Opportunità economiche

Nebbia fatale per le apine….

Ringrazio quelle persone che si sono preoccupate della mia malattia, ma ormai il problema sembra quasi superato. Oggi sono anche andato, come si diceva, di corpo, smaltendo, spero, gli ultimi resti del polpo d’annata causa del malessere. Dal momento che erano tre giorni che non ingollavo quasi niente di cibo, confesso che ci è voluto un certo sforzo per sviscerare la materia del contendere.  Fiero di questa prodezza dialettica, passo ad altro argomento.

Oggi, per festeggiare la ritrovata vita sono stato tutto il pomeriggio sul molo del porto dei pescatori di San Mateus, a prendere la nebbia, ma a torso nudo e voglioso di seguire alcuni nuotatori sguazzanti. Poi ho mangiato un congro (?) in guazzetto. Difficili e frammentarie le conversazioni con vecchi ed irsuti lupi di mare, in media, assai rincoglioniti.

Quando vado in giro, cerco sempre delle opportunità economiche, nella speranza di scorgere una vena d’oro che nessuno aveva mai notato prima (mai successo). Non per spirito imprenditoriale, ma per desiderio di dare spinte economiche e sociali alle locali popolazioni. Qualche idea a volte mi viene, ma poi non ne faccio di nulla, sia per pigrizia sia perché ritengo che mettere in pratica un’idea è il miglior sistema per rovinarla. Qua ho trovato due interessanti possibilità che offro volentieri a chi se ne volesse occupare.

La prima, deliziosa, è la reseda lutea o gualda degli ebrei. E’ un erbetta che pare assai diffusa allo stato naturale in quest’isola di Terceira.  Ha la caratteristica di avere in tutte le sue parti un pigmento giallo che, opportunamente estratto con l’urina, è un eccellente e potente e resistente colorante tessile. Era così chiamata perchè da questa pianta gli ebrei estraevano il colorante con cui tingere il cappello che erano tenuti a portare (in tempi revoluti) per far notare la loro fede. Si da il caso che un organismo di finalità (per me) incerte e di futuro certo incertissimo, connubio fra CNR e Regione, il Lamma, se ne sia occupato in tempi recenti in Toscana, per vedere se potesse essere utilizzato da quella moda biologica abbastanza in crescita prima della crisi.

La seconda idea mi par più marchingegnosa. Sulle parti alte di quest’isola si trovano distese 19di erica. Dall’erica le api ottengono un eccellente miele. Sono andato a trovare la locale cooperativa di agricoltori ed apicoltori Fructer, ad Angra do Heroismo,  ed ho indagato per quale motivo fanno solo miele millefiori e non quello d’erica. Ho portato alla luce due motivi: il primo è che la trentina di apicoltori tercerensi lo fanno come secondo lavoro. Il più attivo fra di loro è un poliziotto che ha circa trenta arnie, gli altri meno. Un apicoltore, per mangiare del proprio lavoro, ne deve avere almeno trecento. Quindi nessuno di loro ha voglia di sbattersi troppo. Raccolgono quel che trovano nell’arnia, lo mettono nei barattoli e festa finita. Il secondo motivo è più preoccupante. Como ho abondantemente notato anch’io, in altitudine, dove c’e’ l’erica, c’e’ anche un grande umidità. Che le api temono molto perchè impedisce loro di sbattere convenientemente le alucce. Bisognerebbe quindi mettere le arnie su un camion e portarle su quando fa bello e riportarle giù la sera.

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