Non come in Croazia

Terrificanti mostri a Dubrovnik. (Foto di László Szalai, via Wikimedia Commons)

La Croazia è un eccellente esempio di come non fare turismo. Si veda questo articolo sulla stupenda città di Dubrovnik, di estrema bellezza, e di come sia stata prostituita in favore dei turisti. Fino a perdere l’anima, oltre ai propri abitanti. La stessa cosa che avviene a Venezia, a Barcellona, in Trentino ed in mille altri luoghi.

Il turismo in Croazia cominciò intorno al 1966, quando la buonanima del Maresciallo Tito aprì la Jugoslavia all’entrata degli europei occidentali. I primi avventurosi trovarono il meraviglioso mare della Dalmazia ed un popolo povero che si faceva in quattro per offrire qualche stanza e qualche cibo agli inaspettati visitatori. Pionieri gli uni nel turismo e gli altri nell’accoglienza; si arrangiavano come potevano, spendendo poco i primi (soprattutto italiani e gli immancabili tedeschi) ed incassando molto i secondi; ciascuno con il proprio metro. E tutti soddisfattissimi, nonostante la precarietà di tutta la faccenda, a cominciare dalle strade, spesso in pessime condizioni, e dalla embrionarietà dei servizi. Nella stessa epoca cominciavano ad arrivare anche dei turisti dell’Est (cecoslovacchi, polacchi, tedeschi dell’est a cui non era permesso andare in Europa occidentale se non in pochi casi ed invece era consentito affacciarsi in Jugoslavia).

Il mare era meraviglioso, ma molto difficile: poche e piccole spiagge di ciottoli; la sabbia non esiste. Altrimenti scogli appuntiti e acque profonde, un problema per i bambini. Un’infinità di isole collegate da puzzolenti traghetti semi-artigianali. E poi barchette per andare nelle isole più piccole, per la giornata. C’era molto da sbattersi, ma i luoghi erano meravigliosi. Un turismo faticoso, ma pieno di soddisfazioni.

Anche in bassa stagione i gruppi di tedeschi non mancano mai. Qui a Lussino.

La Croazia marittima (meglio dire la Dalmazia) è fatta di calcare (con questa, stranissima, eccezione). I paesaggi sono forti: il bianco ed il grigio della roccia, che si alza spesso in imponenti montagne; il verde intenso delle pinete, fin sul mare; il rosso della poca ed arida terra; l’incredibile azzurro del mare, l’incessante canto delle cicala. La pietra dei mille borghi di stile e storia veneziani. Alcuni dei borghi sono di una bellezza stupefacente.

Erano vacanza da sogno: i conoscenti che andavano nella dirimpettaia riviera romagnala facevano pena, in confronto. Erano perenne bersaglio di ironie piene di disprezzo per le loro insulse vacanzine negli alberghetti con pensione completa.

Con gli anni, i turisti aumentarono ed i servizi migliorarono. Più strade, più alberghi, cibo migliore. Ma le difficolta del territorio restavano: la Dalmazia è ovunque scoscesa, non ci sono pianure, non ci sono spazi per mettere le case, le auto, le strade, le persone. Diventa tutto, rapidamente, un formicaio soffocante. Le poche spiagge sassose sono più affollate di un ufficio postale.

Cadde il muro di Berlino e frotte di ungheresi, polacchi, cecoslovacchi si riversarono senza ormai più freni politici su quello che era il loro mare più vicino ed anche più accessibile, dal punto di vista economico. Fu una carneficina che non è ancora finita. La Dalmazia è ormai diventata del tutto infrequentabile, durante il pieno della stagione. Al di fuori di questa si possono ancora trovare degli angoli interessanti, ma ci vuole naso, per evitare l’assoluta cementificazione che ha inondato la maggior parte dei luoghi, soprattutto sulla terraferma. Nelle isole, meno immediatamente raggiungibili, a volte, va un pò meglio.

Il modello predominante è ancora la casa di famiglia con alcune stanze che si danno in affitto o il piccolo alberghetto familiare. I ristoranti si sono un pò migliorati, ma i menu rimangono corti e ripetititvi.

Meravigliosa e rovinata Dubrovnik. Foto di Luna04 via WikiCommons)

Il turismo rappresenta il 20% del PIL della Croazia. Anni fa fecero, a tempo di record, un’autostrada che portasse fino a Dubrovnik i flussi turistici. Ci tengno molto al turismo; è una vacca che spremono senza ritegno. Da non dimenticare, inoltre, che i croati sono, in generale, simpatici come un calcio nelle palle, a digiuno. E terribilmente di destra. I tragicamente famosi Ustascia, alleati dei nazisti, erano croati.

Che la situazione sia ormai debordata ce lo racconta quest’altro articolo sul fenomeno dei turisti di un sol giorno, che vengono dalla Bosnia o da Zagabria e che i simpatici esercenti turistici della costa non vogliono ricevere perche occupano il loro metro quadrato di similspiaggia senza lasciare un centesimo. L’avidità senza freni, come a Firenze, del resto.

E per tornare a Dubrovnik, il mio cuore sanguina. Ho amato quella città e vederla ridotta a parco tematico della presenza veneziana nell’Adriatico, mi fa star male. Alla piaga dell’alluvione turistica normale si è aggiunta quella delle crociere. Quel porto è diventato il secondo dell’Adriatico, dopo Venezia, per numero di navi approdate. Ed ancora una volta si deve assistere alla discesa di questa massa di gente persa e ciabattosa che consumano inutilmente le vecchie pietre delle vie della città vecchia.

Quando finirà questo assurdo turismo che continua a tagliare, uno dopo l’altro, i rami su cui è seduto?

L’isola inaspettata molto vicino

Il traghetto da Lussini. Unico avenimento della giornata.

Il Viaggiatore Critico girovaga a lungo, come un cane da tartufi, spesso a vuoto. Ma a volte trova dei gioiellini che non immaginava. Allora è tutto contento e lo scrive.

In questa occasione il gioiellino è l’isola di Susak; in Croazia, ma molto a nord, vicinissima a Trieste. Vi si arriva prendendo un traghetto dall’Istria, per l’isola di Cres; si percorre quest’ultima per tutta la sua lunghezza, fra bellissimi boschi, fino ad arrivare alla fine. Lì vi è un ponticello che porta alla seguente isola di Lussini. In quest’isola ci sono due paesi i cui nomi, senza molta fantasia sono Lussin Piccolo e Lussin Grande. La particolarità sta nel fatto che Lussin Piccolo era tale nei tempi passati. Ora si è molto sviluppato ed è diventato pià grande di Lussin Grande. Tutto il percorso è fattibile anche in bicicletta: è dura perchè è un susseguirsi di salite, ma si percorrono bei boschi e si hanno bellissimi panorami sul mare. A Lussin Piccolo si lascia la macchina e si prende (spesso ad orari antelucani) un traghettino solo per passeggeri e merci (quindi senza macchine) che vi porta a Susak. Durante il percorso si ferma in un paio di altre isole, in una delle quali vivono due persone, tanto per dire l’affollamento.

Si arriva quindi a Susak chiamata Sansego dai veneziani. La minuscola isoletta di 4 km quadrati con 120 abitanti, ha molte caratteristiche che faranno la vostra gioia. All’arrivo del traghetto troverete immancabilmente i pensionati del paese, per l’unico svago della giornata. Ci saranno anche un paio di trattorini con rimorchio per caricare le merci arrivate e portarle in paese, a qualche centinaio di metri di distanza. Altre macchine non ci sono, così come mancano le strade. Solo stradelli per i trattorini. Atmosfera di saluti e di benvenuti per chi arriva e chi parte; anche se l’allontanamento sarà di un solo giorno, giusto per vedere il dottore o fare una radiografia. Si percepisce che lasciare l’isola è comunque un passo importante e ritornarvi uno scampato pericolo. Il cosiddetto spirito di insularità.

Il paese è semi abbandonato anche se si fanno degli sforzi per mantenerlo in vita.  E’ diviso fra un quartiere in alto ed un quartiere in basso, collegati da una scalinata che stronca gambe e fiato. Non ci sono alberghi, ma solo delle case private ed una pensione: la tranquillità è assicurata ed il sovraffollamento turistico che sfianca la Croazia è escluso. L’isola è da sempre stata veneziana e quindi tutti i vecchi e non pochi giovani ( se ne trovate) parlano in veneto, come prima lingua. Non è detto che siano di origine italiana: i loro cognomi sono slavi. Semplicemente la presenza veneziana aveva imposto la lingua, i costumi, la cultura. E tale è rimasta, anche durante il lungo periodo jugoslavo. Ora i giovani se ne sono andati nelle città e la loro lingua “normale” è diventata il croato. la cosa curiosa è che non parlano affatto l’italiano; ma proprio il veneto.

Quel minimo di vita che troverete sull’isola, si svolge nel quartiere in basso, vicino alla spiaggiona. Vi è un solo miserello negozio, un forno, due bar ed un paio di posti dove si può mangiare (d’inverno nemmeno quelli). Dal momento che non c’e’ nulla, le vostre vacanze saranno anche economiche. Nel quartiere di sopra, ancor più calmo c’e’ la chiesa, un cimitero, un prete che parla italiano ed una cantina dove si può bere il vino locale.

Il paese alto di Susak, fra i rovi delle vecchie vigne. Sullo sfondo l’isola di Lussini.

Ma l’aspetto più interessante di Susak è il fatto che non è un’isola come tutte le altre croate: rocciosa, sassosa, riarsa, inospitale. Questa è miracolosamente fatta di terra, gialla e fertile. Il villaggetto si trova ad avere quindi una grande spiaggia di vera sabbia che degrada molto, molto lentamente in mare per la gioia dei bambini e delle loro mamme. Un tempo era tutta coltivata a vigneti, ormai in gran parte abbandonati, rinselvatichiti, invasi dai rovi, ma pur sempre presenti. Un pò di vino viene ancora fatto.  Si può quindi camminare tranquillamente in sandali per l’isola senza distruggersi i piedi come ovunque altrove in Dalmazia. Ci sono degli stradelli che percorrono l’isola: portavano alle diverse vigne e da queste protavano le vendemmie in paese, alle catine. ora è veramente tutto abbandonato. I pali delle viti sono caduti, i tralci cercano di farsi largo fra la sterpaglia. Stanno per soccombere, ma cercano di resistere. Dei ricoveri agricoli o delle vasche per l’irrigazione sono sommersi dai rovi. Tutto molto decadente, ma anche bello. Ed il mare, sempre in primo piano.

Susak è molto nota fra i croati; tristemente. Perchè è portata come esempio estremo di comunità isolata. Vi sono stati fatti molti studi e risulta che il grado di consaguineità è il più alto di tutto il paese. Vi sono molti problemi di salute fisica e mentale, fra i suoi abitanti. E per quanto si cerchi di porre qualche rimedio, si teme con ragione un prossimo spopolamento totale dell’isola. Fino agli anni ’60 c’era una fabbrica di di conserve di pesce. Chiusa quella il declino demografico è inarrestabile. Che ci siano ancora degli abitanti 60 anni dopo è certamente fonte di sorpresa. Il turismo muove un pò di economia; ma solo durante la breve stagione. Finita quella se ne vanno quasi tutti.

A sud di Lussini un’altra isolina con pochissimi abitanti: Ilovik

Ha senso andare in questo luogo? Sì e molto, credo io, perchè Susak è in qualche modo una metafora. E’ nel centro di una regione molto affollata (Venezia, Trieste, Fiume, Zara sono vicinissime) e fa parte della pulsante Croazia turistica, eppure è del tutto isolata, china su se stessa, morente per abbandono, per consunzione economica, per sfinimento genetico. L’animo del turista consapevole troverà in questa strana situazione materia di interessante riflessione e metafora delle fallaci vicende umane.

Nel frattempo se ne può sapere di più leggendo quest’interessante articolo apparso sul sito di un vivace gruppo che si occupa delle vicende dei Balcani.