Roba da Flores

Flores è una strana isola su cui avvengono strane cose. Eccone alcune, raccolte nei pochi giorni della mia permanenza:

Linda e il cellulare. Viaggiando in aereo (e non in barca!!) da Corvo a Flores (Azzorre) avevo tirato fuori di tasca il cellulare, per spengerlo, e lo avevo posato sul sedile, vuoto, a fianco. Al momento di arrivare, mi sono alzato dal mio posto e sono sceso dall’aereo senza pensare a prenderlo. Dall’aeroporto avevo preso un taxi per andare in un B&B ad una ventina di km, sull’altro lato dell’isola. Solo a sera tardi mi accorgo della mancanza del cellulare. La mattina dopo, vado di buona lena nel negozio accanto che fa anche da posto telefonico pubblico, per chiamare gli oggetti smarriti della compagnia aerea, in verità con poche speranze. Mentre sto lì con la proprietaria, signora Linda, a cercare il numero sull’elenco, arriva una telefonata dal capo dell’aeroporto che chiede alla Linda se per caso non ci fosse lì uno straniero che aveva perso il telefonino! Se passavo dall’aeroporto lo potevo recuperare. Mistero insondabile. Quando ci sono andato, il tipo non c’era e la tipina che mi ha reso il cellulare non sapeva niente dello svolgimento della storia. Sono rimasto nel dubbio di come il capo dell’aeroporto mi abbia pescato sull’altro lato dell’isola.

L’effetto del fondatore. In quella meravigliosa scienza che è la genetica delle popolazioni vi è uno strano fenomeno (affine alla consanguineità, badisi bene), chiamato “effetto del fondatore”, secondo il quale in una piccola comunità isolata certe caratteristiche fisiche possedute dai primi e pochi abitanti, si sono poi moltiplicate nei successori, fino a far diventare i membri di quella comunità sostanzialmente diversi da quelli dei gruppi vicini. Bene, studiato questo fenomeno, lo si mette da parte, immagnando che è stato osservato una volta, in un villaggio di pescatori di trote dell’interno del Borneo. Ed invece no, l’ho visto anch’io! Nel paesino di Faja Grande, in quest’isola di Flores, le donne son tutte brutte, ma non brutte come quasi tutte le portoghesi. No, brutte in un modo loro ed identico in tutte. Sembra quasi che il tempo non esista e che le donne che girano nell’unica strada siano in realtà la stessa persona, che vediamo in diversi momenti della sua vita, a diverse età. Una stessa donna nelle diverse età; oppure tante donne ma tutte gemelle pur di età diverse! La faccenda è resa ancora più clamorosa dal fatto che hanno tutte gli occhiali e che l’ottico dell’isola deve avere un solo tipo di montatura. Sono tutte ugualmente brutte e con gli stessi occhiali. Un incubo.

Il motociclista folle. In quest’isola di Flores vi è un sistema di trasporto pubblico con dei bus. Ma solo la mattina presto e la sera, giusto per gli scolari. Io, che se volevo alzarmi presto la mattina, facevo il muratore, sono a piedi. L’isola è modesta, ma fra un punto e l’altro vi sono facilmente 10 o 20 km. Ne ho fatti molti a piedi, ma poi mi stanco e cerco uno strappo. Vanno chiesti con il dito, ma succede anche che delle macchine si fermino al lato del viandante per offrire spontaneamente un passaggio. Costumi di un luogo dove tutti si conoscono e si scambiano continuamente favori. Ma le auto sono rari, può succedere che ne passi una ogni mezz’ora; aspettando si continua a camminare. Quindi sono stato ben felice quando un motociclista si è fermato dandomoi la possibilità di risparmiarmi un decina di km. Naturalmente senza casco. Io sono da sempre impaurito dalle moto condotte da altri, ma cominciavo ad essere stanco ed ho accettato. Meglio sarebbe stato se mi fossi trascinato sui gomiti. Questo bruto guidava: i) a folle velocità su strade tortuosissime e in dannata discesa, ii) quando ha capito che avevo paura ha cominciato a guidare a scatti, per aumentarla. Rideva beato, la bestia; iii) a lunghi tratti guidava senza mani, per lo stesso motivo. Io, dietro, a urlare come un capretto sgozzato e a dargli dei gran pugni sul groppone perché smettesse. In più si girava in continuazione per dirmi delle cose, che io, fra dialetto e panico, non capivo minimamente. Ora, bisogna sapere che la stranissima ed unica, fra le lingue romanze, pronuncia del portoghese favorisce l’emissione di un gran numero di minuscoli sputacchini, al parlare. Quasi tutti tali sputacchini mi venivano in faccia, accelerati dalla velocità.       

Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.
Il vostro blogger, questa volta, ha trovato un passaggio su un pick-up.

Gli stranieri di Faja Grande. Per quanto tale paesino sia composto da sole 200 persone (dopo averne avute 1.000 a inizio secolo scorso) vi abitano permanentemente 3 stranieri.

Il primo è un rastra finlandese, istruttore di lotta. In effetti lo si vede perennemente in lotta con delle bottiglie di birra che riesce immancabilmente a sconfiggere. Per vivere si è costruito una specie di igloo di legno il cui tetto ha ricoperto di zolle di terra inerbita, un pò come si usa alle Faroer. Si lamenta del fatto che le radici dell’erba abbiano la tendenza a forargli il soffitto. Inutile fargli domande sulle sue attività e sullo scopo della sua vita.

La seconda è una lombarda che, dopo aver fatto del vino in Toscana (come tutti i lombardi che si credono più intelligenti degli altri lombardi) ha aperto un ristorante italiano vegetariano.

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Durante questa settimana ha avuto un solo cliente (non ero io, non ci penso nemmeno). Ma d’estate pare che vada meglio.

Il terzo è un italiano che sta qua da vent’anni. Ha il B&B dove sto. Ha comprato una casa signorilmente molto tetra e vi ha sistemato 5 camere per gli ospiti, senza peraltro scacciarvi gli scarafaggi dal suolo e le sanguisughe dai rubinetti dell’acqua Ha una graziosa moglie azzorriana (l’eccezione che ….), ma ciò non ha impedito alla solitudine, al vento e alla nebbia di buttarlo completamente fuori di testa. Rabbioso contro tutto di mattina, a sera, dopo un tot di canne, assume un aspetto più civile. Impegnato a dimostrare che Flores è il luogo più bello del mondo ha finito per far finta di credervi. Almeno ci prova. Da aspettarsi presto un crollo psicofisico. Notizie più recenti me lo danno per emigrato in Indonesia.

Ma Faja è bella.

Ma non crediate che Faja Grande non sia un molto bel luogo. Una pianurina di 4 o 225  km, degradante sul mare e circondata da una impressionante parete verticale di roccia e

vegetazione alta anche 400 metri, semicircolare e solcata da decine di cascate e cascatel

l

e. Così alte che l

’acqua arriva in fondo polverizzata.  Boschi di verde intenso, brillante. Sopra la parete un altipiano stepposo cosparso di lagune vulcaniche di acqua nera e profondissima. Tre borghi: Faja, Fajazinha e Ponta da Faja; oltre che per la fantasia dei nomi, si caratterizzano per possedere insieme 265 abitanti, fra i quali non troverete nessun fine intellettuale con cui discutere delle ultime opere di Aristotele. Se ci andate portatevi quindi un libro.         

 

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