La spiaggia di Cofete

Tutte le foto sono della guida Alessandro Vergari, che con il suo gruppo Walden – Viaggi a Piedi, vi organizza un trekking tutti gli anni.

È uno dei luoghi più drammatici, inospitali, intimamente deserti che abbia visto. Rifiuta la vita, la scaccia, fa parte di un mondo dove l’umanità non è contemplata. Strane storie vi si intrecciano.

È la spiaggia di Cofete, sull’isola di Fuerteventura,  alle Canarie. Ne ho già parlato, la foto della copertina di questo blog è fatta lì, ma ci ritorno sopra perché è uno di quei i luoghi dove un turismo decente è ancora possibile. L’isola di Fuerteventura è un inferno di turismo massificato, sul lato che guarda l’Africa. Cofete, invece, guarda  l’Atlantico ed è sovrastata da una lunga montagna scoscesa e concava che la separa dalla civiltà e la protegge da questa.
Villa Winter

La zona è molto arida, pochi cespugli cercano di sopravvivere ai freddi venti atlantici. Li brucano delle capre selvatiche ed assetate, che vengono riunite una sola volta all’anno. Una banda di pastori-acrobati discende a ventaglio le rupi, aiutandosi con delle pertiche-trampoli, e spinge le capre verso i recinti improvvisati sulla spiaggia.  Lì le capre vengono marchiate, vaccinate, messe sui camion in direzione del macello, o liberate fino all’anno successivo. Quata giornata è di festa e molti vanno a Cofete ad osservare le prodezze dei pastori.

La spiaggia è lunga una decina di chilometri e forma un amplissimo anfiteatro a cui la montagna fa da gradinate. Assolutamente deserta, riarsa dai continui venti atlantici e bagnata da un oceano perennemente aggressivo. Acqua fredda, balneazione improponibile. Ospitava, tempo fa, il corpaccio semimummuficato ed insabbiato di una balena. Non è luogo da villeggiatura marina, è costante una bruma salmastra che ne ovatta i contorni.
Sulla costa della montagna, a mezza altezza, si staglia una casa importante, inopportuna, incongrua. Fu costruita da Winter un tedesco nazista, prima della guerra, si dice per dare appoggio ai sommergibili, durante le loro caccie ai convogli alleati. Ora è in cattivo stato, ma pare ci viva il nipote del tedesco che la fa visitare ai turisti.
Un facile sentiero parte da poco lontano Morro Jable e scavalca le montagne. Allo scollino si è schiacciati dalla vista della baia e dal vento cattivo dell’Atlantico. Più facilmente, una strada sterrata ed in cattivo stato, fa un lungo giro intorno alle montagne ed arriva sulla spiaggia dove sopravvive a stento un ristorante, strozzato dalla perenne mancanza d’acqua. Poco più in basso, un cimitero con poche tombe. Di quelli che provarono a vivere in questo luogo, decenni fa, ma non ce la fecero. Chi non morì, se ne andò.
Il fortissimo fascino della spiaggia di Cofete sta proprio in questo. E’ a pochi chilometri dalla Gomorra turistica della costa orientale, ma sembra su un altro pianeta, dove il silenzio, il vento, l’aridita provocano quella disperazione che allontana la massa. Chi ce la ad andarci ha in premio un paesaggio che resterà impresso nella memoria.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...