Invettiva per Corvo

Maledetto sia l’uomo bianco, la sua ascendenza e la sua discendenza. Che finiscano tutti nelle fauci del diavolo, là da dove sono venuti. La prepotenza, l’arroganza, la tragica, commovente, eroica e maledetta volontà di occupare ogni spazio del mondo e di sfruttare ogni minima risorsa. Anche dei luoghi dove risorse paiono non esserci. L’uomo bianco, portatore, causa ed effetto di ogni male e di tutta l’infelicità possibile del mondo. Fragile ed immortale, la sua stirpe non pare conoscere tregua nella ricerca del proprio ed altrui, inutile, male. Si nutre del proprio sangue generando orde sempre più affamate delle loro proprie carni.

Perchè un popolo marginale ed infinatemente povero ha avuto bisogno di popolare queste erte isole delle Azzorre? Perchè quest’isola di Corvo, nuda di tutto, più vicina all’America che all’Europa, scoscesa sul mare battente, popolata solo dal vento e da striduli e disperati volatili ha avuto bisogno di ricevere 20 coppie di miseri contadini che per quattro secoli e mezzo hanno lottato per non morire subito e soffrire di più? Tartassati dalle tasse dei signori di Lisbona, ignari del Rinascimento, del Secolo dei Lumi, della Rivoluzione Industriale, delle lotte operaie, hanno distrutto quel poco di vegetazione che trovarono per allevare pecore e coltivare grano e zucche, abbrutiti dalla miseria, dalla solitudine, dalla lontananza da tutto, dal rumore del vento. Poi hanno ucciso migliaia di balene inseguendole a remi. Poi son diventati 1070 ed hanno cominciato ad emigrare, prima sulle baleniere americane, poi direttamente in America ed in Canada.  Ma ancora lavori umili, ultimi fra gli ultimi per tornare, chi volle tornare, ancor più ignaro di quando era partito.

Perchè hanno dovuto patire tanto? Perché la loro sofferenza si deve ancora percepire nelle case tristi, nel dialetto gutturale, negli sguardi obliqui, nei sorrisi sdentati?

E quando pareva che la tragica storia umana di quello scherzo geologico che è quest’isola potesse lentamente spengersi fra la partenza dei giovani e la morte dei vecchi, ecco che arriva l’Europa! Ed uno stillicidio senza fine di sussidi, aiuti, contributi, donazioni, attività, promozioni, progetti, programmi e chiacchere che hanno inchiodato qui gli ultimi 450 abitanti. Crocifissi sul Golgota dell’ormai raggiunta sicurezza economica e sociale, ma pur sempre lontani da tutto e sottomessi ancora e sempre al vento dell’Oceano. Allevatori di bestiame da latte che ricevono contributi per la carne; pescatori che ricevono contributi per non pescare quasi mai; lavoratori della salute, dell’educazione, dei trasporti marittimi e aerei, dell’amministarazione pubblica, della polizia, della banca,  delle poste i cui soli utenti sono loro stessi; costruttori di opere pubbliche per un pubblico che non esiste. Condannati a restare sulla terra delle sofferenze dei loro avi da un lavoro inutile, come inutile fu la sofferenza di quegli avi.

Maledetto sia l’uomo bianco.

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4 pensieri su “Invettiva per Corvo

  1. spaventoso e inquietante…le tue impressioni sono terribili e ricordano cose terribili compiute da tutti gli uomini nei confronti di chi non può, o non sa, ribellarsi.qui oggi piove. ha piovuto tutto il giorno e fa anche un po' freddo.basta non voglio deprimermi oltre.dimmi, DIMMI che anche a corvo c'è una cosa buona!mara

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  2. Esistenzialmente tragico, anche se non molto più insensato di altri cicli dell'esistenza umana.Se non ti conoscessi direi che il contatto con una natura primordiale e assoluta ti ha scavato fino a ritrovare logiche ancestrali"preculturali"tipo quelle degli indiani del Nordamerica o degli aborigeni.Comunque torno sull'idea tutt'altro che chiara di un possibile destino letterario o comunque divulgativo di tutto ciò, anche nell'intento di una sana diffusione controculturale.A presto! Paolo

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  3. Molte son le cose buone a Corvo e sto per postare le foto. Corvo è essenziale ed è facile da capire perchè è un microcosmo isolano. Tutto è più chiaro, semplice, interpretabile. Ma anche perchè vogliamo testardamente mettere in primo piano non so più se la felicità o la dignità umana (le due cose van compagne). Se invece vedessimo, con più saggezza, il semplice fatto biologico della preservazione della specie contro tutte le logiche, allora dovremmo esser fieri di ciò che i portoghesi han fatto qui. Ad ogni modo è un posto speciale e che merita di esser vissuto. Come spiaggia, Rimini è meglio.

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