Una delizia di Kassos.

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Fry, il porto di Kasso, dalla nave che vi arriva da Sitia.

Il Viaggiatore Critico non può negare che si sia recato in questa poco conosciuta isoletta a causa del nome. Ma ne è rimasto soddisfattissimo.

Vi si arriva o in aereo sulla linea Atene/Rodi o in nave da Sitia che è la bella cittadina all’estremo orientale di Creta.

Se Dio vuole non è turistica, non ci sono stranieri e non soffre dei mali della vicina Creta. Vi passano le vacanze solo dei vecchi abitanti che sono emigrati o sul continente o, addirittura negli Stati Uniti. Questi ultimi hanno preso le cattive abitudini del loro paese di accoglienza e sono diventati molto caciaroni.

Al porto, chiamato simpaticamente Fri: qualche vecchia stradina, un alberghetto e un residence, un museo, qualche camera/appartamento in affitto; tre o quattro bar, un paio di trattorie per i locali, dei negozi, un forno. Meno di 1000 abitanti, quasi tutti pensionati. Qualche muratore albanese. A un chilometro una spiaggetta con il ristorante di un mezzo italiano, vestigio dell’occupazione fascista del Dodecanneso. Fri e gli altri due o tre paesini stanno sullo stesso fianco di una montagna degradante al mare.  L’isola è assai arida, lunga un 15 chilometri. Capre, pochi orti, due olivi. Al capo opposto una cala ben riparata con una bella spiaggia. Vi si arriva affittando una moto.

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Il porto dei pescatori di Fry. Di Frente da wikicommons

La storia dell’isola è piena di storie. Mandò un paio di navi contro Troia, scondo quanto ci dice Omero. Di troppo povera agricultura, gli abitanti si dettero alle attività marinaie e divenne un importante e ricco centro di armatori di navicelle. In un maleaugurato momento di patriottismo, questi armatori decisero di madare le loro navi contro il porto di Alessandria dove riuscirono a catturare 19 imbarcazioni turche.  Appena possibile, i Turchi si vendicarono, attaccarono l’isola e vi fecere un orrendo massacro. Era l’anno 1823.  Fu italiana, insieme alla vicina Karpatos e si chiamò Caso. Generazioni e generazioni di donne che non sono mai uscite dall’isola, mentre gli uomini navigavano.

Non vi è niente. Per questo mi è piaciuta. Una vera isola, d’inverno persa nei venti, d’estate accecata dal sole. Gli emigranti di ritorno a volte impazziscono per il vento invernale e devono ri-emigrare. Dove la vita vive di se stessa, con solo il mare all’orizzonte. Ci si va a far niente, a ricordarsi che la vita è solo un Kassos.

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