Una delizia di Kassos.

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Fry, il porto di Kasso, dalla nave che vi arriva da Sitia.

Il Viaggiatore Critico non può negare che si sia recato in questa poco conosciuta isoletta richiamato dal nome. Non aveva molte aspettattive, ed invece ne è rimasto soddisfattissimo.

Vi si arriva o in aereo sulla linea Atene/Rodi o in nave da Sitia che è la bella cittadina all’estremo orientale di Creta. Anche in questo caso sulla stessa linea.

Se Dio vuole non è turistica, non ci sono stranieri e non soffre dei mali della vicina Creta. Gli unici visitatori sono gli emigrati che tornano a casa per le vacanze, a volte con degli amici. Molti vengono dal continenete, da Atene; ma alcuni dagli Stati Uniti, portando sfortunatamente tutta la maleducazione che hanno assorbito nella loro nuova patria: il loro parlare a voce alta rovina la pace dell’isola. Quasi tutti i visitatori hanno la casa propria o vanno da parenti. Per questo motivo la ricettività sull’isola è molto modesta e non conviene capitare in alta stagione senza prenotare.

Il paese maggiore, chiamato simpaticamente Fri, è intorno al porto: qualche vecchia stradina, un alberghetto e un residence, un museo, qualche camera/appartamento in affitto; tre o quattro bar, un paio di trattorie per i locali, dei negozi, un forno.  A un chilometro una spiaggetta con il ristorante di un mezzo italiano, vestigio dell’occupazione fascista del Dodecanneso. Poco più in alto, sul fianco della montagna che guarda il porto ci sono gli altri due o tre paesini che compongono la geografia umana dell’isola. Nel resto di Kassos non ci sono altri abitanti. In tutto non si arriva a mille abitanti; quasi tutti pensionati; qualche muratore albanese per la manutenzione delle case degli emigrati. L’isola è piccola, non va oltre i quindici chilometri di lunghezza, montuosa ed arida. Capre, pochi orti, due olivi. Al capo opposto una cala ben riparata con una bella spiaggia. Vi si arriva affittando una moto. Poco oltre Fri c’e’ l’aeroporto, dall’atmosfera del tutto casalinga.

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Il porto dei pescatori di Fry. Di Frente da wikicommons

La storia dell’isola è piena di storie. La più antica ce la racconta direttamente Omero che ci dice che questa minuscola isolina mandò ben due navi contro Troia. Di troppo povera agricultura, gli abitanti si dettero alle attività marinaie e divenne un importante e ricco centro di armatori di navicelle.

Erano i tempi dell’occupazione ottomana della Grecia e, in un maleaugurato momento di patriottismo, gli armatori di Kassos decisero di mandare le loro navi contro il porto di Alessandria dove riuscirono a catturare 19 imbarcazioni turche. Impresa eroica, al pari di quella contro Troia. Si deve trattare di un popolo molto valoroso.  Purtroppo i Turchi pensarono di vendicarsi, attaccarono l’isola e vi fecere un orrendo massacro. Era l’anno 1823, una grande scritta sul porto lo ricorda ancora, i turchi occuparono l’isola dopo un intenso bombardamento: fecero 500 morti e duemila schiavi. L’isola non si riprese più. Nel 1912 divenne, insieme a tutto il Dodecanneso, italiana e venne chiamata Caso.

Non vi è niente. Per questo mi è piaciuta. Una vera isola, d’inverno persa nei venti, d’estate accecata dal sole. Gli emigranti che dopo aver passato tutta la loro vita altrove, magari in Canada, decidono di tornare, a volte impazziscono per il vento invernale e devono ripartire.

Kassos è un luogo dove la vita vive di se stessa, con solo il mare all’orizzonte. Ci si va a far niente, a ricordarsi che la vita è solo un Kassos.

Il nostro debito con la Bulgaria

Ciliegie
Bellissime e buone. Sono bulgare!!

Ci son paesi che hanno sfortuna. Uno di questi è la Bulgaria. Eppure sarebbe anche in una buona posizione climatica, ben affacciata sul Mar Nero e dotata di belle pianure e ricche montagne.

Cominciò subito male, all’inizio della Storia con i Traci, che non ne vincevano una: si allearono con i Troiani contro i Greci e persero. Per rifarsi si allearono con i Persiani sempre contro i Greci e ripersero. Poi furono sottomessi dai Macedoni e successivamente dai Romani. Dopo tante sconfitte la loro fama era pessima. L’unico Trace simpatico fu lo schiavo rivoltato Spartaco, ma si sa come finì.

I Traci furono poi spazzati va dagli slavi Bulgari che, però, non riuscirono mai ad essere a lungo indipendenti, occupati come furono dai Bizantini prima e dagli Ottomani poi.  Vi portarono distruzioni anche i Crociati e fra loro anche un Savoia, con la gentilezza che li contraddistingue fino ad oggi.

Si erano appena liberati dei Turchi che entrarono nell’orbita Sovietica.

In Italia i bulgari non hanno buona stampa. I detti “percentuali bulgare” o “elezioni bulgare” indicano una servile sottomissione ad un padrone dittatoriale. Poi venne anche l'”editto bulgaro” perchè proprio da Sofia, per l’appunto, Berlusconi licenziò Biagi, Santoro e Luttazzi.  Poi si sono specializzati con le truffe al Bancomat. Alle elezioni dopo la nuova indipendenza dall’Unione Sovietica, i bulgari elessero come Presidente della loro Repubblica, l’ex-re pre-sovietico. Per dire come erano confusi.

Vengono confusi a volte con i Rom zingari e si pensa che siano i più rozzi ed incivili fra gli slavi, che pur non godono di molte simpatie. Donne escluse, ma per altri motivi. E di fatti la Bulgaria, al pari della Romania, era terreno di caccia facile per gli sfigati italiani, ai tempi del comunismo.

E per finire, si è diffusa, ultimamente, l’idea che sia un luogo buono per i pensionati italiani di basse risorse. Vi farebbero, sembra, una vita migliore, grazie ai prezzi bassi. Una specie di ricovero per i poveri.

Insomma, un paese ed un popolo veramente poco stimato e assai sfortunato. Per questo abbiamo un debito nei suoi confornti.

Il Viaggiatore Critico vi sta soggiornando e tratterà di restituire un pò di meritata dignità a questi Bulgari.