Il cosiddetto Mal d’Africa

Il cosiddetto Mal d’Africa

Dicembre 16, 2019 0 Di ilviaggiatorecritico

Sono tutti lì a parlare del Mal d’Africa. Dice di soffrirne anche chi è stato 15 giorni in un resort a Malindi. Ci si sente così importanti e giramondo e viaggiatori incalliti e cosmopoliti quando si soffre il Mal d’Africa. Mi paion tutti dei Livingstone appena sbarcati a Londra dopo 5 anni di esplorazioni nelle foreste dell’Africa non nera, ma nerissima.

Del resto l’origine di questa singolare sindrome deve essere collocata in ambiente letterario, romantico e coloniale. Quei funzionari spesso inglesi o francesi che, dopo aver passato decenni in Africa a fare le peggio ignominie, tornavano a casa e sospiravano, nei tramonti grigi della loro vecchiaia, pensando ai mezzogiorni torridi di colori della loro gioventù in Africa.

Non si sa cosa sia il Mal d’Africa, ma prima che quest’articolo finisca, ve lo dirò io.

Non è solo la malinconica nostalgia di quelle terre esotiche. C’e’ chi afferma che è la memoria genetica dei nostri tessuti. Il nostro DNA è nato in Africa (siamo tutti immigrati) e quando ci ritorniamo è come se rientrassimo, dopo lunghissimo viaggio, nella nostra vera casa. Più in particolare nelle savane, dal momento che è lì che delle scimmie sono scese dagli alberi decidendo di camminare sulle zampe di dietro e di utilizzare quelle davanti per uccidere altri animali da mangiare. Questa puttanata la diceva Richard Leakey, uno della famiglia dei paleontologi umani del Kenya.

Altri invece dicono che il Mal d’Africa va cercato nell’inconscio; nella memoria collettiva inconscia che ci fa ricordare i luoghi che abitammo centomila anni fa. In particolare, secondo questa teoria, gli africani, notoriamente dei selvaggi incalliti, non disporrebbero del senso del tempo. E quando noi bianchi evoluti ci troviamo a contatto con loro, questa mancanza della dimensione temporale risveglia in noi l’antico ricordo di quando del tempo non ce ne fregava niente nemmeno a noi e si stava meglio. Da qui un sentimento di familiarità con quei luoghi e quelle genti. Ridicole fantasie,

C’e’ poi tutto il filone romantico della faccenda. I tramonti nella savana, con il cappello coloniale di sughero sulla testa e la sahariana addosso; sorseggiando un the insieme a Robert Redford, come se fossimo comparse nel film “La mia Africa”, mentre i negri lavorano nella piantagione di caffè e si odono cantare in lontananza. Questo è il modello di Mal d’Africa più diffuso fra la gente. Nella versione da turismo di massa questa versione del Mal d’Africa si coniuga in molti modi diversi: su un cammello scureggione che vi trasporta per una mezzoretta nelle dune ingombre di immondizia del Marocco. O in un villaggio senegalese, attraversato per caso durante un giro in gruppo, dove i bambini corrono dietro alle macchine (non avendo, in quel momento, nessun altro gioco più divertente da fare) chiedendo le caramelle. Oppure in una spiaggia di Zanzibar, con le palme regolamentari, mentre al tramonto si beve un martini, mi raccomando, molto secco. Per non parlare del peggior modello: quello della festa notturna nel villaggio turistico con il gruppo di musicisti locali vestiti al modo tradizionale con le scatenate ballerine nude al modo tradizionale. Questo è il vertice massimo del Mal d’Africa trash.

Quando si torna a casa ci si sofferma un attimo, si ripensa a quei momenti e con lo sguardo sognante si mormora sul filo delle labbra: “Ho il Mal d’Africa”. Tutte stronzate.

Poi ci sono i poeti; quelli che dicono: “Mal d’Africa è disegnare con gli occhi il contorno di un baobab che si staglia sullo sfondo del cielo basso e turchese”. Oppure: “Il Mal d’Africa è il ricordo di una luce tutta particolare, mai vista né prima né dopo in nessun’altra parte del pianeta, che appare nel tardo pomeriggio e ricopre tutto come fosse una coperta d’oro.” Ragli asinini, direi.

Altri ancora preferiscono restare più vicino a terra ed identificano il Mal d’Africa con quella infinita serie di malattie che si prendono in Africa e per le quali molti ci hanno lasciato le penne. Ad esempio Rimbaud ci rimise prima una gamba e poi la vita, Blixen ci prese la sifilide, un milione ci son morti di malaria. Questo, secondo loro, è il vero Mal d’Africa ed hanno evidentemente ragione.

Invece, molti altri si sperticano in mirabolanti spiegazioni che vanno dalle dimensioni del cielo, alla intensità dei colori, al carattere degli africani, alla semplicità della vita in Africa, alla facilità dei rapporti umani, alla riscoperta dei veri valori della vita, alla Natura incontaminata, selvaggia, onnipresente, avvolgente; alla presenza dei grandi animali (che a sentir loro, pare si aggirino per tutte le strade). Teorie le più cervellotiche, strampalate, inconsistenti e fantasiose. Bisogna però dire che da quando l’Italia è sommersa dall’attuale mefitica ondata di razzismo, degli africani e del loro modo di vivere si parla sempre meno. Forse per il timore che quel modo di vivere, così simpatico presso di loro, ce lo portino qua. E ciò non ci piace, perche soffriamo del Mal d’Africa, ma a casa nostra comandiamo noi. Fetenti.

Comunque son tutte fandonie. Ve lo spiego io: il Mal d’Africa sono le quattro S.

Sesso, Soldi, Sbronze, Superiorità. Che son quattro cose che fanno venir fuori il peggio dell’animo umano. Il Mal d’Africa è una malattia propria di quelli che soffrono anche il male della quinta S: gli Stronzi.

Sesso. Gli africani sono sodi, spesso atletici, hanno grandi tette, culi, cazzi. La loro pelle è fresca, morbida, tesa. Inoltre non sono stati (in generale) rovinati dal cattolicesimo o dall’Islam, entrambe religioni sessuofobe. Gli africani fanno sesso come prendere un caffè; senza dargli tanta importanza. E’ una faccenda sociale, di pronta beva. Alla portata di tutti. Il Mal d’Africa è una sana trombata senza tante storie.

Soldi. Il bianco che è in Africa ha dei soldi in tasca. O ci lavora ed ha un buon stipendio perché se no non avrebbe lasciato casa propria. O ha delle attività economiche che gli rendono bene, se no se ne sarebbe già andato. O ci fa il pensionato e quindi ha la pensione. O è turista e quindi si può permettere quel viaggio. In tutti i casi in Africa i bianchi hanno dei soldi in tasca; e gli africani questo lo sanno benissimo. Il Mal d’Africa è un portafoglio ben messo.

Sbronze. Tradizionalmente e per un motivo non ben chiaro, in Africa è socialmente ben accetto bere molto. Qui non si parla di giovani; si tratta di uomini e donne ben adulti, di buona condizione sociale. In Europa si limiterebbero a qualche bicchiere, almeno pubblicamente. Si sbronzerebbero solo in privato od in cerchi ristretti.  In Africa, no. Si può bere fino a sfondarsi senza nessuna vergogna, ritegno o censura sociale. E’ evidente che in questa maniera la vita è molto più facile e dolce. Il Mal d’Africa sono sbronze libere!

Superiorità. E qui viene il punto più dolente ed infame. Gli africani sono stati schiacciati dalla colonizzazione. Sono stati trattati come bestie. Hanno imparato ad aver paura dei bianchi; come i leoni hanno paura dei domatori. I tempi son cambiati, ma non poi troppo. Nelle vie africane, quando un bianco passeggia (raramente, vanno soprattutto in macchina) gli africani si scansano. Se va in un ufficio, gli permettono di saltare la coda; lo fanno sedere anche se non ci sarebbero sedie libere. Se parla viene ascoltato. Il bianco pezzente a casa propria, in Africa diventa una persona importante. Si diceva: ” Quando  arriva in Africa un bianco diventa immediatamente giovanissimo, bellissimo, ricchissimo”.  Le donne se lo contendono: un bianco da prestigio sociale fra le amiche e comprerà molti regalini. Esattamente la stessa cosa per le donne: bianche che non battono chiodo in Europa, in Africa si ritrovano con modelli.  Anche i turisti vivono questa ondata di improvvisa popolarità e considerazione. Il personale di servizio s’inchina davanti a loro che a casa non li guarda nemmeno il cane. In Africa anche gli accattoni europei sono re. I meschini sono persone importanti. I brutti, belli e gli stupidi intelligenti.

Eccolo il vostro tanto romantico Mal d’Africa. Semplicemente sopraffazione psicologica dell’uomo sull’uomo.

Infami, verranno gli africani e vi mangeranno tutti.