Un angolo molto denso

La ricostruzione dell’interno di una casa di Catal Huyuk. (Foto di Stipich Bela, via Wikicommons)

Non è il momento di andare a visitare la Turchia ed il suo bel popolo. Non bisogna dare appoggio internazionale al dittatore Erdogan ed al suo fascismo. Dobbiamo aspettare che i turchi se ne sbarazzino.

Quando lo faranno potremmo tornare a visitare un luogo non molto turistico (come lo sono l’insopportabile Cappadocia o la frustra costiera egea); parlo di Konya e di Catal Huyuk.

La seconda è uno dei luoghi centrali del mondo; è là che, un giorno, si decisero le sorti della civiltà umana. La nostra è ormai una civiltà urbana: nel 2014 i cittadini superarono, per la prima volta nella storia, i rurali; questi ultimi, a partire dal 2020, diminuiranno anche in numeri assoluti e non solo percentuali.

Quel processo incominciò a Catal Huyuk, la prima città del mondo finora riconosciuta. Risale a poco meno di 10.000 anni fa. Fu lì che l’umanità decise che forse era meglio stare tutti insieme, invece che sparpagliati in mille villaggetti, maggiormente esposti ai pericoli. Venne loro in mente di fare le case una accanto all’altra e non pensarono di fare le strade o i vicoli. Essenzialissimi, anche le porte e le finestre parvero loro superflue. Dovevano avere dei nemici, ma non persero tempo a costruire delle muraglie intorno alla loro città. Le loro case erano ad una sola stanza, affiancata da una sorta di ripostiglio dove conservare le granaglie che già si coltivavano, in quell’antico Neolitico. Su un lato della stanza, un forno/focolare per la cottura del cibo. Sopra al focolare un largo foro nel soffitto lasciava passare il fumo e rappresentava l’unico accesso alla casa. Si entrava e si usciva di casa passando dal tetto che doveva essere piatto e contiguo con quello di tutte le altre case. Non è detto che tutte le case avessero la stessa altezza; ci si trovava, quindi, su un enorme tetto comune, di volumi irregolarmente disposti,  e cosparso di buchi dai quali si entrava nelle diverse case. Per passare da una casa all’altra si era obbligati a salire sul tetto e scendere nell’altro buco.

Statuetta da Catal Huyuk, (foto di Roweromaniak, via Wikicommons)

Per uscire dalla città si doveva percorrere il tetto fino ad un suo bordo e quindi scendere con delle scale rimovibili. fino al livello del suolo. Gli attaccanti, sprovvisti di scale, si sarebbero trovati di fronte ad un unico muro, senza interruzioni, mentre dal tetto i difensori li potevan far bersaglio di tutto quel che avevano sotto mano. Ma anche se gli assalitori fossero riusciti a salire sul tetto, sarebbe stato ben difficile per loro scendere nelle case, fra il fumo del focolare ed il buio della stanza. Il foro era servito da una scala interna rimovibile, che sarebbe stata tolta in caso di pericolo. Il nemico, sul tetto, non l’avrebbe trovata ed il padrone di casa, da sotto lo poteva infilzare con un bastone appuntito.

E doveva anche essere una città democratica, perchè le case sembrano essere più o meno simili, senza edifici speciali a scopo civile o religioso. In molte case simboli religiosi come teste di toro in argilla, sporgenti dalle pareti o disegnate sulle stesse. Un disegno potrebbe rappresentare una specie di pianta della città, con un vulcano in eruzione sullo sfondo. Si tratterebbe della prima mappa e della prima rappresentazione di un fenomeno catastrofico della storia (ma nuove teorie negano questa spiegazione).

Meraviglioso tutto ciò, non è vero? Il posto merita moltissimo una visita, gli scavi sono molto spesso in corso, vi sono delle spiegazioni e delle ricostruzioni.

I dervisci roteanti, (foto di Claude Valette via Wikimedia Commons)

A 60 chilometri da Catal Huyuk vi è la città di Konya, austera e molto religiosa, dove il monaco Mevlana ha fondato la confraternita dei Dervisci roteanti, branca del sufismo, movimento mistico islamico. Mevlana vi è sepolto e si può osservare i gesti di profonda venerazione che molti tributano alla sua tomba. La danza dei dervisci è un esercizio spirituale, pari alla meditazione buddista. Va presa con molto rispetto. Dei gruppi danzano ad uso dei turisti. Questa è tutt’altra cosa, nell’essenza, anche se nella forma può essere simile. Il sufismo è un variegato movimento dell’Islam e, probabilmente, ne rappresenta uno degli aspetti più ineressanti e meritevoli di approfondimento.

Ecco, passare qualche giorno a Konya, visitare la tomba di Mevlana, parlare con la gente di sufismo e cercare di vedere i dervisci roteanti è una interessante esperienza.

Le due mete richiedono una certa preparazione preventiva da parte del turista. Non è come andare a Rimini.

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