Dove andare in Macedonia

L’antico Consolato russo di Bitola.

Turismo di atmosfera nella Republica di Macedonia; molti gli aspetti interessanti, numerose le piacevolezze incontrate in questo pease nel mezzo dei Balcani. Un luogo dove si sta bene, tranquilli, rilassati. Si mangia bene e si spende poco. Gente gentile, accogliente, simpatica e riservata; sicurezza e pochi turisti a darvi fastidio.  Insomma, un posto dove andare, senza sovraccaricarsi di soverchie aspettative, ma pregustando un viaggio molto interessante.

Certamente Skopje con i suoi palazzi neo-antica Grecia, il quartiere mussulmano, la zona albanese, le notti di Malo Debar, quartiere di posticini gradevoli. Poi Ohrid, unico vero polo turisico della Macedonia, con l’infinità di chiese e monasteri ed il bel e gran lago. Vicinissimi i più bucolici laghi di Prespa, il grande ed il piccolo. Poi Bitola, città del tutto europea in pieni Balcani, con una storia strana ed intrigante. Passeggiare sul corso è una esperienza sconcertante, ci si direbbe in altro luogo/tempo.

Una capatina a Prilep ci sta, per il quartiere del mercato ed il monastero di Borogodiza, ma giusto giusto. La fascia orientale, per vedere le comunità albanesi ed i paesini in cui convivono in pace minareti e campanili. Nella parte occidentale del paese pare che non ci siano che pochi monasteri da visitare; non ci sono andato.

La chiesetta di Sveti Naum sul lago di Ohrid

Ma non dimentichiamoci che dalla Macedonia è un passo andare nel nord della Grecia, a Florina o a Psarades.  E siamo al centro del fantastico mondo dei Balcani: il sud della Serbia, l’Albania, la Bulgaria. Una base per cavalcare l’infinita e complessa storia di questo mondo semisconosciuto agli italiani, che ne sono ingiustamente diffidenti. Raccomondato.

E’ finito il raccolto. E’ stato messo nei cartoni e portato col trattore al magazzino dell’acquirente. Si tratta del famoso tabacco Macedonia, di eccelsa qualità. Mettere il naso dentro quelle scatole è un’esperienza celestiale.

 

 

Un paese di nome Pescatori

Sono solo 80 gli abitanti di Psarades, ma si meritano un post tutto per loro, perchè non hanno avuto la vita facile. Si meritano questo e molto di più. Loro sono pescatori ed infatti Psarades vuol dire pescatori. Di questo vivevano fino a che arrivasse un pò di turismo estivo, principalmente nazionale, niente di cui ingrassare.

Probabilmente il paesino più remoto della Grecia continentale, si trova sul lago Prespas, vicinissimo al punto in cui si incrociano le frontiere di Albania, Repubblica di Macedonia e Grecia. Non vi è molto: alcune massicce case, in certi casi ormai dirute, un brutto piazzale lungo il lago, un  molo con delle barchette, qualche ristorante, una spiaggia sassosa. E’ in una stretta baia, per vedere l’ampiezza del lago bisogna uscire, sul lago o sulle colline intorno. Sopra il paese una chiesa circondata da un pregevolissimo boschetto di ginepri arborei, un vero monumento naturale.

Ci sono stato d’inverno: a 850 metri un freddo spiffero siberiano mi stava congelando. Mi sono rifugiato in un ristorante a bere tè e vino, aspettando l’ora di cena. Verso le 6 ho visto con terrore il proprietario che stava chiudendo. Mi sono raccomandato per avere un pò di cibo. Ho avuto un pò di resti della cucina; alle 6 e mezzo ero già fuori. Delle mucche nelle strade, la pungente solitudine dei borghi morenti, quell’aria chiara del tramonto che scolpisce i muri cadenti e che toglie la speranza di un futuro diverso dalla rovina. Nessuno vuol rimanere in questi posti a far il povero contadino o il povero pescatore; ed il turismo non riesce certo a mantenere gli abitanti in paese; le case abandonate aumenteranno e fra le macerie resteranno solo qualche ristorante ed un paio di pensioni.

Eppure dobbiamo inchinarci agli abitanti passati e presenti di Psarades. Di discendenza macedone, della stirpe di Alessandro Magno, hanno resistito alle invasione slave che inondarono la repubblica di Macedonia, (vedere qui il bisticcio del nome) imponendovi le loro lingua e baldanza; hanno resistito alla presenza ottomana conservando la religione ortodossa; hanno resistito all’estrema vicinanza degli albanesi, mantenendo la propria lingua e l’attaccamento alle radici greche. Si son pure presi l’occupazione dei fascisti italiani. Durante decenni questo paesino fu su una delle frontiere più rigide della terra, da una parte l’Albania maoista, dall’altra parte la Jugoslavia socialista, da questa la Nato.  Ed in più frontiera lacustre, liquida per definizione, con il pericolo che un colpo di vento portasse la barchetta di pescatori dall’altra parte del mondo politico di quegli anni.

Ma Psarades ha resistito ed è rimasta greca e macedone, ortodossa e grecofona. Intendiamoci, questo blog apprezza moltissimo gli slavi balcanici ed ha grande simpatia per gli albanesi. Questi popoli sono parte di quell’enorme calderone dei Balcani esattamente come i greci continentali. Ma bisogna riconoscere che i greci rappresentano la sorgente culturale degli italiani e dobbiamo loro riconoscenza e rispetto. Amore filiale, direi.

E a maggior ragione agli 80 abitanti di Psarades che, contro la storia, la politica e mille guerre, hanno voluto continuare ad essere dalla nostra parte, non contro qualcuno, ma a favore di quella identità che è ormai vecchia di vari millenni.

Bisogna andarci a Psarades, perchè a volte i luoghi più remoti sono anche quelli più centrali.

PS. Questa mia ultima frase non poteva essere di miglior augurio.  Pochi mesi dopo che scrivessi questo post, a fine 2017, il paesino di Psarades è stato scelto come luogo di incontro fra Tsiparas ed il suo omologo macedone, per firmare un accordo sul nome che la Repubblica di Macedonia potrà avere, senza scalfire la suscettibilità greca. L’accordo è stato poi ratificato dai due parlamenti, è in vigore e permetterà alla Macedonia di entrare in Europa. Il documento firmato dai due Capi di Governo è stato chiamato “Accordi di Psarades (o di Prespa, dal nome del lago)”. Queste poche case hanno avuto visibilità continentale e sono diventate luogo di intendimento fra paesi in conflitto. Doppi complimenti a chi vi abita.

Macedonia, paese in cerca di storia e geografia.

Il Museo archeologico di Skopje
Il classicheggiante lungo fiume di Skopje.

Nel turbinio dei Balcani, nel mare infinito degli sconvolgimenti della loro storia, il toponimo  “Macedonia” ha contraddistinto numerose regioni diverse situate fra l’Albania, il nord della Grecia e il Mar Nero. Tutte le zone comprese fra questi tre punti di riferimento si sono chiamate, prima o poi, a lungo o brevemente con il nome di Macedonia. Per lunghi periodi di tempo  questo nome è anche rimasto dimenticato, non utilizzato, negletto.

L’attuale Repubblica di Macedonia corrisponde, più o meno, a quella regione che, in un periodo dell’Impero Ottomano, era chiamata Macedonia di Vardar, dal fiume che scorre in quei paraggi. Un nome geografico, più che politico. Poi, quando è nata la Jugoslavia è spuntata la Repubblica di Macedonia come facente parte della Federazione Jugoslava; era la regione più meridionale. E nessuno se ne lamentò; la Juogslavia era troppo importante per non assecondarla. Ma con la dissoluzione della Jugoslavia qualle che era semplicemente la sua componente macedone si autonominò Repubblica di Macedonia attirandosi le veementi proteste della Grecia.

Che non ha tutti i torti ad opporsi a quel nome;  lo usurpa, infatti, alla regione greca della Macedonia che fu la culla storica di quella denominazione. La regione greca della Macedonia sta immediatamente a sud della Repubblica di Macedonia. La regione greca della Macedonia coincide grossomodo con le storico stato macedone. E qui sta la materia del contendere, come vedremo subito sotto.

La Grecia ha imposto alla comunità internazionale di chiamare la Repubblica di Macedonia con lo strano nome  “FYROM”, la sigla inglese per  “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”; causando grande scontentezza nei Macedoni.

Mastodontici templi greci.

Ma la disputa Greco – Macedone sulla geografia, in realtà ne nasconde un’altra, ben più corposa, sulla storia. Perchè chi dice Macedonia pensa subito ad Alessandro Magno, il re macedone che sottomise mezzo mondo. in pochi anni. Un eroe di portata mondiale che la Repubblica Macedone vorrebbe come  Antenato Fondatore. Il fatto è che Alessandro e suo padre Filippo, nacquero a Pella, capitale della Macedonia storica, attuale provincia greca. E i due, nell’attuale Repubblica di Macedonia, non fecero altro che fondarci qualche cittadina di minore importanza.

Invece l’attuale classe politica della Repubblica di Macedonia ha voluto appropriarsi senza scrupolo dell’eredità storica di Alessandro Magno. In ogni città vi sono viali a lui dedicati. Ma, soprattutto, ha fatto della ricostruzione del centro della capitale Skopje, un inno al grande Re ed alla sua supposta cultura. In un paese assai povero e bisognoso di moltissime cose più urgenti, è stato speso mezzo miliardo di euro per costruire imponenti edifici in stile greco classico che circondano una enorme statua di un cavaliere brandeggiante la spada. Si tratta evidentemente di Alessandro Magno, ma non potendolo dire per non fare imbestialire i Greci, l’hanno chiamato “Il Cavaliere”.

Villaggio dell’età del bronzo, ricostruito nel luogo dell’originale, con grande fantasia.

Insomma una operazione di ricostruzione fittizia e politicamente sfacciata del proprio passato; hanno scippato la storia greca ed ora la vendono come fosse loro!

L’effetto architettonico è sconcerante: immani palazzi bianchi con colonne doriche o ioniche con dentro uffici ed abitazioni; il nuovissimo Museo Archeologico di gusto classico che domina il vecchio ponte ottomano; il lungo fiume che pare una ricostruzione hollywoodiana dei fori romani; un candido arco di trionfo. L’insieme è pacchianissimo e stona terribilmente con il vechio bazar mussulmano che sta subito dietro. Sembra il trionfo delle cosche vincenti, del narcotrafficante in delirio di onnipotenza.

Pare chiaro il disegno politico del gruppo governante la Repubblica di Macedonia. Costruirsi un passato fittizio in modo da solleticare il nazionalismo del proprio popolo e cavalcare il suo sentmento rivendicativo. Non bisogna, infatti, dimenticare il fatto che ai tempi della Jugoslavia i macedoni erano considerati i parenti poveri ed anche un pò scemi della Federazione. Con la falsa ricostruzione storica di un passato illustre, il popolo macedone trova una fierezza che non probabilmente non ha mai avto. Ed il potere, che ha creato dal nulla tale fierezza, si perpetua in tranquillità. Una operazione politica congegnata con grande freddezza e cinismo. E che ha funzionato.

La frenesia ricostruttiva dei Macedoni non si ferma al centro di Skopje. Sul lago di Ohrid hanno ricostruito un intero villaggio su palafitte dell’età del bronzo; a pochi metri un fortino di epoca romana. La chiesa di San Clemente a Ohrid, dove fu messo a punto l’alfabeto cirillico, è stata rifatta di sana pianta. Il monastero intorno alla pregevolissima chiesa della Santa Madre di Dio a Prilep, è stato bellamente rifatto in cemento armato. E tutto ciò senza una ombra di dubbio, allegramente, con forza ed orgoglio.

Noi gridiamo allo scandalo, ma lo dobbiamo invece prendere come un ulteriore segno dell’innarestabile vitalità balcanica, che nel tumulto delle vicende continua a spingere verso il futuro, carica di impeto, come un cavallo al suono incalzante del violino tzigano. E tutto ciò mi piace, mi prende, mi mette voglia di vivere.

PS. A fine gugno 2018 c’e’ stato un accordo fra Macedonia e Grecia su come il secondo paese permetterà si chiami il primo. L’incontro fra i capi di Stato si è, giustamente, tenuto a Pescatori. L’accordo è stato trovato sul nome di “Repubblica di Macedonia del Nord”. La Grecia ha ritirato il blocco all’entrata della Macedonia in Europa e le negoziazioni sono partite. Un passo verso la pace di una regione sempre in fermento.