Crociere patagoniche.

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Fra le isole a sud di Chiloè per far sbarcare i passeggeri diretti ai villaggi di pescatori devono mettere in mare questa lancia.

La navigazione sulla costa cilena della Patagonia è una cosa assai complessa. Da una parte è stata, per secoli, l’unico sistema per congiungere il Cile vero e proprio con i pochissimi insediamenti del sud. Le navi partivano da Puerto Montt, costeggiavano l’isola di Chiloè ed andavano verso Puerto Aysen, Puerto Natales, Punta Arenas, Ushuaia (che è Argentina), fin ad arrivare all’estremità di Puerto Williams. In alternativa la via era (ed è ancora) per terra, attraversando l’amica/nemica Argentina.

Vi sono quindi dei servizi regolari per i camion e per i passeggeri. La compagnia Navimag va da Puerto Montt a Puerto Chacabuco e da Puerto Montt a Puerto Natales. Per quest’ultimo viaggio un’auto paga 400 dollari, un passaggero fra i 300 e i 1200 dollari. Una follia su delle navi che non sono da crociera, anche se sono tre giorni di viaggio. La Naviera Austral va invece da Puerto Quellon, al sud dell’isola di Chiloè a Puerto Chacabuco da dove si raggiunge facilmente, con il bus, Cohyaique. Un giorno ed un pò di viaggio, solo poltrone, confort al minimo, prezzi popolarissimi. Paesaggi stupendi.

Ma sono traghetti di linea che speculano sui non molti viaggiatori che capitano nella zona; non si tratta di crociere. Non vi sono quindi concessioni al turismo.

 

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Cascate in mare, un mondo umido.

Vi sono invece delle vere e proprie crociere. La compagnia Australis le fa di lusso, anche ad anello, fra Punta Arenas e Ushuaia di durata variabile fra i 3 e i 7 giorni. Son previste visite ai ghiacciai con i gommoni; si scende a terra, come in tutte le crociere. Ci si aggira fra i fiordi, si passa vicino ai ghiaccai, si arriva a Capo Horn. Un sogno. I prezzi sono proibitivi e vanno dai 500 ai 1000 dollari al giorno a persona. La compagnia è estremamente aggressiva da un punto di vista commerciale e dispone di uffici in tutto il mondo, di brochures in tutte le lingue, di un eccellente sito web. A chi piace questo tipo di turismo qua trova un vero paradiso. Per me la Patagonia è un’altra cosa.

Un’altra compagnia, la Skorpios, fa dei viaggi più a nord. Da Puerto Montt alla laguna di San Rafael o da Puerto Natales ai ghiacciai un poco al nord. Bellissimi giri, peccato che ci si focalizzi troppo sui ghiacciai e poco sulla miriade di isole con la loro flora e i loro insediamenti di pescatori. I prezzi sono un pò inferiori alla compagnia precedente e si sta sotto i 500 dollari al giorno. La compagnia e le due navi sono più modeste, i prezzi son comunque eccessivi.

Vi è poi Catamarenes del Sur legato all’Hotel Loberias del sur che vanno da Puerto Chacabuco alla Laguna di San Rafael con il suo ghiacciaio, in giornata, per circa 250 dollari, ma con il bar aperto, e cioè con bevute libere. Questo da l’idea di cosa queste compagnie intendano per turismo.

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Nella nebbia, isole deserte, foreste mai toccate.

Vi è una miscela di sedicente lusso, di prezzi senza senso, del facile richiamo del ghiacciaio ripetuto fino alla noia, di sostanziale ignoranza sulla ricchezza ambientale del territorio visitato. Insomma, il peggiore dei turismi.

E tutto ciò in uno dei santuari della natura a livello mondiale. Lo spazio per fare attività turistiche di basso impatto e di attenzione al territorio sarebbe enorme. E’ vero che quei luoghi sono così lontani dal resto del mondo che per andarvi ci vuole tempo e soldi;  ciò riduce drasticamente il numero dei visitatori, selezionando, probabilmente, quelli più danarosi e meno attenti. Ma bisognerebbe veramente cominciare ad offrire qualcosa di più ragionevole, in contenuti, ma anche in prezzi. Purtroppo non pare esistere una piccola imprenditoria turistica cilena in grado di farlo….

 

 

Patagonia, Patagonia.

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In Navigazione fra Quellon (isola di Chiloè) e Puerto Aysen, il porto di Coyhaique.

Credo che la Patagonia sia l’ultimo luogo del mondo non-tropicale in grado di dare fortissime emozioni al viaggiatore che vi si avventuri.

E’ un postone, un mondo a sè, un’altra cosa. Avvicinarsi alla Patagonia fa tremare le vene, mette paura; ci vuol tempo, soldi, pazienza; si patisce e si gioisce. Ci si riempie di meraviglia. E’ una droga, quando la si e’ gustata, se ne vuole ancora ed ancora.

La Patagonia e’ fatta di enormi distanze, solitudini, freddo e vento, poca gente e cattiva. Ma anche di paesaggi meravigliosi.

E soprattutto di quel senso di lontananza, di estraneamento, di ambiente ostile, di fine del mondo che affascina, emozione, commuove, annichila. Como andare su Marte. Uguale.

Come andarci? In aereo si perde il senso del viaggi. Per strada, quindi. La via maestra e’ la ruta 40, in Argentina. Mitica. Desolata, deserta, sterrata, nella pampa. Non ci sono trasporti pubblici, nella parte meridionale. Bisogna organizzarsi.

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Ristoro lungo la Carretera Austral, a sud de Coyhaique. Si scende dal bus e si sale su un bus per mangiare. Una vita sulla strada.

Più facile, un pò troppo, la strada dalla parte Atlantica; sempre asfaltata e ben servita. Corre sulla costa dell’Atlantico, sempre in territorio argentino e serve quelle regioni ricche di petrolio.

L’altra via è la famosa Carretera Austral cilena che parte da Puerto Montt e finisce, fra traghetti, asfalto e sterrato, 1200 chilometri dopo, a Villa O’Higgins. Un pò prima, a Cochrane, si passa in Argentina continuando per Ushuaia dove si arriva dopo altri 1.500 chilometri. In totale da Puerto Montt a Ushuaia i chilometri, per la via cilena, sono 2500.

E’ questa la Patagonia: distanze infinite, disabitate, su strade spesso sterrate. Quando si lascia Puerto Montt, che è una vera e proria città, la seguente che si trova è Rio Gallego, 1950 chilometri dopo. Nel mezzo pochi villaggi malmessi e spauriti. Una cittadina: Coyhaique, qualche bottega ai bivi.

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In fondo, i Campos de Hielo, i ghiacciai, di difficilissimo accesso.

La parte cilena (da Chiloè verso sud) è super-umida, con boschi, torrenti, mare, rocce e fiordi violentemente miscelati. La parte argentina, infinitamente più vasta è super-secca con dure erbe, cespuglietti e pecore. Rarissimanente affiora l’acqua ed allora appaiono delle oasi.  Lungo la divisione fra le due zone (e fra i due paesi) ci sono una serie di enormi e desolati laghi, spesso dal colore beffardamente smeraldo, freddi e ventosissimi, a volte circondati da foreste maestose, a volte da steppe riarse. Nella parte in altitudine della zona umida, miglaia di chilometri quadrati di ghiacciai che si gettano nei laghi e, all’estremo sud, fin quasi al mare. Sono i famosi Campos de Hielo nord e sud. Sul lato Pacifico (e quindi in Cile) dei Campi di Ghiaccio ci sono centinaia e centinaia di isole ed isolette separate da un reticolo di canali. Questo è un mondo disabitato e sconosciuto, solcato, nei canali principali, dalle navi che collegano Puerto Montt con Punta Arenas; ma per il resto del tutto impenetrabile, per il turista. Ci devono essere degli insediamenti di pescatori.

Ovunque, l’impressione del giorno dopo la creazione, quando tutto è ancora troppo giovane per essere veramente distinto da ciò che lo circonda: gli elementi sembrano confusi, sbalorditi, ma brillanti.

Una terra dove l’uomo non è riuscito a trovare un suo spazio. Troppo vento freddo, troppo lontano, troppo, semplicemente. Qualche miniera, il petrolio a Rio Gallego, l’allevamento estensivissimo, le attività forestali, la pesca industriale, le strade aperte faticosamente e molto lentamente. La presenza umana è simbolica e sporadica, sempre di rapina, mai di vero insediamento. E la gente, stretta fra il vento e la solitdine è cattiva. Non ti aiuterà, penserà a se stessa, non ti mostrerà simpatia (a differenza che nel Cile “normale”), non cercherà la tua compagnia. Perchè il turista se ne andrà e loro resteranno. I Patagoni cileni sono molto di destra.

Stanno nascendo degli alberghetti, si mangia ai bivi, per il turista non è facile: ci vuole una macchina ed anche abbastanza robusta: il trasporto pubblico è raro. I prezzi sono alti per una qualità dei servizi bassa. Vale la pena vedere le foto che questo gruppo FB pubblica frequentamente.

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Ushuaia, sul mare ed in montagna. (Da https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1660620)

La Patagonia è un incredibile insieme di risorse: moltissima acqua dal lato cileno, moltissima energia eolica dal lato argentino, spazi infiniti ( tre volte l’Italia con 1,7 milioni di persone, un centesimo della densità itliana), risorse di pesca e di legname. Solo la scarsissima capacità imprenditoriale sudamericana ha (fortunatamente) permesso che queste risorse non vengano utilizzate.  Si dice che gli israeliani pensino ad impiantarvi una nuova Israele quando la loro dissennata politica in quella attuale li obbligherà ad andarsene.

Mortalmente noiosa la pampa, uguale per giorni e notti di viaggio in bus. Ci si addomenta la sera, ci si risveglia la mattina, niente è cambiato e niente cambierà fino alla notte seguente. Paesotti straniti, pianura vallonata, vento ed erba. Tutto il terreno recintato; sul filo spinato fiocchi di lana delle pecore. vento, vento, vento.

Il turismo ha fatto breccia in alcuni luoghi: Ushuaia è importante, vi partono anche le crociere per l’Antartide; Calafate, per andare al ghiacciaio del Perito Moreno, il più accessibile del mondo; Puerto Natales per il parco delle Torri del Paine con il famoso Cerro Torres; Punta Arenas per il turismo interno cileno. Ma sono isolotti in mezzo al deserto umano. Nella parte cilena si organizzano delle crociere, purtroppo carissime e con programmi di molto minor interesse di quel che vorrebbe un turista europeo.

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Lago presso al Lago Argentino.

Emozionanti i grandi boschi del sud, dove la Patagonia diventa Terra del Fuoco. Da lontano sembrano quasi come i nostri boschi dell’alto Appennino; ma da vicino tutto è diverso e strano. Fa molto freddo tutto l’anno, anche se mai freddissimo ed i processi biologici sono rallentati: gli alberi morti non marciscono e non cadono, le erbe non si disfanno e diventano torba su cui i castori (o chi per loro) costruiscono dighe. E’ tutto zuppo, freddo, sferzato dal vento; eppure vive.

Il Viaggiatore Critico non ha dubbi sul fatto che il paesaggio che si vede da Ushuaia sia il più bello che abbia visto in vita sua. Il mare procelloso, circondato da aspre montagne corrusche, solcate da vividi ghiacciai. Dove trovare qualcosa di altrettanto forte?

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