Piante….

La vegetazione di quest’isola di Terceira, alle Azzorre, mi sconvolge, la meraviglia, mi assale. Non si lascia afferrarre, non vuole rientrare negli schemi botanici e geografici. Non mi vuole far capire dove sia capitato: se nel mondo tropicale o in Europa, è una mescola continua. Ho visto molti bananeti, in uno di questi c’era un castagno! Poco più in là un agrumeto e poi un frutteto di mele ed ancora una piantagione di ananas. Tutto insieme!  Ci sono densissimi boschi di grandi conifere, strane, mai viste. Accanto boschi di vari tipi di alloro (questo tipo di foresta si chiama Laurisilva, presente anche a Madeira), fittissime le chiome, spettrali i nudi ed esili tronchi contorti nel buio sottobosco. Moltissime le specie endemiche, che si ritrovano solo qui. Pitosfori giganteschi sotto ai quali vegetano rigogliosissime foglie carnose da foresta tropicale. Eucalipti enormi dall’intensissimo odore. Ho visto le felci arboree. (Il carbone che abbiamo consumato fino a poco tempo è fatto soprattutto dal legno di queste piante; io le credevo additìrittura estinte da qualche decina di milioni d’anni, fino a quando non me ne trovai una davanti, in un distributore di benzina, in Ecuador).  Le strade di campagna hanno bordure di gigli rosa, ora in fioritura, o siepi di ortensie alte tre metri; certamente piantate, sono diventate spontanee e vanno avanti da sole, senza cure. I coloni portoghesi fecero lo stesso intorno alle loro piantagioni di cacao a Sao Tomè. Molti campi di patata dolce, come in Africa.  Tutto verdissimo, tutto l’anno, piove sempre. Cammino tutto il giorno su strade prive di traffico; a volte, sulle alture,  mi immergo in banchi di nebbia fredda; attraverso boschi di eucalipto, inebriato dal liro odore. Altre volte, in certi luoghi esposti, vengo travolto dal vento. Avanzo a fatica, impaurito da tanta furia, fino a che rinuncio e torno indietro. Queste isole sono famose per ospitare degli uccellini americani. I poveri vengono rapiti, nelle loro zone d’origine, dalle tempeste e portati fino a qua dai venti. Per uno che si salva mettendo piede alle Azzorre, mille affogheranno nell’infinito oceano.

Là dove passo, ovunque pascoli, divisi in precisi quadratini da muretti a secco, perfettamente tenuti, di pietra lavica, nera, ma ricoperta da licheni svariatissimi. E nei quadratini tante mucchine pezzate bianche e nere. E tutto molto bucolico e pacifico, ma tanta bellezza non riesce ad allontanare un immanente senso di solitudine, di isolamento, di lontananza dalla società umana. E ciò finisce per pesare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...