Goiàs Velho
Potrei usare le stesse parole che aprivano il primo post di questo blog, anni fa: Ho ritrovato subito con emozione le casine tradizionali portoghesi. Le ho già trovate molte volte, sempre uguali, in Brasile, a Capo Verde, in Angola, ovunque i portoghesi abbiano messo piede da padroni.
Questa volta le casine le trovo a Goiàs Vecchio, antica capitale dell’omonimo stato, in Brasile. Un paese delizioso, intatto. Abitato da gente normale, poco turistico, ben conservato, senza leziosità e falsità, pieno di vita vera. le persone sono gentili, mi hanno visto camminare sotto il sole e mi hanno offerto spontaneamente un passaggio in auto. Si respira sicurezza, cosa rara in Brasile ed in tutto il continente. C’e’ poco da fare salvo passeggiare fra le stradine del borgo vecchio; sul selciato di pietre arrotondate molto caratteristico e ben conservato, ma assai doloroso per la pianta dei piedi, se ce l’avete sensibile.
Si può salire al vecchio Palazzo del potere, oggi trasformato in un museo molto accogliente, dove i numerosi e sfaccendati custodi vi riceveranno con piacere, a voi, raro turista straniero. Al pian terreno la grande sala della prigione, teatro di infinite sofferenze e soprusi sugli schiavi ed i poveracci, perpretati dagli infami colonizzaori.
Ancora una volta mi assale il fascino e l’orrore di questi portoghesi che si avventurarono fi
no a qua, a 1000 chilometri dal mare, per cercare e trovare l’oro, a metà del 1700. Costruirono la città, sterminarono gli indigeni, importarono grandi quantità di schiavi africani.
Distrussero e costruirono, con un impeto mortifero ed irrefrenabile. Potenza della cupidigia, croce dell’umanità.
Eppure queste casine non danno l’idea della conquista penosa, dello sfruttamento bestiale degli schiavi. Sembrano serene e pacifiche: paradossi! Ma forse sta nell’anima dei portghesi.
Vi sono arrivato da Sao Paulo, dopo un viaggio in bus di 18 ore con un cambio velocissimo. Notte, aria condizionata a palla, mega autogrill con cibo che dire spazzatura è un complimento. Raffreddore e diarrea. Mi ripiglio poco a poco.
Sono stato un paio di volte diversi anni fa a Pirenopolis, un paese “storico” nel Goias tra Goiania e Brasilia e penso molto simile a Goias Velho. Un posto a misura d’uomo, abitato da gente normale, fuori dal circuito turistico internazionale ma comunque con diversi ristoranti e pousadas (credo che molta gente dalla vicina capitale o da Goiania vada lì per passare i weekend o ferie brevi), sensazione di tranquillità che ovviamente non si potrebbe mai provare in una città del Brasile.
Non voglio dilungarmi sulle bellezze naturali del posto (ci sono diverse cascate nei paraggi che vale la pena visitare), credo che chi abbia intenzione di conoscere davvero il Brasile potrebbe iniziare da questo tipo di località.