Viaggetto in Bretagna

Viaggetto in Bretagna

Dicembre 15, 2025 0 Di ilviaggiatorecritico

Tipica casa rurale bretone, solida ed accogliente. Foto S. Moller via Wikicommons.

In barba al fastidio che il Viaggiatore Critico prova verso i francesi, ha voluto andare a passare un po’ di giorni in Bretagna. Con l’idea che si tratti di un altro popolo, di altra origine e spirito, alieno ai modi vieti e pesanti del resto della gallica nazione. Più celti e meno parigini. Ed ha avuto ragione; si è trovato molto bene con la gente, spontanea e semplice; addirittura simpatica ed accogliente. Piacevoli da conversare, gentili nel rispondere alle domande banali del turista e riconoscenti del fatto che si è voluto visitare i loro luoghi. Gli unici scambi acidi di battute li ho avuti con dei turisti francesi, subito sgradevoli nei loro comportamenti saccenti. Inoltre il Viaggiatore è rimasto a bocca aperta come un salame davanti alla bellezza delle ragazze di Brest, dai tratti non proprio europei, come se ci fosse in loro del sangue delle lontane isole tropicali da cui provenivano le navi che arrivavano in questo importantissimo porto, al pari del vicino Saint Malo. Ragazze così belle che ti basta sapere che esistono per essere più contento. (E non ti puoi esimere dal pensare che disastro sarebbe se avessero deciso di mettersi il velo, come in Giordania, ad esempio).

Il tipico porto bretone con piccole barche da diporto e le lunghe passerelle per seguire l’andamento della marea. Foto di abxbay via Wiki Commons.

Ha alloggiato in appartamenti trovati con lo scambio casa; è stato a lungo nei dintorni di Saint Brieuc e poi a Brest, spostandosi con la propria macchina in qua ed in là; visitando luoghi turistici e no, ficcanasando a casaccio, soffermandosi dove gli pungesse vaghezza, al suo disordinato solito. Che impressioni ne ha tratto? Che indicazioni può dare ai suoi lettori? Andiamo con ordine:

  • Ha trovato un grandissimo patrimonio in fatto di case tradizionali. Case di contadini o di piccoli proprietari costruite in pietra di un caldo color marrone. Massicce, solidissime, d’aspetto ancestrale; circondate da muraglie ed accompagnate da altri edifici rustici. Nessun abbellimento artistico, solo funzionalità rurale. Si trovano sparse nelle campagne, ancora usate dai bretoni, oppure trasformate in seconde residenze. Bei giardinetti intorno, spesso in stile un po’ selvaggio. Questi monumenti alla vita agricola tradizionale non sembrano essere tenuti nel dovuto conto da chi promuove il turismo in Bretagna. Le case non sono segnalate, valorizzate, rese fruibili al turista di passaggio ed è un vero peccato. Hanno un tesoro in casa e nemmeno se ne sono accorti.
  • In Bretagna siamo ovunque sul mare o molto vicini ad esso. Ma è l’Oceano: freddo, ventoso, burrascoso. Non si fa vita di spiaggia, non si sta nei dehors dei bar e dei ristoranti, non c’è vita notturna all’aperto. Il modello turistico è molto diverso da quello mediterraneo che noi conosciamo. Non ci sono nemmeno molti alberghi. Vi è invece stato un enorme sviluppo immobiliare con la costruzione di un miliardo di casette, villette, villozze, villone, piccoli condomini acquistati da parigini o simili che vengono a passarci le vacanze estive. Si sono dotati di una barca o barchetta a vela e con quella si divertono. Le marine, i porti turistici sono una infinità, enormi ed affollatissimi. La manutenzione degli immobili e delle barche spinge l’economia regionale. L’arredo urbano, il verde pubblico e privato sono curatissimi, rileccati, a volte leziosi, perfino fastidiosi. Il risultato di tutto ciò è che si cammina per chilometri e chilometri, lungo la costa, trovando insediamenti di seconde residenze, sparsi nella verdissima campagna. Di corredo abbiamo intorno ai nodi viari, infiniti capannoni industriali dove si vende tutto ciò che può interessare il popolo dei visitatori estivi: materiali da costruzione e per i giardini, mobilifici, supermercati, servizi di ogni tipo. Diciamo che il tutto diventa rapidamente monotono, alienante e stucchevole. Non è il massimo.
  • Numerosi anche i borghi, più o meno antichi. La caratteristica comune è che non hanno la piazza centrale come la hanno i nostri. La stessa chiesa è un po’ in disparte, circondata spesso da giardini. Paeselli gradevoli, con belle case di bella pietra, ma niente che ci emozioni veramente. Più interessanti i borghi sul mare, sui porticcioli di pesca. Grandi case dai colori chiari come il sole, quelle poche volte che c’è. Poca gente in giro, atmosfera rarefatta, strana per un mediterraneo. Affascinante per qualche mezz’ora, poi deve essere uno stillicidio di noia.
  • Dell’incredibile fenomeno delle maree e del rapporto dei bretoni con la pesca dei molluschi abbiamo già parlato. Credo che l’elemento più interessante della regione sia proprio questo. Un motivo più che sufficiente per visitarla.
  • Vi è poi un aspetto che il visitatore deve conoscere. Lungo tutta la costa è stato preparato e segnalato un percorso di trekking che dura molti giorni. Si tratta del GR34 “Sentiero dei doganieri”. L’ho incrociato in diversi punti e credo che rappresenti bene lo spirito della regione. Si cammina lungo la costa, fra rocce, spiagge, promontori e campi coltivati. Delle torri di guardia, dei resti di molini a vento, delle abitazioni rurali. Quel misto di mare strano, un po’ ostico, un po’ sfuggente e di campagna verde, rigogliosa, ben coltivata. Lottizzazioni di seconde residenze in abbondanza.

La passeggiate sulle mura a mare di Saint Malo. Suggestivo, ma molto affollato (salvo che in questo momento!). Foto di W. Bulach via Wiki Commons.

Le grandi città: Saint Malo e Brest. La prima, una vera e propria roccaforte marittima, completamente distrutta durante la guerra e completamente ricostruita dopo, tale e quale a come era prima. È stata del tutto ingurgitata dal turismo massificato. Si visita quindi un borgo falsificato una prima volta dalla ricostruzione post bellica ed una seconda volta dalle logiche del turismo di un giorno. Più vera, più città vissuta e da vivere Brest, ma asfissiata dalla presenza della base della Marina Militare che ne preclude ampi angoli. Ed infine les criées, le grida. Si tratta dei mercati dove si vende all’asta il pescato del giorno. Ho visitato quello di Roscoff, con annesso museino del mestiere della pesca. Si è accompagnati con visita guidata a non troppo modesto pagamento. Ma la cosa è stata deludente, perché non si urla più, i clienti sono tutti da remoto che seguono sui loro schermi e tutta la faccenda si risolve nell’osservazione di un nastro trasportatore su cui scorrono le cassette del pescato con un omino che attacca un adesivo che la stampante sputa con su scritto l’acquirente ed il prezzo. Fuori un altro tipo divide le cassette per acquirente che verrà a portarsele via. Interesse e colore bassissimi. L’analogo mercato di Goro era molto più animato. Ed il mercato di Pontevedra molto più interessante in quanto si poteva comprare del pesce e farselo cuocere al piano di sopra.

Che può dire il Viaggiatore Critico della sua ventina di giorni in Bretagna? vi può consigliare di fare altrettanto? Non sa bene cosa dire e questo articolo gli è venuto fuori assai melenso perché il viaggio è stato povero di emozioni, se si esclude, ovviamente, la bizzarria del mare che sparisce e dei bretoni che pescano a piedi o sul trattore. È sufficiente? Forse no, ma chi sono io per dirlo?