare i numerosi bambini sulla neve. Strade sterrate, a  volte difficili per auto basse.

Le località più facilmente raggiungibili sono Valle Nevado in primis, La Parva, El Colorado e El Portillo vicino a Santiago. Vi è anche Farellones, ma si tratta più di un misero SnowPark che di una stazione sciistica. Il centro di sci più importante del paese si trova invece a Termas de Chillan, sopra la città di Chillan, a 400 km a sud di Santiago. Vi è un agglomerato assai squallido di alberghi e fast food (ma dentro un meraviglioso bosco) in località Las Trancas. Di lì in pochi chilometri si arriva alle Terme di Chillan dove iniziano le piste, ma dove ci sono anche delle terme e degli alberghi a prezzi mostruosi. Si tratta del centro sciistico più importante, grande e fornito di impianti del paese. Un piccolo centro sciistico è Corralco sul vulcano Lonquimay, fra i 1500 e i 1800 metri, su una colata di lava. Più in basso ci sono le auracarie, che è sempre una bella cosa.  Ma è molto piccolo.

Vi sono moltissimi altri luoghi dotati di impianti e di campi da sci. Praticamente ogni valle laterale delle Ande ne ha almeno uno. Ma si tratta di campetti per bambini. I vulcani si prestano bene per i Centros de Sky sia per l’altitdine che per la dolcezza dei versanti, ben più morbidi delle ripide montagne andine comuni; vi sono degli impianti sui vulcani Osorno, Villarrica, Choshuenco. Il primo e il secondo sono a brevissima distanza da centri turistici famosi situati su dei bei laghi.

Andando nella Terra del Fuoco, ad Ushuaia (ma qui siamo in Argentina) non ci sono problemi di altitudine o di presenza di neve. Si scia praticamente in città. Ma il luogo è lontanissimo ed è così a sud che le giornate d’inverno durano un attimo.

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Piste recintate da palizzate in legno. Come se gli sciatori fossero dei bovini al pascolo.

In conclusione vien da dire che se uno è un mezzo atleta, pazzo per lo sci, fa bene ad andare a farlo in Cile. Ma si ricordi che patirà tantissimo freddo perchè i cileni hanno collettivamente deciso che riscaldarsi fa male e non lo fanno.

Se invece uno è soprattutto amante dell’atmosfera alpina fa meglio ad aspettare il prossimo inverno europeo.

Eppure è un peccato, perchè tutte le Ande sono piene di neve per molti mesi e ci sono molti vulcani le cui pendici sono anche abbastanza dolci. Ma mancano le strade per arrivarci, i capitali per attrezzarle, lo spirito giusto per gestirle, i clienti per frequentarle. E forse è meglio così; almeno non sono rovinate dalle piste come le Alpi. Vedi ad esempio Passo Coe.