​Turismo pionieristico a Barbuda

img_20170226_113424.jpgSono andato avanti a pane e sardine in scatola, mi aggiravo su una bicicletta scassata, con le gomme sgonfie, senza luci;  ho pedalato nel nero assoluto dei black-out,  ho pagato a peso d’oro l’acqua da bere, ho lottato per non farmi spennare dal padron di casa.

Ma ho visto delle spiagge che mi hanno commosso profondamente fino ad avere delle vertigini; ho sfiorato la sindrome di Stendhal. Sono mesi che vagolo per spiagge stupende, ma queste sono riuscite ancora a colpirmi.

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La boscaglia cespugliosa che ricopre Barbuda.

Eppure Barbuda è un’isola brutta: due terzi dell’Elba, ma con molte acque interne, quindi ancora più piccola. E’ piatta e sassosa, coperta da una brutta e impenetrabile boscaglia spinosa. E’ abitata da sole 1.500 persone, tutte concentrate in un anonimo villaggione di casette sparpagliate, strade sterrate ed asini bradi.

Un paio di botteghe, quattro chiese di sette diverse. Una trentina di km di strada malmessa e nessuna attività economica, salvo due resort di estremo lusso dove si arriva in elicottero da Antigua. Molti vecchi e bambini, vivono tutti di emigrazione e di rimesse. Gli abitanti sono così pochi e così isolati che si parlano gli uni con gli altri come succede fra congiunti: con totale familiarità, con la sbrigatività della consuetudine, ma anche con quell’asprezza che anni ed anni di contrasti hanno cristallizzato. Un perenne battibecco da coppia di anziani coniugi.

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Si fa ancora il carbone di legna.

E’ incredibile come la vicina Antigua (con cui Barbuda forma uno Stato autonomo, come Dominica) sia sviluppata e frenetica e Barbuda sia abbandonata e in stato comatoso. L’uragano del 2017 non può che aver peggiorato le cose.

Già ai tempi della schiavitu’ doveva essere così: troppo arida per la canna da zucchero, ospito’ i campi che producevano il cibo per gli schiavi che producevano canna ad Antigua.  Deve aver ricevuto schiavi di seconda scelta e li’ son rimasti,  pezzo di Africa ai Caraibi,  come ad Haiti. Qualcuno vorrebbe rendersi indipendente da Antigua. Stati sempre più piccoli, sempre più poveri.

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Il paese, Codrington, è fatto di case sparse, spesso in lenta costruzione. Molti gli asini bradi.

Ci si arriva o con un catamarano da Antigua, 5 volte a settimana, o con un aeroplanino che atterra su una pista di erba. Vi sono alcune guest-house, spartane ma dignitose, con prezzi sbalorditivi. Non un ristorante, solo due o tre chioschi di cibo da strada: fish and chips, hamburger, le eterne cosce di pollo fritte. Chiedendo a destra e a sinistra si trova una macchina a noleggio, ma così cara che ho preferito una bicicletta, che comunque ho pagato al giorno come una macchina in Europa. Nessun trasporto pubblico, nessun taxi ufficiale. Frequenti black-out. Nessun straniero residente, il che deve essere un unico nelle isole dei Caraibi. Avevo prenotato la guest-house su Booking, all’arrivo volevano tre volte il prezzo pattuito; stessa cosa per la bicicletta.  Insomma, una fatica enorme, un turismo antico che pensavo non esistesse più.  A queste condizioni, evidentemente, i turisti sono rari, rarissimi e soprattuto vanno a Barbuda dalla mattina alla sera, con i tour organizzati da Antigua.

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Tenere acque.

Ma tutto ciò è enormemente interessante, eppoi ci sono quelle incredibili spiagge.

Bisogna andarci a Barbuda, ma subito perchè dicono che vogliono farci un aeroporto internazionale.

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