Lo strano mondo delle rievocazioni storiche

Non c’e’ gitante che non sia incappato, per volontà o per caso, in una rievocazione storica, in uno di quei mille borghi morenti che cercano nel turismo un motivo per non decedere definitivamente. Ma come funziona quel mondo?

Lo si scopre visitando l’annuale fiera del settore: Armi e Bagagli che si tiene a Piacenza a fine inverno e parlando con i numerosissimi partecipanti. Quel mondo è in crisi! Il fatto non ci stupisce, cosa non lo è?

Nasce una trentina di anni fa, nelle atmosfere un pò asfittiche di quei paesi dove dei giovani cominciarono ad avere l’idea (copiandosi gli uni con gli altri) di ammazzare il tempo ricostruendo il passato dei loro luoghi; prendendo spunto dall’esempio inarrivabile di Siena e del suo Palio. Ci si specializzò soprattutto in quel vasto e multiforme periodo che sta fra il Medioevo e Rinascimento, sorta di mare magnum in cui ci sta di tutto. Questa scelta fu anche influenzata dal crescente campinilismo di stampo un pò leghista che stava nascendo a quei tempi. Le pagliacciate di Pontida ebbero il loro successo. Difatti a nord battono più sui Celti, mentre nel Lazio si guarda più volentieri ai Romani, rinverdendo i conflitti di oltre due millenni fa. Quasi nessuno si occupa degli Etruschi o degli Italici, nessuno dei pre/protostorici.

Generalmente il livello culturale dei gruppi era abbastanza basso, molto amatoriale, con quel sapore di approssimazione paesana.

Il tempo passa, si studia, le capacità migliorano, si imparano cose, l’attrezzatura si amplia e si raffina, si definiscono ruoli e performance delle compagnie di rievocazione. Si formano associazioni italiane ed europee, si organizzano convegni e manifestazioni continentali. Si delineano gruppi che fanno sfilate, simulano combattimenti, tirano con l’arco, rievocano matrimoni e visite reali, allestiscono botteghe artigiane, esibiscono falconi cacciatori; il tutto durante le fiere paesane o le manifestazioni di rievocazione. Le compagnie si esibiscono alcune volte l’anno, certamente nelle festività del loro paese, ma sono anche invitati da altri Comuni, in altre manifestazioni, a far colore.

Non è più il Rinascimento di una volta….

Nasce quindi una competizione fra le varie compagnie, per ottenere più contratti; si corre a farsi o a comprare le armi più verosimili e gli abiti più belli; ci si sforza di mettere in mostra abili  artigiani ed attività attraenti. Si va alla fiera di Piacenza per comprare attrezzature: vanno forte le armi, prodotte soprattutto in Slovacchia e Polonia. Si abbandona poco a poco il Medioevo, dove erano un pò straccioni per concentrarsi sull’immaginifico Rinascimento. Per fare colpo sul pubblico si tralascia la verosimiglianza, per non dire la filologia, puntando quasi esclusivamente all’immagine.

Dietro a tutto ciò ci sono, ovviamente, le Amministrazioni Comunali che finanziano le feste e le compagnie di rievocazione che vi partecipano. Quello del rievocatore passa da essere una passione, un pò sguaiata, di ragazzi brufolosi a sembrare una specie di lavoro di adulti che vivono la crisi occupazionale italiana. Riescono ad inventarsi una qualche entrata economica. E’ l’età d’oro della rievocazione storica.

Ma le finanze dei Comuni vanno in crisi e questi pagano meno e meno spesso; le compagnie, nel frattempo, si sono moltiplicate e la concorrenza fra di loro aumenta; l’età e i bisogni economici dei componenti si accrescono; gli investimenti necessari a mantenere la competitività della compagnia si fanno più importanti; molte compagnie soccombono alla concorrenza; le motivazioni di passione ed economiche dei rievocatori zoppicano. Il pubblico segue sempre con passione, ma ha bisogno di novità.

La crisi dilaga.

La vittima di tutto ciò è la cultura. Quella che poteva essere una strada divertente per studiare e trasmettere il passato del proprio paese si è trasformata in una immane pagliacciata senza alcun contenuto storico, identitario, culturale. L’operazione non è più sostenibile. Invece di studiare il passato, le compagnie cercano di racimolare due soldi per comprare improbabili oggetti da parata che li mantengano sul mercato. La mercificazione della Storia; un accumulo di colori sgargianti che si mescolano in un grigio informe. Ancora una volta la perfida macchina acchiappa consenso delle Amministrazioni Comunali ha ucciso la creatura che stava nascendo. Ormai impossibile fare ragionamenti di qualità e di fedeltà filologica ai fatti rievocati. Tutto è piegato alla logica commerciale e turistica.

Una nuova via viene indicata da Guedelon e da Poggibonsi. Nel primo luogo si ricostruisce in scala reale un castello medievale, con sistemi che si vorrebbero quelli originali (sicurezza esclusa, ovviamente); la cosa regge grazie a finanziamenti pubblici e ad un grande afflusso di folla che paga un biglietto. L’iniziativa va avanti da moltissimi anni ed il castello si avvia al completamento. Gli organizzatori dicono di aver fornito importanti informazioni agli storici sulle tecniche di costruzione che hanno dovuto riscoprire. Vi sono alcune cadute di stile e molto orgoglio nazionalistico francese.  A Poggibonsi, invece, un gruppo di giovani medievalisti, guidati da un professore universitario, hanno ricostruito l’abitato longobardo scavato lì accanto. La domenica il sito è aperto, accoglie visitatori e scolaresche e gli organizzatori compiono attività dell’epoca nei loro costumi. La correttezza filologica sembra rispettata, nei limite del possibile e l’iniziativa ha un grande successo.

Ora bisogna aspettare che si saldi lo spirito di Poggibonsi con i resti dell’armata disfatta dei rievocatori da parata, per vedere cosa può venir fuori.

 

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