L’incredibile faccenda delle maree in Bretagna

L’incredibile faccenda delle maree in Bretagna

Ottobre 20, 2025 4 Di ilviaggiatorecritico

La costa durante la bassa marea è piuttposto desolata, ma molto curiosa.

La cosa è arcinota, ma a vederla si rimane comunque sbalorditi. Il Viaggiatore Critico ha passato una decina di giorni sulla costa settentrionale della Bretagna, quella che guarda la Manica e l’Inghilterra. E si è divertito moltissimo con la faccenda delle maree. Aveva preso un piccolo appartamento, in un paesino sul mare. Purtroppo il mare è completamente mancato all’appuntamento! Veniva sulla spiaggia solo durante la notte, in giornata preferendo nascondersi lontano.

Il Viaggiatore non è andato a Mont Saint Michel, disgustato dalla immane carica turistica e dal trappolone per il turistame che è diventato il borgo, ormai in mano praticamente ad una sola famiglia. Ma dove era lui, a poche decine di chilometri di distanza, le maree erano le stesse.

Distese enormi in bassa marea; si notino le due persone al centro della foto. Fuori dal porto di Saint Brieuc.

La cosa sta così. Le maree sono molto variabili: in certi momenti ed in certi luoghi possono arrivare ai 13 metri di differenza fra bassa ed alta marea. Comunque anche 10 metri sono tanti. Hanno un sistema di riferimento basato sul cosiddetto “coefficiente”; quanto più alto, tanto più bassa sarà la bassa marea. Tutti quanti i bretoni seguono il bollettino delle maree sul cellulare per sapere tale coefficiente e l’ora del minimo della bassa. Pare cosa della massima importanza ed in effetti lo è, come vedremo.

Un elemento da considerare è il profilo della costa, nei diversi punti. Se la costa è molto bassa, lo spazio lasciato libero dal discendere della marea sarà più vasto che nel caso di costa alta. Facciamo un esempio. Immaginiamoci che a Rimini il mare scenda di 10 metri: lascerà una grande porzione di spiaggia alla vista, centinaia e centinaia di metri. La stessa marea in Liguria, con il suo mare profondissimo fin da subito, non lascerà liberi che pochi metri di ciottoli e scogli. In quella zona della Bretagna la costa è sommamente bassa ed al momento della bassa marea il mare si troverà lontanissimo, anche ad un paio di chilometri dal bagnasciuga dell’alta marea. La cosa è realmente sconcertante: vai al mare, parcheggi la macchina e vai sulla spiaggia, per camminare un po’ sul bagnasciuga. Ma il mare non c’è, è lontanissimo, si intravede laggiù in fondo. Fra te ed il mare si stende una vasta porzione di sabbia, fango, pozze, sassi, scogli, rivoli d’acqua. Non c’è che pochissima pendenza verso il largo e quindi l’acqua ristagna e si allontana molto lentamente. La costa è rocciosa e quindi dalla distesa limacciosa emergono scogli ed isolette che lo diventano solo con la marea alta. Il paesaggio non può esser definito bello; è desolato, grigiastro, fangoso, anche un po’ opprimente. Ma certamente inconsueto ed affascinante. Una sorta di terra prima della vita, con le poche chiazze di alghe agonizzanti al sole. È soprattutto grande, vasto, piatto; il mare è realmente lontano e non ti viene voglia di andare fino a dove si frangono le poche ondine del mare calmo. Fra andare e tornare ci può volere quasi un’ora, ci rinunci.

Non solo. I bretoni sono accaniti marinai e pescatori, per professione e/o diporto. Hanno quindi delle barchette che amano lasciare in rada, piuttosto che nel porto (per ovvi motivi di cui parleremo). Durante la bassa marea tali barchette si adagiano nel fango, su un fianco ed aspettano mestamente il ritorno dell’acqua per tornare a galleggiare. Il panorama è quindi punteggiato da barchette provvisoriamente naufragate nella fanghiglia. Non è allegro.

Il ciclo delle maree è variabile, ma dura intorno alle 12 ore. Quando ero lì il massimo era verso le 10 di mattina e le 10 di sera. Troppo presto per esserci la mattina e del tutto buio la sera. In sostanza sono stato 10 giorni al mare senza vederlo.

La pesca a piedi delle ostriche.

Ma qua viene l’aspetto più interessante e si capisce per quale motivo i bretoni sono così interessati al bollettino delle maree, anche quelli che pescatori e marinai non sono. Quando la marea è bassa, e soprattutto quando è molto bassa e lo spazio emerso molto grande, si vedranno torme di bretoni con gli stivali, l’incerata gialla, un secchio ed una pala, che vagano sul fondo marino emerso alla ricerca di molluschi. Ce ne sono di molte specie: cozze, vongole, chioccioline e chiocciolone ed altri per me anonimi. E naturalmente ostriche e capesante. Ogni specie ha le sue abitudini ed i locali sanno bene in che epoca e luogo andare ed in quale porzione del fondo emerso. Questo tipo di raccolta viene chiamata “pesca a piedi” e “pescatori a piedi” chi la pratica, il che è molto curioso. Una amica mi ha portato a pescare le ostriche selvatiche, non allevate; in una mezz’ora ne abbiamo raccolte da terra un piccolo secchio. Le abbiamo poi sciacquate nel torrentino che percorreva la spiaggia e siam tornati a casa. Mangiate a cena con del Sancerre in onore a Bukowski; belle carnose, freschissime e gratis: chi lo poteva immaginare? Per le capesante vigono delle regole strette, per non distruggere la risorsa. Inizio della stagione il I ottobre, taglia minima 11 centimetri e massimo 30 pezzi a testa per ogni pescatore non professionista. Ogni conchiglia fuori norma fanno 100 euro di multa. I pescatori professionisti hanno solo un’ora al giorno un paio di giorni a settimana. Ed un aereo sorvola le zone di pesca per controllare gli orari.  Il fatto è che le capesante preferiscono le acque un po’ più profonde e quindi i pescatori a piedi possono cercarle solo durante le basse maree estreme. Da ciò la necessità di controllare attentamente i coefficienti delle maree. È una storia un po’ come con i fungaioli e tutte le loro tecniche, regole, riti.

I produttori professionisti di vongole, cozze e ostriche allevate lavorano, invece, non con i barchini come fanno i nostri nel Polesine, ma con… i trattori! Aspettano che la marea sia bassa e vanno a raccogliere con il trattore ed il rimorchio. All’arrivo della marea scappano a casa.

Ogni macchia bianca sugli scogli è un’ostrica selvatica. Bisogna staccarle a martellate. Oppure si prendono più facilmente al suolo dove alcune sono libere.

Altra faccenda da non credere sono i porti per i battelli da pesca o da diporto, numerosissimi. Chi non ormeggia in rada lo fa nei porti, dotati, ovviamente, di moli, banchine, passerelle. Ma come funzionano, con quelle escursioni mareali? I porti sono spesso in profonde insenature nelle quali sboccano dei torrenti; sono delle sorte di porti-canali o di porti fluviali. All’uscita del porto, verso il mare, viene fatta una diga che trattiene l’acqua. All’alta marea la diga è aperta e le imbarcazioni possono entrare ed uscire. Quando comincia a diminuire la marea, la diga viene chiusa, il mare scende ma il livello nel porto resta immutato. Quindi se si passeggia sulla diga, da una parte avremo un porto come tutti i porti del mondo, ma dall’altra parte ci sarà una distesa senza fine di fango e rocce. Porti aperti solo 2 ore ogni 12; porti pensili li potremmo chiamare, come i giardini di Babilonia. Altra cosa per i porti nelle acque profonde, dove comunque c’è abbastanza fondo per accogliere le imbarcazioni anche durante le basse maree. Le banchine non sono orizzontali, ma inclinate, in salita. Nel loro punto più alto accolgono le imbarcazioni all’alta marea, nel punto più basso per la bassa marea. Dei porti a denti di sega. Una volta sbarcato il pesce, il battello lascia la banchina e va alla fonda.

Insomma, una bellissima serie di stranezze che hanno divertito moltissimo il Viaggiatore Critico che vi consiglia caldamente di visitare quei paraggi bizzarri. Costa della Bretagna, dalla parte della Manica.