In Libano per la cucina
E’ come per il Vietnam. Anche del Libano ho mparlato assai male qui e qui, e non so proprio se avrò voglia di tornarci. Certo è che quando me ne sono andato non mi è dispiaciuto, cosa rarissima per me, successo poche volte.
Ma una cosa è meravigliosa, in Libano e per lei un viaggio è più che giustificato: la cucina.
Ma non tutta la cucina, che nei secondi piatti sovrabbonda la carne, spesso alla griglia e spesso un pò rinsecchita, che sembra di essere in Brasile. E nemmeno per la gamma dei kebab, che pur vari e ben migliori di quelli che si trovano da noi, non mi hanno mai entusiasmato.
No, la meraviglia sta nei Mezze. Tipici di tutta l’area ex-ottomana, raggiungono in Libano vette di assoluta purezza. Si tratta semplicemente di antipastini che vengono serviti all’inizio del pranzo. Dal … Continua a leggere...
Come distruggere un paese
I Libanesi sono commercianti da quando erano Fenici e battevano tutto il Mediterraneo, trafficando e stabilendo basi. Hanno continuato a farlo fino ai giorni nostri impiantando comunità in America Latina fin da fine ‘800 e poi in America del Nord, in Africa, in Francia. Questo fenomeno si è particolarmente intensificato durante la guerra civile fra il ’75 ed il ’90, quando molti giovani raggiungevano le loro famiglie all’estero, per trovare un’alternativa alla carneficina in patria. Si parla di famiglie in senso vasto: un padre poteva mandare il proprio figlio da un cugino di terzo o quarto grado, che viveva in Costa d’Avorio, per fargli fuggire la guerra. Ed il bis-bis-cugino, che magari non lo aveva mai visto, accoglieva il giovane e lo inseriva nei propri traffici (traffici, non commerci). Ma gli emigrati continuano comunque ad avere grande attaccamento al loro luogo di origine, anche dopo generazioni di distacco.
I metodi … Continua a leggere...
I dolori del Libano
Il Viaggiatore Critico ha osservato per anni i libanesi in Africa ed ha visto da vicino tutti le porcherie senza nome che fanno. Ha finito per detestarli; e non a causa di uno sciocco pre-giudizio, ma proprio sulla base di un sereno giudizio delle loro tremende e ciniche abitudini truffatrici. Ha quindi voluto andare a vederli a casa propria.
Ne son rimasto molto impressionato. Un viaggio breve, nel quale non sono stato affatto bene, ma che mi ha sollevato ondate di interesse e smania di volerne saper di più. Ma in Libano la conoscenza è difficile e porta dolore.
Da un lato si è sbalorditi dal numero e dalla complessità della miriade di comunità diverse che compongono quel piccolo paese. Se mi pareva complicato il mondo dei Balcani, qui è mille volte più articolato. Tutti parlano l’arabo, si diversificano piuttosto per religione od origine. Nel centro di Beirut, nel … Continua a leggere...
Il Paradiso ha un indirizzo
Il Paradiso esiste e si trova in Libano, nel nord, nella città di Tripoli. Ai margini del centro si trova la sede prinicipale e storica della pasticceria Rafaat Hallab dal 1881. (Altri sedi in altre città, si può acquistare anche on-line.)
E’ un palazzetto di stile eclettico – orientale che ospita un paio di belle sale, una di stile moderno, l’altra di eleganza borghese, un pò stantia. Il personale è numeroso, impeccabile, gentile, efficente, rapido, attento. Si entra e si trova sulla destra il banco frigorifero dei gelati con accanto il bancone della pasticceria di tipo occidenale.
Al centro, un bancone dove si ricevono gli ordini e si consegnano i pacchetti da portare via. Dietro ai commessi il vero e proprio bancone della pasticceria orientale. Le persone ordinano i pasticcini con il loro nome; ma allo straniero che non li conosce si permette volentieri di aggirare il bancone delle … Continua a leggere...
L’isola inaspettata molto vicino
Il Viaggiatore Critico girovaga a lungo, come un cane da tartufi, spesso a vuoto. Ma a volte trova dei gioiellini che non immaginava. Allora è tutto contento e lo scrive.
In questa occasione il gioiellino è l’isola di Susak; in Croazia, ma molto a nord, vicinissima a Trieste. Vi si arriva prendendo un traghetto dall’Istria, per l’isola di Cres; si percorre quest’ultima per tutta la sua lunghezza, fra bellissimi boschi, fino ad arrivare alla fine. Lì vi è un ponticello che porta alla seguente isola di Lussini. In quest’isola ci sono due paesi i cui nomi, senza molta fantasia sono Lussin Piccolo e Lussin Grande. La particolarità sta nel fatto che Lussin Piccolo era tale nei tempi passati. Ora si è molto sviluppato ed è diventato pià grande di Lussin Grande. Tutto il percorso è fattibile anche in bicicletta: è dura perchè è un susseguirsi di salite, ma si percorrono … Continua a leggere...
In Vietnam per la cucina
Nonostante tutto il male che ho detto del Vietnam, riconosco volentieri che c’è un ottimo motivo per andarci, tanto che, per questo, ci tornerei volentieri.
La cucina vietnamita è celestiale. Si svolge molto per strada, segno di veracità: verso mezzogiorno, nelle strade del centro di Saigon, si vedono arrivare molte donne di mezz’età. Hanno, sulla spalla, un lungo bastone alle cui estremità si bilanciano due secchi, uno per parte. Camminano rapide, con quella specie di trottello che è tipico degli asiatici, mantenendo in perfetto equilibrio il bilanciere. Giunte nel loro angolino abituale, fanno uscire dai secchi: pentole piene di cibo già cucinato, piatti, bastoncini, cucchiai e dispongono il tutto sul marciapiede e si accoccolano in quel modo impossibile che riesce solo a looro, magrissime. Dopo poco cominciano ad uscire gli impiegati dagli uffici, vanno di donna in donna fino a che ne scelgono una e si fanno servire il pranzo, … Continua a leggere...
La caccia al turista in Vietnam
Sono tristi i ricordi più forti che mi sono rimasti di un vecchio viaggio in Vietnam. La stessa cosa mi è successa per l’India; l’Asia deve essere proprio un continente che non mi confà). Ci ero andato all’inizio di uno dei miei periodi sabbatici ed ero molto contento; sia per la libertà che avevo, sia per il fatto di andare a rendere omaggio al valoroso e fiero popolo vietnamita, che aveva coraggiosamente difeso la propria libertà contro l’imperialismo americano.
Ebbene, dopo solo pochi giorni il rispetto che nutrivo per quel popolo si era tramutato in fastidio, addirttura in repulsione.
Alcune immagini che spiegano questo mio brutto sentimento. Arrivato a Saigon l’attraversamento delle strade mi parve impossibile: una massa compatta di motorini passava ininterrottamente, era impossibile trovare un varco per passare, cercavo di saltare pericolosamente fra l’uno e i mille altri. Oppure facevo lunghi giri per arrivare ad uno … Continua a leggere...
L’incredibile museo di Verucchio (Rimini)
Il Signore morì, fu bruciato e sepolto. In una grande cassa di legno furono deposti il secchio di bronzo con le sue ceneri, i suoi mantelli ed i suoi abiti, spille e gioielli, le sue armi, le decorazioni in bronzo dei suoi tre carri ed infiniti altri oggetti di gran pregio e di grande bellezza. Poi la cassa fu chiusa e sul coperchio si collocò il suo trono cerimoniale che aveva assistito, vuoto, alla lunga cerimonia del funerale. E la profonda fossa fu riempita di terra. Era l’anno 700 avanti Cristo, circa.
Se qualcuno avesse avuto la sfortuna di trovarsi sulla Riviera Romagnola, uno dei luoghi più brutti e tristi del mondo, puo ricuperare il desiderio di vivere andando a visitare gli stupendi oggetti del Museo di Verucchio, a pochi chilometri da Rimini. Sono gli oggetti contenuti in centinaia di tombe dell’età del ferro; la più famosa è la … Continua a leggere...
Sikkim
Chi fosse andato in India ed avesse capito che ha sbagliato meta, sia per quanto riguarda la spiritualità che per il turismo in generale e volesse rimediare all’eerore, senza tornare subito a casa, potrebbe visitare un luogo incantevole ed interessantissimo, lì nei pressi: il Sikkim.
Vi si respira tutt’altra aria. Quasi il più piccolo ed il meno popoloso fra gli Stati della Confederazione Indiana, ha una fortissima presenza buddista ed un chiaro sapore più cinese che indiano, per dirla semplicemente. Fra le montagne, scoscesissime, ha una vegetazione densissima ed accattivante, moltissime le orchidee. Anche con le persone mi ci son trovato molto più a mio agio. Senza aeroporti o ferrovie vi si arriva su complicate strade che durante i monsoni sono aleatorie; le frane e le interruzioni frequentissime.
La capitale Gangtok è un paesone tutto scale e salite, non c’e’ molto, ma ci si sta bene. La cucina riacquista … Continua a leggere...
Andare in India? Direi di no.
Durante il lungo viaggio in India, tutto il tema della spiritualità indù si è rivelata essere una enorme trappola che si è venuta creando nei millenni al fine sottomettere le oceaniche folle che popolano quello sterminato paese.
Questa pare essere una affermazione molto forte e che solleverà l’indignazione degli irriducibili dell’India, ma che il sistema filosofico dell’induismo sia (anche? soprattutto?) uno stratagemma da furbacchioni salta agli occhi di tutti. La massa di occidentali “modello New Age”, che andavano in India per misticismo, non hanno fatto che cadere nella stessa trappola.
Non è qu9indi per il misticismo, la religosità, la filosofia che andremo in India. Bkisognerà trovare un altro motivo; questo è omai usurato ed inservibile. (Ben diversa, invece, la situazione in uno degli Stati satelliti dell’India che è il Sikkim. In questo Stato del nord la religione ed il modo di pensare sono buddisti e l’atmodfera è ben più … Continua a leggere...