Fare il bagno nel Mar Morto, meraviglioso!

Fare il bagno nel Mar Morto, meraviglioso!

Novembre 17, 2025 0 Di ilviaggiatorecritico

La sponda alta, gialla, brulla. La caligine, l’acqua plumbea… Foto di Shammonzer da Wikicommons.

Il pancone di sale sul bagnasciuga. E’ dovuto probabilmente alla escursione del livello dell’acqua fra estate ed inverno. Foto da Wiki Commons di autore sconosciuto. 

Il Viaggiatore Critico è finalmente riuscito a vivere un suo sogno di bambino. Complice un biglietto Pisa – Amman e ritorno a 30 euro con Ryanair, è andato a fare il bagno nel Mar Morto, naturalmente dalla parte giusta e non da quella sbagliatissima dei genocidari.
Ne è contentissimo e ci vorrebbe tornare anche subito. È una faccenda stranissima, un’altra percezione del mondo, come usare le droghe o viaggiare in assenza di gravità (non che abbia mai provato la seconda di queste sensazioni, ma se la immagina). È adattissima per i bambini, si impara la fisica sul proprio fisico. Come il corpo umano subisce la spaghettificazione all’entrare in un buco nero, così subisce la frittatazione ad immergersi nella salamoia del Mar Morto. Ogni cellula del corpo decide di galleggiare per conto proprio, ogni membro vuol venire a galla, ci si trasforma in una macchia biologica galleggiante. Una faccenda da non crederci.
Ma andiamo con ordine.
Il Mar Morto sta a 400 e rotti metri sotto il livello del mare. E già questa è una cosa eccezionale e quando uno ci pensa si guarda intorno, temendo una enorme ondata di mare che viene a riempire quel buco. Ma la pressione atmosferica maggiore non si percepisce, un po’ perché gli umani la pressione poco la sentono e un po’ perché un’alta pressione al livello del mare non è molto inferiore alla pressione media sul Mar Morto. Siamo quindi abituati a quella quantità di pressione atmosferica e non ce ne curiamo. La quantità di ossigeno è superiore del 10% a quella al livello del mare, ma anche di questo non ho avuto percezione. Faceva molto caldo, molto di più di quanto ne facesse ad Aqaba, sul livello del mare. Ma forse questo dipende anche dal fatto che in quella buca (è il caso di dirlo) di vento ce ne tira proprio poco. Il paesaggio è deprimente: completamente arido, sassoso, giallastro, scosceso ed erto, soprattutto giallo. La caligine sfuma i contorni, attenua il sole, nasconde l’altra riva, incendia di rosso il tramonto. Atmosfera plumbea, per niente piacevole. Lungo la riva molto alta gli alberghi tozzi e biancastri, in fila indiana, fra la strada costiera ed il mare. Grandi e cari alberghi, ma strani, perché il soggiorno normale è di una sola notte, giusto per permettere al turista di dire che è stato sul Mar Morto e ci ha fatto il bagno. Nessuno pensa a restarci più tempo; non è un luogo accogliente. Nessuno può immaginare di passarci una settimana. I giordani stessi mi hanno preso in giro perché vi ho soggiornato quattro giorni.
Laggiù in fondo una gran distesa d’acqua, calma, grigiastra, ma apparentemente normale. Quel che non torna è che intorno ai laghi c’è sempre molta vegetazione; qua nemmeno un filo d’erba. Vien fatto di pensare che sia un lago morto. Il tutto è abbastanza pesante e deprimente.
Poi si scende la lunga scalinata che dall’albergo porta al pelo dell’acqua e l’emozione del Viaggiatore cresceva ad ogni gradino. È arrivato in fondo non si teneva più. Aveva letto che si consigliavano le scarpine da scogli e le aveva ai piedi. Una misera spiaggetta di sabbia riportata con qualche ombrellone ed un bagnino con regolare maglietta rossa. Pochissimi bagnanti. L’acqua, vista da vicina, normale, leggermente movimentata da una leggera brezza e sorprendentemente di color verdastro. Pulita, ma opalescente; trasparente ma venata da quelle diffrazioni che si formano nel mare quando fate la pippì dentro o nel bicchiere del gin tonic quando il ghiaccio si scioglie. L’acqua deve esser pulitissima ma il fondo scompare nella nebbia delle diffrazioni oltre i tre metri. Il bagnasciuga è curioso: un pancone frammentato di sale. Alternanza di strati di sale bianchissimo e di terra giallastra. Tutto concrezionato da altro sale, duro, bitorzoluto, tagliente. Le scarpine assolutamente necessarie. Non si scivola sulle alghe; queste non esistono.
Si entra nell’acqua, inaspettatamente fresca ed accogliente. Il fondo scende rapido, mentre si scavalcano crostoni di sale. L’acqua è dura, pesante; sembra olio, è viscida. Fa pochi schizzi, ricade pesantemente su sé stessa. La sensazione è stranissima, ma si sta bene. I bagnanti a questo punto cominciano a ridere ed a scambiarsi commenti. L’elemento più comune al mondo, l’acqua, si sta presentando sotto una forma sconosciuta ed inaspettata. Sorpresa e timore dello sconosciuto. Alcuni si avventurano spavaldi, altri restano lì timorosi, aspettando il coraggio di abbandonarsi. Poi tutti lo fanno e si mettono a far il morto, nella posizione della foto classica, con i piedi e le braccia fuori dall’acqua, l’immagine mille volte vista.
Impossibile nuotare. Non sono riuscito a farlo a rana, meno ancora a stile libero. Le gambe tendono a star fuori e la testa ad andar sott’acqua, cosa che si cerca istintivamente di evitare. Il sapore di quella specie di salamoia è disgustoso: non solo salatissimo, ma anche amaro e frizzante. Ci sono disciolti certamente molti altri sali, oltre al cloruro di sodio e quindi il sapore non è quello dell’acqua dove si butta la pasta. Il sapore resta a lungo in bocca, non si riesce a mandarlo via fino a che non si ingolla una buona sorsata di acqua dolce. A maggior ragione si cerca di evitare di mettere gli occhi in quella specie di salamoia. Quindi difficilissimo stare a galla sulla pancia, nessuno ci riusciva, salvo un tipo che invece galleggiava pacifico a pancia in giù, senza difficoltà. L’ho seguito con gli occhi a lungo senza riuscire a capire il suo segreto. Quando ci ho provato io mi ritrovavo subito a pancia in su. Son poi riuscito a nuotare, con uno stile stranissimo. Sul dorso e muovendo le braccia contemporaneamente all’indietro; una sorta di farfalla sul dorso. Andavo velocissimo visto la forte resistenza che l’acqua fa al movimento. Certamente la nuotata più rapida della mia vita.
Ma la cosa più divertente è stato cercare di restare in verticale con il pelo dell’acqua che ti dà ai capezzoli, o alle ascelle se metti le braccia in alto, fuori dal liquido. Il primo giorno un po’ di brezza increspava la superficie e proprio non riuscivo. Le gambe scappavano da tutte le parti e volevano galleggiare. Mi ritrovavo costantemente disteso sulla schiena e costringere le gambe a riaffondare era tutto uno sforzo. Il sistema migliore per restare in piedi pareva consistere nel pedalare all’indietro. Il secondo giorno sia per la calma totale, sia, forse, per l’esperienza fatta, mi son trovato più a mio agio e rimanevo tranquillamente verticale. Ancora più comodo prendere la posizione seduta, con il torso un po’ in avanti. Insomma, mi son divertito come un bambino ai suoi primi bagni. Sensazioni del tutto nuove ed inimmaginabili.
Ma le sorprese continuano anche dopo esser usciti dall’acqua, se acqua si può chiamare quella faccenda. Anche rimanendo al sole, sulla sdraio, non ci si asciuga! Il sale è igroscopico e quindi trattiene sulla pelle il sudore. Ci si ritrova ricoperti da una pellicola viscida ed ineliminabile di acqua e sale. Impellente farsi una doccia.
Si consiglia di non stare nell’acqua più di 20 minuti; io ci sono rimasto molto più a lungo, senza inconvenienti, nemmeno le punta delle dita che si raggrinziscono come succede nel mare vero. Gli alberghi mettono anche a disposizione, sulla spiaggia dei bacili di fango con cui cospergersi. Dopo la doccia, la pelle resta morbida e liscia.
Grande faccenda questa del Mar Morto, consigliabilissima. Dispiace che i turisti classici restino solo poche ore, massimo una notte. L’esperienza merita ben più tempo.