Due capitali

Le ricche ville del centro di Bucarest.

Ho passato due brevi periodi, quest’inverno, in due capitali balcaniche: Bucarest ed Atene. Pur legate da una relativa vicinanza geografica e per esser passate entrambe attraverso le dominazioni romane, bizantine e poi ottomane, le due capitali sono straordinaraimente differenti. Pochi, direi, i punti in comune, oltre i dolciumi di influenza turca, il che non è che sia molto.

Non vi è nessun dubbio che mi sia trovato nettamente meglio ad Atene che a Bucarest. E direi semplicemente per il fattore umano. Gli ateniesi mi son sembrati molto, ma molto, più simpatici, gradevoli ed accoglienti dei bucaresteni (cos’ si chiamano in romeno).  Le condizioni economiche dei due paesi non sono poi troppo diverse in termini di reddito procapite; di un pò migliori quelle greche. Ma la Grecia è in tragica crisi economica da anni; mentre la Romania conosce un boom straordinario. I primi si sono impoveriti, mentre i secondi si stanno arricchendo. Ci sarebbe quindi da aspettarsi che gli ateniesi fossero intristiti ed arrabbiati ed i bucaresteni ottimisti ed allegri. Invece è l’opposto. Ad Atene si respira un’aria calma, forse un pò rassegnata; comunque di chi sa vivere e non perde la calma nè nelle difficoltà, nè nella fortuna, ammesso che vi sia mai stata. A Bucarest c’e’ invece una specie di frenesia all’arraffare quel che è possibile. Si tiran fuori unghie e zanne par acchiappare rapidamente quel che può passare. E’ l’epoca della ricerca dei guadagni facili e rapidi, un pò come in Sudamerica.

Le tranquille strade intorno al centro di Atene.

A Bucarest non è passato un giorno che non avessi uno scazzo con qualcuno: il poliziotto razzista al controllo del museo, il cameriere che ti lascia con il piatto davanti, ma senza forchetta, l’insegnante di romeno che cerca di fregarti, il personale delle terme che ti tratta come una pecora. Ad Atene sono stato adottato da un venditore di vino sfuso che mi invitava a pranzo con i suoi amici, in bottega. Ognuno portava qualcosa, lui metteva il vino e la grappa ed i pranzi erano feste. Ecco, questa è la differenza “umana” fra le due capitali.

Anche la faccenda dell’architettura è un pò la stessa cosa. Bucarest ha subito l’influenza dell’architettura del Impero Austroungarico e ciò in un momento di ricchezza.  La zona del centro ha preso quelle caratteristiche di imponenza, potere economico, severità che erano tipiche del trionfo della borghesia liberale. Non molto accogliente. Atene, invece è una città levantina, mai stata ricca e con una molto maggiore influenza dei turchi. Gli stili architettonici si sono accavallati ed intrecciati in un miscuglio abbastanza informe, ma pieno di vitalità. E quando alzi gli occhi vedi il Partenone e scusa se è poco.

Deliziose, infine ad Atene, le stradette del ‘900, nei quartieri intorno al centro: intime, calme, alberate, gradevoli, di composta semplicità; dolci ed ospitali. Nello stesso periodo  a Bucarest si facevano i grandi condomini di tipo sovietico di cui apprezziamo la funzione sociale, ma non l’estetica.

Atena, dal Partenone, ti osserva.

A totale discredito di Atene va l’insopportabile quartiere di Plaka, infestato dai turisti e dai pessimi negozi di cianfrusaglie a loro destinati; insieme ai vieti dispensatori di dozzinale cibo chiamati ristoranti turistici con i loro menu multilingua. Molto più vivibile l’equivalente Lipscani di Bucarest, per i locali, dalla sera alla notte. In questo gioca il numero incomparabilmente minore di turisti che visitano Bucarest rispetto ad Atene. Nella prima città sono pochi e fanno meno danni; anche se a Bucarest c’e’ una presenza di turismo sessuale che, invece, credo, manchi completamente ad Atene.

A questo proposito vi è un’altra differenza notevole. I greci paiono amare gli italiani: molti di loro hanno fatto l’università in Italia essendo la propria a numero chiuso; i rapporti sono sempre stati intensi; celeberrima (e misteriosa) la frase che ogni greco diceva, con affetto, ad ogni italiano, fino a qualche anno fa: “Italia Grecia, una faccia, una razza”. In Romania, invece, gli italiani sono venuti sulle palle. Già non andava ai tempi di Ceausescu quando partivano con la valigia piena di calze, blue jeans e penne a sfera che barattavano con l’amore delle ragazze romene. Poi, con la democrazia, gli italiani si sono avventati sul paese, aprendo attività in cui pagavano niente gli operai romeni. Ora gli italiani sono diventati noti e famosi per non pagare, truffare, bidonare chi possono. Secondo i noti costumi nazionali. La situazione è divenuta tale che è meglio far finta di esser giapponesi.

Palesi dissidi in questo elegante condominio di Bucarest.

Mercati. Quello di Atene è deliziosamente levantino e affascinante. Quello di Bucarest è veramente troppo povero, confuso e fangoso per essere apprezzato. Monotone entrambe le cucine.

Quel che salva Bucarest è l’atmosfera. Nonostante l’imponenza dei palazzi del centro, vi si respira un’aria ruspante, campagnola, ingenua e provinciale che è molto gradevole e che fa bene al cuore. Non se la tirano. Del resto gli immigrati in città dalle campagne e dalle piccole città sono moltissimi e per i ponti lunghi tutti tornano a casa lasciando la capitale spopolata. All’inverso, quel che frega Atene è il peso immane dei secoli e delle tragedie che ha visto passare nelle sue strade. Una città esperta, scafata, cinica, rotta a tutti i giochi. Come Roma, del resto, bella, ma inaffidabile.

Le terme di Bucarest

Bucarest non offre molto al turista, specialmente d’inverno, al freddo e al gelo. Ma vi sono le terme dove passare una giornata. Si trovano ad una trentina di km dal centro della citta; ci si arriva facilmente e a comodo prezzo con un taxi (meglio Uber, piu trasparente, mentre i taxi normali sono soliti taglieggiare e truffare l’ignaro turista) o con una navetta gratuita che parte ed arriva ogni due ore da Piazza Romana (vale la pena provarla, l’autista brucia i rossi come se fosse un`ambulanza, gli orari sono sul sito delle terme).

Gli orari dele terme sono lunghissimi e si può entrare la mattina ed uscirne a notte fonda.

L’enorme edificio delle terme, tutto in vetri, è concepito come una serra piena di grandi palme ed altri alberi tropicali. Fra queste sono sistemate le piscine ed i lettini. Vi sono tre fasce di prezzi e servizi. La prima da accesso ad un solo edificio, adatto alla prole. Ci sono molti scivoli e tre piscine, una per i ragazzi, una per gli adulti ed una esterna, ma riscaldata. L’insieme non è molto bello, le palme sono piccole, le luci basse, l’atmosfera vi e un po’ sciatta.

Pagando un po’ di più si ha accesso all’edificio principale con la grande piscina, in parte interna ed in parte esterna, ma, ovviamente, riscaldata. Un bar ha il bancone nella piscina stessa e si puo bere restando ammollo. In questa parte delle terme, le palme sono piu belle, le vetrate sull’esterno più ampie, l’atmosfera più ricca. Vi sono anche piscinette con acque salate, al litio e cose così. Si può entrare nella piscina, prendere qualcosa da bere, passare una porta semisommersa ed andare a bersela nella parte esterna, di notte, mentre nevica, restando nell’acqua calduccina fino al mento. Non è male.

Vi e infine un terzo livello di prezzi che permette l’accesso ad una terza e soprastante area (oltre, ovviamente, alle prime due) con le saune ed aree di relax molto tranquille. Nelle tre aree vi sono anche i bagni turchi, di vapore.

Tre ristoranti, uno per livello di prezzo, completano la faccenda. Si possono affittare costumi, ciabatte, asciugami, accappatoi. Il prezzo di entrata varia fra i 10 ed i 25 euro a seconda del livello scelto, della durata della permanenza, del giorno prescelto (il fine settimana è più caro). I prezzi delle consumazioni sono assai ragionevoli. E ti danno una fascetta tecnologica da mettere al polso su cui farti addebitare le consumazioni e pagare poi tutto insieme all’uscita, in totale trasparenza.

Durante l’estate vi sono grandi spazi all’aperto con il prato, gli ombrelloni e la piscina a temperatura ambiente. Ho visto che nuovi padiglioni sono in costruzione.

Tutto meraviglioso, quindi? Beh, no, purtroppo. Ed i purtroppo sono numerosi. Per prima cosa: l’acqua, i bagni turchi, le saune non sono molto caldi. Mancano diversi gradi per stare veramente al caldo. Si sta bene, ma non ci si lessa come si vorrebbe fare quando si va alle terme. Poi le piscine sono basse e bisogna sempre stare in ginocchio, per restare immersi. Ed i giochi d’acqua, soprattutto all esterno (jacuzzi, getti per i massaggi, correnti d’acqua) sono pochi e modesti.

Poi il personale è di una maleducazione proverbiale. Se ti siedi sul legno delle panche delle saune e non sull’asciugamano ti trattano come un delinquente. Se sei incerto sul da farsi, alla cassa, ti incitano come se tu fossi una pecora in un gregge.

Ma il problema maggiore è che questo complesso non sa bene cosa vuole essere. E’ progettato e gestito senza una idea precisa di cosa siano le terme. Da una parte vorrebbero essere una specie di aqualand, ma i giochi d’acqua e le cascate e gli scivoli sono troppo modesti per aspirare ad esserlo.

Ma non sono nemmeno delle terme tipo relax, benessere, wellness: l’acqua non èabbastanza calda, vi circola troppa gente,la musica ambientale è a volte frastornante, da discoteca. Le saune non sono assolutamente all’altezza degli standard che si trovano ormai ovunque: sono troppo grandi e le persone entrano ed escono continuamente lasciando entrare l’aria dall’esterno; in alcune ho notato che le porte non chiudono bene e lasciano passare tremendi spifferi. In quasi tutte le sane (con una sola eccezione) la temperatura è bassa e non hanno il catino con il romaiuolo per gettare l’acqua sulle pietre. In una delle saune è montato uno schermo gigante dove vengono proiettati i documentari naturalistici della BBC. Una sauna-cinema non si era mai vista. Altre saune hanno ambientazioni arabe o alpine, ma è solo scena, la temperatura è bassa. Si esce dalle saune perchè ci è venuto a noia restarci, non per aver raggiunto il limite di sopportazione del caldo, come deve essere.

Il costume è obbligatorio ovunque. Niente a che vedere, insomma, con le terme-benessere di tipo alpino-tedesco.

Ed infine si è voluto dare a tutto l’ambiente una atmosfera tecnologica con schermi, effetti luminosi, musica ambientale; tutto ciò è l’esatto contrario delle saune di tipo finlandese.

Il pubblico finisce per essere un misto fra turisti, expat, locali benestanti assidui o locali tamarri occasionali impedendo totalmente il sapore popolare che hanno le terme ungheresi. Ci ho visto sto anche un sacco di gente strana che assomigliavano molto a militari israeliani o a mafiosi caucasici. Donne in tchador ed altre evidentemente prezzolate. L’osservazione del pubblico può essere interessante e istruttiva.

La terme di Bucarest finiscono quindi per essere un grosso e dispendioso tentativo riuscito male in tutti i sensi, per un verso o per l’altro. Ci si puo passare una giornata, ma si finira per restarne un po delusi.