Insostenibile Trentino

Dosso della Martinella, 1640 mslm. Strade, tunnel di plastica, arrivo della seggiovia, cannoni sparaneve, una ruspa, piste. E’ montagna questa?

In pochi luoghi si trova un concentrato di contraddizioni, di sfacciata ipocrisia e di totale cinismo come in Trentino.

Le pendici delle montagne sono deturpate dalle piste, il fondo valle è un enorme parcheggio con brutte costruzioni turistiche. E si costruisce ancora ed ancora. (Il parcheggio è lasciato serrato perchè sia più facile pulirlo con gli spazzaneve)

Si diffonde l’immagine di una regione pulita, ben amministrata, rispettosa dell’ambiente, produttrice di mele sane, paradiso del turista, accogliente, onesta, lontana dalle ruberie dello Stato italiano. Meno prossima all’Italia che all’Austria, di cui si vuole scimmiottare l’architettura, i costumi, gli ornamenti.

Cannoni sparaneve mobili, pronti ad essere messi sulle piste.

La realtà è ben diversa. Negli ultimi anni il livello di razzismo nei confronti dei meridionali e dei nuovi immigrati è cresciuto fino ad ammorbare l’aria. E’ difficile parlare con un trentino senza che nella conversazioni entrino (da parte loro) commenti acidi sugli “altri”. Il risultato poi si vede: i pur numerosi immigrati recenti scivolano lungo i muri cercando non certo di integrarsi, ma di invisibilizzarsi. Quella che vuole essere la culla del Cattolicesimo sociale, a partire da Rosmini è in realtà un covo di bieca intolleranza. Sono arrivati ad incendiare gli edifici destinati all’accoglienza dei profughi.

I cannoni sparaneve hanno bisogno di acqua e di elettricità, i loro consumi energetici sono enormi. Quindi i boschi sono percorsi da una rete di condotti, fra gli alberi, peggio che in città.

Si dice che la Provincia di Trento è ben amministrata e che tutto funziona. Come potrebbe essere altrimenti, se lo Stato vi spende, per ogni cittadino, il doppio di quanto spende per ogni Lombardo? L’infernale meccanismo dello Statuto Speciale fa sì che che l’insieme degli italiani mantengano nel lusso i trentini con una pletora di dipendenti pubblici, enormi ed inutili investimenti nelle opere pubbliche, welfare affettuoso. E i Trentini, invece di ringraziare gli Italiani che si svenano per loro, li disprezzano e guardano scodinzolando all’Austria, come fosse la loro patria.

Ma il peggio lo abbiamo sull’ambiente. Questo non è rispettato, è invece piegato con assoluto cinismo alla nefasta economia del turismo invernale. Si compiono infiniti spregi a quelle montagne che vengono idilliacamente descritte nelle pubblicità e che, invece, subiscono, anno dopo anno, disboscamenti, rimodellazioni delle pendici, costruzione di laghetti sulle cime per l’innevamento artificiale, spianamenti per i parcheggi, costruzioni per alberghi, impianti di risalita, locali per i turisti. E’ un attività che non ha mai fine: ogni anno si aumenta, si ingrandisce, si perfeziona, si addomestica la montagna rendendola alla portata del più fatuo dei turisti che intende pavoneggiarsi sulle piste.

I cannoni consumano moltissima acqua. vengono quindi costruiti dei laghetti sulle cime delle montagne. Qui ad oltre 1600 mslm. Assolutamente innaturali, montagne cementificate.

Piste che ricevono sempre meno neve vera e sempre più neve artificiale al costo di 2 euro al metro cubo. Si deturpano le pendici con le piste, gli impianti, i fittissimi cannoni. Costi energetici spaventosi. Il paradosso è che mentre si disbosca e si produce anidride carbonica, allo stesso tempo ci si lamenta del fatto che nevica meno. Eccellente esempio di chi sega il ramo su cui è seduto.

Enormi lavori per aumentare di qualche centimetro la sede di una strada su cui non passeranno 100 auto al giorno. Banchina in aggetto.

E quelle migliaia di ettari di boschi falcidiati, le superfici di fragilissimo suolo di montagna asportato per rendere più armonioso il pendio, gli abnormi edifici delle stazioni dei mezzi di risalita, tunnel di plastica per superare pochi metri di dislivello, laghi sulle vette; tutte queste sono opere che nel resto d’Italia sarebbero proibite e definite criminali, ma in Trentino vengono approvate, benedette, finanziate. Eppoi si lamentano del malgoverno italiano.

L’economia della neve è morente: non solo perchè non nevica più, ma anche e soprattutto perchè il modello nato sull’emulazione degli Agnelli, che andavano a sciare in elicottero, durante la pausa pranzo, sta finendo. La gente si interessa ad altro  e vuole fare altro; si rimpiazzano malamente i vuoti lasciati dagli italiani con turisti dell’est europa. Un turismo meno attento alla qualità e più all’alcool ingurgitato, più arrogante e meno sensibile all’anima dei luoghi; appiattito sull’apparire sociale. Quindi poco sostenibile.

Cosa farà il Trentino delle sue montagne deturpate dall’industria dello sci quando nessuno ci andrà più? Si lamenterà ancora dell’Italia? Il Trentino non merita le montagne che ha avuto in sorte e non merita che voi ci andiate.

 

Sciare d’estate. In Cile.

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Il Vulcano Llaima di 3000 metri. sarebbe adattissimo allo sci, ma non ci sono strade per arrivarci.

L’unico luogo del mondo nel quale sia possibile sciare durante la nostra estate e’ il Cile. Gli sciatori accaniti troveranno pane per i loro denti.

Ma si aspettino grandi differenze con le Alpi. Non sulla neve, che sembra ottima, ma su tutto il resto.

I luoghi dove si scia sono numerosi, ma sono molto piccoli. Non vi sono comprensori sciistici, ma, Centros de Sky, composti da pochi e corti impianti e qualche pista. E più che di piste si può parlare di grandi campi di neve su cui sciare. Questi centri, anche se vicini, non sono interconnettati; quindi uno resta confinato su quelle poche piste per tutta la giornata. Ci sono  cannoni, skilift e seggiovie ma non cabinovie o teleferiche. La neve è ben battuta. Si può facilmente noleggiare tutto il materiale necessario; sia nelle città che nei pressi delle località. Non c’e’ bisogno di dire che il noleggio è esoso.

La climatologia di quell’angolo di mondo è per noi molto strana. Santiago è alla stessa latitudine di Beirut, ma è molto più fredda, anche se la vicinanza dell’Oceano mitiga sia il gran freddo che il gran caldo. Per trovare la neve bisogna andare molto in alto, fra i 2800 e i 3500 metri. Siamo sopra il limite della vegetazione. Non si scia fra i boschi, ma fra le petraie. Andando più a sud il limite della neve scende di quota. A Chillan siamo a 400 km più a sud di Santiago, alla stessa latitudine di Agrigento e la stazione sciistica si trova fra i 1.800 e i 2.500 metri di altezza. Sul vulcano di Osorno le piste stanno sui 2.000 metri. Arrivando nella Terra del Fuoco la neve sta tutto l’inverno al livello del mare, pur essendo solo alla latitudine di Copenaghen.

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Il Centro de Sky de La Parva, con le sue piste. E’ il luogo della Santiago bene. Non ci sono hotel, solo seconde case o appartamenti in affitto.

Le Ande sono ventosissime, soprattutto alle forti altitudini: la neve fresca viene spazzata via e le rocce affiorano. Le piste sono quindi ricavate negli avvallamenti fra una cresta di roccia e l’altra, dove il vento è meno impetuoso. Il fuoripista è impensabile e il paesaggio è ben diverso da quello dolce dei versanti arrotondati dalla neve. Le Ande sono più giovani delle Alpi; sono quindi più alte, più ripide, più drammatiche, meno vivibili. Sono spesso anche molto più aride.

Le Ande, in altitudine, non sono abitate. Quindi intorno alla base del centro sciistico non ci sono che pochi edifici: qualche albergo, qualche seconda casa. E’ assolutamente assente l’extra-sci. Niente negozi, niente bar, pochi e brutti ristorantucci, freddi e disadorni, niente musica.

Non esistono i rifugi. Dimenticarsi completamente di trovare, durante o dopo lo sci un bel locale, caldo ed accogliente, dove bersi una cosa. E’ perfino difficile mangiare qualcosa, gli sciatori normalmente non pranzano, fanno giornata intera.

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In molti luoghi nevica poco. Qui siamo a 1200 metri di altezza ed è la seconda neve dell’anno, già a fine stagione: pochi cm.

Il modello più frequente del turismo sciistico è abitare in città (Santiago o Chillan) ed andare sulle piste dalla mattina alla sera portati da dei bussini che fanno questo servizio per una trentina di euro. Come stare a Torino ed andare tutte le mattine al Sestriere. Qui è più facile perchè le distanze son veramente brevi, anche inferiori ad un’ora dal centro. L’inconveniente sta nel fatto che tu sei legato al tuo bussino che parte alle 8 e torna alle 5. Diventa quindi impossibile partire più tardi o tornare prima. Il secondo modello più diffuso è prendere un appartamento in affitto nel Centro de Sky, portarsi il cibo (non ci sono negozi) e rintanarsi in casa dopo aver sciato perchè non c’e’ altro da fare. Il terzo modello è stare in uno dei pochi alberghi esistenti dove la norma è la mezza pensione. I prezzi di case in affitto e degli alberghi sono assolutamente scriteriati. Da non dimenticare che la mancanza di cura e la trascuratezza tipici del paese si fanno sentire molto anche sulla neve. Quindi lo squallore che pervade tutto il paese sale fino alle stazioni sciistiche: neve, immondizia, fango, freddo, cialtronaggine, pochi locali e pochissimo accoglienti. Non mancano i cani.

C’e’ abbastanza movimento nei centri di sci vicino a Santiago: ci vanno molti giovani brasiliani, spesso assai abbienti, che ben si destreggiano con lo sci. Il resto sono cileni e qualche straniero residente. Escluso alcuni, la maggior parte dei cileni più che a sciare vanno a pesticciare la neve, con frotte di bambini frignanti e ragazzette armate di bastoni per i selfies.

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Code di macchine, una domenica che aveva nevicato, per portare i numerosi bambini sulla neve. Strade sterrate, a  volte difficili per auto basse.

Le località più facilmente raggiungibili sono Valle Nevado in primis, La Parva, El Colorado e El Portillo vicino a Santiago. Vi è anche Farellones, ma si tratta più di un misero SnowPark che di una stazione sciistica. Il centro di sci più importante si trova invece a Termas de Chillan, sopra la città di Chillan, a 400 km da Santiago. Vi è un agglomerato assai squallido di alberghi e fast food (ma dentro un meraviglioso bosco) in località Las Trancas. Di lì in pochi chilometri si arriva alle Terme di Chillan dove iniziano le piste, ma dove ci sono anche delle terme e degli alberghi a prezzi mostruosi. Si tratta del centro sciistico più importante, grande e fornito di impianti del paese. Un piccolo centro sciistico è Corralco sul vulcano Lonquimay, fra i 1500 e i 1800 metri, su una colata di lava. Più in basso ci sono le auracarie, che è sempre una bella cosa.  Ma è molto piccolo.

Vi sono moltissimi altri luoghi dotati di impianti e di campi da sci. Praticamente ogni valle laterale delle Ande ne ha almeno uno. Ma si tratta di campetti per bambini. I vulcani si prestano bene per i Centros de Sky sia per l’altitdine che per la dolcezza dei versanti, ben più morbidi delle ripide montagne andine comuni; vi sono degli impianti sui vulcani Osorno, Villarrica, Choshuenco. Il primo e il secondo sono a brevissima distanza da centri turistici famosi situati su dei bei laghi.

Andando nella Terra del Fuoco, ad Ushuaia (ma qui siamo in Argentina) non ci sono problemi di altitudine o di presenza di neve. Si scia praticamente in città. Ma il luogo è lontanissimo ed è così a sud che le giornate d’inverno durano un attimo.

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Piste recintate da palizzate in legno.

In conclusione vien da dire che se uno è un mezzo atleta, pazzo per lo sci, fa bene ad andare a farlo in Cile. Ma si ricordi che patirà tantissimo freddo perchè i cileni hanno collettivamente deciso che riscaldarsi fa male e non lo fanno.

Se invece uno è soprattutto amante dell’atmosfera alpina fa meglio ad aspettare il prossimo inverno europeo.

Eppure è un peccato, perchè tutte le Ande sono piene di neve per molti mesi e ci sono molti vulcani le cui pendici sono anche abbastanza dolci. Ma mancano le strade per arrivarci, i capitali per attrezzarle, lo spirito giusto per gestirle, i clienti per frequentarle. E forse è meglio così; almeno non sono rovinate dalle piste come le Alpi.