​Vertigine balcanica

Alessandro Magno, orgoglio della Macedonia, anche se non ebe niente a che vedere con quel paese….

Sono ancora una volta nei Balcani e son colto da un profondo stupore. Sono attonito e febbrile, curioso di tutto; spaventato dai conflitti che hanno attraversato questa terra; meravigliato dall’unità, omogeneità di questa regione pur lacerata da mille divisioni. In qualche modo l’unità nella molteplicità: i Balcani sono lo specchio della condizione umana. Insomma mi par d’essere un bambino davanti ad un giocattolo miserioso.

Cerco i tratti culturali comuni a queste colture, ed, allo stesso tempo, tento di individuare le fratture, vecchissime o nuovissime. Mi intenerisco vedendo le casette quadrate dei villaggi, ognuna separata dalle altre, tutte con il tetto di tegole rosse, a volte sotto un minareto, a volte sotto un campanile. Dalla finestra della mia camera guardo l’orribile croce luminosa sulla collina che sovrasta Skopje, mentre il muezzim canta la sua faccenda e i macedoni di lingua albanese, in piazza, rivendicano qualcosa sventolando la bandiera albanese.

Sono sbalordito dal numero dei popoli che abitano questa non grande parte di Europa; ogni giorno ne salta fuori uno nuovo, con la sua lingua, la sua zona, la sua storia. Oggi e’ stato il turno degli Arumeni che scopro essere dei Daci romanizzati mescolati un poco con gli slavi. Ieri sono stati gli Aiducchi, milizia anti-ottomana, poi popolo. Gli incroci sono pirotecnici : la stessa Madre Teresa di Calcutta era Macedone, ma di etnia Albanese e di religione né ortodossa né mussulmana, ma cattolica.

Vecchi che si riposano dopo esser stati al mercato, hanno le borse.

Miscele, miscele, miscele. Una boccata di vitalità nel sopore mortale della globalizzazione che appiattisce tutto in un solo centro commerciale della cultura mercantile. Nei Balcani ognuno resta attaccatissimo alle proprie cosine; e pur coabitando a stretto contatto con gli altri ( a volte in conflitto, ahimè) mantiene la propria identità.

In poche centinaia di chilometri, undici nazioni (Croazia, Serbia, Bosnia, Albania, Montenegro, Kossovo, Macedonia, Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania), cinque religioni (ortodossa slava, ortodossa greca, cattolica, mussulmana, ebrea), cinque grandi ceppi linguistici (slavo, turco, latino, greco, albanese) con decine di lingue e dialetti diversi, tre alfabeti (latino, cirillico, greco), quattro enormi imperi nel passato (romano, bizantino, ottomano, austro-ungarico) e un popolo che sfida la storia e che si ritrova ovunque: i Rom.

Un delirio di variabilità, ma con una casa comune: i Balcani. Piatto ricco, mi ci ficco.

(Per seguire i fatti balcanici, consiglio il sito dell’Osservatorio dei Balcani e del Caucaso, in italiano)