​La vitale accozzaglia di St. Martin

Cosa fa tutta questa gente sulla spiaggia di Maho a Saint Martin?

Saint Martin, ai Caraibi, un’isola piccola, meno di un terzo dell’isola d’Elba,  che ospita,  in grande confusione, una impressionante quantità di cose, persone e fatti. Due nazioni con ordinamenti statali ben diversi, ognuna con la propria capitale; tre monete correnti; cinque lingue d’uso pubblico normale;  due aeroporti internazionali; una infinita’ di popoli diversi; 70.000 abitanti;  il tasso record francese di rapine; traffici finanziari, narcotraffico,  riciclaggio mafioso.

Vi e’ una parte francese ed una olandese; la prima e’ Francia,  esattamente come Place de la Bastille,  con capitale Marigot; la seconda e’ uno stato in qualche modo associato all’Olanda, con capitale Philipsburg. La frontiera non è visibile, ma sulle carte c’e’.

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Aspettano l’aereo!!! Non è un montaggio. Di Timo Breidenstein – https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=38245028

L’euro e’ largamente utilizzato, ma meno del dollaro; circola anche  il Fiorino dei Caraibi, moneta ufficiale della parte olandese. I prezzi sono espressi nelle tre monete.
La lingua comune e’ un inglese locale, che viene parlato come prima lingua anche nella parte francese (giusto per far dispetto ai loro colonizzatori). Il francese e’ conosciuto da molti,  ma scarsamente praticato; si parla,  naturalmente,  il creolo delle Antille francesi (come alla Guadalupa e alla Martinica),  ma anche il papiamento che e’ il creolo delle colonie olandesi derivato,  incredibilmente,  dal portoghese.  A causa dei molti dominicani,  lo spagnolo e’ molto diffuso.

I bambimi vanno a scuola da una parte o dall’altra, secondo dinamiche variabili. La Francia,  cosi’ dispettosamente puntigliosa al momento di difendere cultura e territorio,  qua sembra essersi arresa e lascia fare,  rinunciando all’ordine costituito. I poliziotti della parte francese parlano inglese fra di loro. Anche alla Posta gli impiegati francesi, dopo anni di resistenza, si son dovuti piegare ed ora discorrono in inglese con gli utenti.

Ogni parte ha il suo aeroporto internazionale,  cosi’ vicini che gli aerei si disturbano mutuamente e ci vuole una regia unica (dalla parte olandese) per coordinarli.

Una sfrenata corsa alla deregulation, lo stato di porto franco, le facilitazioni da paradiso fiscale hanno dopato l’economia che ha richiamato folle di immigrati dalle altre isole caraibiche, ben più povere. La popolazione dell’isola si e’ decuplicata in pochi decenni: son venuti a cercar fortuna dominicani caciaroni,  haitiani sfiniti dalle difficoltà del loro paese, giamaicani sfrontati,  cinesi commercianti, caraibici anglofoni vari, gli immancabili indiani, europei in cerca della estate infinita.

In tale marasma e con la poca collaborazione fra le due polizie, il narcotraffico e la minuta delinquenza imperversano. Le rapine sono frequentissime. I delinquenti passano il confine e son salvi.

In questa isola, assolutamente senza anima e fervente di attività, la gente convive apparentemente senza tensioni e nella mutua indifferenza, cercando, ognuno, di lottare nella vita,  come si conviene in un luogo che fu di pirati,  bucanieri e filibustieri.  La storia si ripete. Ma a ben guardare le cose sono assai tristi.

 

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