Dominica, semplicemente

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Probabilmente l’unica spiaggia di sabbia chiara di tutta Dominica: Father’s place a Marigot.

Mastro Lindo, il fratello cattivo di Ballotelli, Sandokan e il pirata Morgan con le loro ciurme, alcune ragazze di Sin City, il nonno di Bob Marley, un plotone di guardie del corpo di 50 cent. Tutti costoro ti vengono incontro appena sbarchi dal traghetto che ti ha portato a Dominica dalla Guadalupa o dalla Martinica. E pensi che alla sera, vivo, non ci arrivi.

Poi, invece, si mostrano tutti molto gentili, carini e ti aiutano nella tua imperizia di novizio.  Per niente razzisti o timorosi come alla Guadalupa.  I poliziotti poi, sono deliziosi.

Quando hai capito che sei salvo ti viene fuori la tenerezza (forse anche per il sollievo dello scampato pericolo) e rifletti su questi 70 mila discendenti di poveri schiavi africani che si son ritrovati (senza sapere perchè) su questo montarozzo pluriappuntito di terra scoscesa e lussureggiante. Ed il miracolo è che sembra che ce la stiano facendo.

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Architetture tipiche in legno nel centro di Roseau, la capitale.

Ritrovo quel che mi era terribilmente mancato nelle Antille francesi: Guadalupa, Martinica, Saint Martin e Marie Galante. Il sapore tropicale, la musica, il casino, un pò di sporcizia e trasandatezza, la gente nelle strade, i vecchietti che canticchiano e ballonzalano sul ritmo della musica che esce dalle macchine che avanzano lentamente lungo il mercato. Eppoi, finalmente, un bar ad ogni angolo. Ed un forte sapore di discendenti di pirati, bucanieri, filibustieri e gente simile. Ah, finalmente un pò di Caraibi!!!

L’isola non ha spiagge bianche, ma solo nere e grigie e nemmeno molto belle. Ma ha una continua e densissima foresta che ammanta le ripide pendici delle montagne. Soprattutto sulla facciata atlantica, la foresta è densissima e stupefacente, in molti luoghi, intatta; troppo ripida per essere coltivata. In queste selve inaccessibili si rifugiarono molti schiavi fuggiaschi, anche delle isole vicine.

Vi è un sentiero che percorre l’isola in 14 tappe, passando nelle fitte (anche troppo) foreste e toccando degli importanti fenomeni d vulcanismo. E’ il Waitukubuli National Trail su cui si basano le speranze turistiche di Dominica, decisa a divenire meta naturalistica. Anche perchè, oltre alla natura, non c’e’ molto altro.

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Lussureggiante la vegetazione.

Ma l’aspetto interessante sono gli abitanti di quest’isola (grande solo tre volte l’isola d’Elba): ex inglese, ma ormai del tutto indipendente, con proprio governo e tutto e tutto. Un pò di agricoltura, un pò di pesca, un pò di benefici da una parvenza di paradiso fiscale, un pò di proventi dalle bandiere-ombre, un pò di cooperazione internazionale, un pò di turismo verde (poco), un pò di croceristi della giornata, tante rimesse degli emigranti in America ed in Inghilterra. Una strana Università americana che vi ha impiantato una facoltà di Medicina con un migliaio di studenti.

Con questo mix di risorse, modeste prese singolarmente, ce la fanno ed il livello di vita pare decente. Molte belle casette, certamente degli emigrati. La capitale è Roseau, un grosso villaggio con tanti bazar dove si vende di tutto; che paiono fondaci levantini. Gli acquirenti vengono dai paesi e ripartono sui bussini da 9 posti, con tutti i fagotti.  Un enorme stadio da cricket.

img_20170218_111849.jpgL’atmosfera è straordinariamente rilassata e la gente sembra soddisfatta e di discreto umore, pur conservando un certo riserbo di stampo inglese.  Pochissimi i mulatti, rarissimi i bianchi locali, nessun immigrato, salvo qualche cinese; rari gli occidentali stanziali. Si mangiano i prodotti della terra, un pò di pesce, si beve rum e ci si fanno molte canne. I rasta sono numerosi, l’influenza della Giamaica è forte. Si chiacchera ed il tempo passa. L’aria è tersa, il sole brillante, le piogge rendono lucenti le foglie della foresta. La notte si organizzano concerti, soprattutto di reggae e dei suoi discndenti.

Nella città, nei paesi, nelle case abbiamo una via di mezzo fra l’ordine e la pulizia imposti dai colonizzatori europei e la sudicia cialtroneria del Sud America: quel giusto livello di rilassatezza igienica che rende la vita comoda. Si parla un inglese tropicale sui generis. Purtroppo la vita è cara e per il turista carissima (il rapporto qualità / prezzo è perfido). Ma si va in ciabatte, i capelli e le barbe si portano lunghi, alla rasta. Il fatto di essere su un’isola-stato ci lascia abbastanza indifferenti a ciò che succede nel resto del mondo, che, visto da qui, appare assai lontano. La stampa e la TV sono casereccissimi.

Insomma, se qualcuno non ha veramente niente da fare nella vita potrebbe benissimo prendere in considerazione l’idea di venire a non farlo a Dominica. Troverà un sacco di colleghi.

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